Hoorn-Amsterdam

Dormire reale quella di questa notte. Ci svegliamo con un sole splendido ed un cielo sgombro da nubi. Pare una giornata autunnale dalle nostre parti.

C’è quella luce intensa ma senza quei cumuli di umido tipici dell’estate, è una luce che fa sognare.

Peccato che appena usciamo dalla città scopriamo che il merito di questa luce è proprio suo, del vento.

Ragazzi che roba!!! Non trovo le parole per descrivere cosa significa pedalare per oltre 60 km controvento.

Ha un non so che di epico dalle mie parti!

Comunque si procede, in ordine sparso e direttamente proporzionale alle forze delle proprie gambe. Nel mio caso capisco che sto pagando pegno delle ultime due giornate e sembro un zombie appoggiato su un sellino, patetico.

Ma bisogna pur andare avanti e dopo una decina di chilometri ci imbattiamo in un vecchio mulino in funzione. Roba da andare giù di testa! Andiamo subito a vedere di cosa si tratta.

In pratica, grazie al vento impetuoso, il mulino, con il movimento delle pale, attiva una trivella che recupera acqua da un canale posto qualche metro più in basso e la riversa in un sistema di irrigazione ovviamente più alto.

Scopro quindi che il mulino non serve solo a macinare, ma in fondo è un mezzo per avere a disposizione una forza motrice, il resto lo fa l’ingegno dell’uomo.

Il panorama qui è mozzafiato, alle nostre spalle l’argine ci protegge dal lago, davanti a noi la campagna si perde a vista d’occhio. Campi su campi dedicati al pascolo. Un verde che fa a pugno con il blu del cielo. Che pace!

Arranchiamo fino ad Edam, sede di un importante mercato del formaggio, che si tiene però il mercoledì. Decidiamo di pranzare qui e si provare qualche formaggio tipico della zona. Ragazzi che aquolina. Una prelibatezza.

Cerchiamo di fare il pieno di colorie…. si riparte e a distanza di 3 chilometri, proprio sul mare, è posto un altro villaggio Volendam. Un consiglio: evitatelo come la peste! Noi siamo stati costretti ad attraversalo in quando la ciclabile lo taglia per metà. Beh non è altro che “una trappola per turisti“, non dico altro.

Proseguiamo la nostra tappa flagellati dal vento. La ciclabile corre proprio sull’argine e non c’è scampo alle folate che ovviamente sono sempre, ma dico sempre, contrarie. E’ un mistero questo del rapporto tra vento e ciclistica, bisognerebbe scriverci un trattato….

Riusciamo nell’impresa e verso le 17 siamo alle porte di Amsterdam.

Non sembra vero, siamo felici, ma anche stanchi morti e non è ancora finita, infatti veniamo da una settimana di bicicletta in paesi relativamente piccoli o di campagna, non immaginiamo minimamente la bolgia infernale di biciclette che si muove disordinatamente per le vie della capitale.

Tutte le buone maniere e le regole ferree che valgono in ogni luogo d’Olanda, qui sembrano essere state abrogate.

Come in Italia, vige la legge del più forte. Vuoi la precedenza? Prenditela. Easy.

E così nel nostro tragitto verso l’hotel siamo sorpassati in ogni dove da biciclette di ogni dimensione e forma. Capiamo subito i rischi di questo traffico quando due ciclisti si scontrano frontalmente ad una velocità folle all’interno di un parco. Nessuno si è fatto male, a parte le bici, e volano parole grosse.

Questa non è una città per ciclisti, è una città per centauri!