Bangkok reale

Stanchi, stanchissimi, praticamente cotti.
Come da programma questa mattina di buon ora usciamo a piedi, obiettivo il Palazzo Reale ed eventuali templi limitrofi.
Decidiamo fin da subito di scartare qualunque mezzo di locomozione a favore di una sana camminata. La distanza non appare proibitiva e le opportunità di fotografare aumentano esponenzialmente. Il traffico in queste prime ore del mattino è ancora scarso, o per lo meno lo è nella zona che stiamo attraversando. Deduzione corretta perchè appena arriviamo in prossimità del Palazzo capiamo subito che oggi sarà una giornata impegnativa.
Una fila mostruosa di pulman è parcheggiata nelle immediate vicinanze e l’affollamento degli “strangers” come vengono denominate le persone inopportune, è disarmante. Ad ogni metro dobbiamo rifiutare un tuktuk o un aiuto o un consiglio. Insomma l’arrivo non è dei migliori.
Raggiunto l’ingresso, per stranieri, calziamo le ghette preventivamente messe nello zaino e passiamo al vaglio il check clotes, non si può infatti entrare con tutta una serie di situazioni vestiarie che non sto ad elencare, diciamo che basta indossare un paio di pantaloni lunghi e una camicia o t-shirt per non avere problemi.

Una volta entrati, 700 bath in due, scopriamo, anzi, intuiamo con nostra amara sorpresa che oggi è evidentemente una giornata con un qualche significato particolare. Infatti il numero di tailandesi che si affollano intorno ai templi e monumenti è impressionante, processioni lunghissime di preghiera accompagnate da canti sono sicuramente affascinanti, ma il caldo che farcisce questa giornata è semplicemente micidiale.

Da quando abbiamo lasciato l’albergo non abbiamo mai smesso di sudare e il cielo quasi sempre coperto da una cappa di umido non fa che accrescere la sensazione di soffocamento.
Ovviamente la concomitanza con qualche evento fa si che diverse strutture siano chiuse ed altre non accessibili se non per i locali, decidiamo quindi dopo nemmeno 2 ore di lasciare il Palazzo Reale e dirigerci verso il vicino templio di Wat Poh. Sarà una bellissima sorpresa.
Con una breve camminata siamo all’ingresso e la folla è decisamente inferiore, qui oltretutto la presenza dei locali è mitigata dall’alto numero di stranieri, evidentemente non siamo gli unici ad essere fuggiti dal Palazzo. Il primo stabile ospita una meraviglia delle meraviglie, il più grande Buddha dormiente del mondo uno dei più grandi Buddha sdraiati della Thailandia. E’ veramente impressionante vederlo incastrato tra le colonne del palazzo. Tolti i sandali compiamo il rituale girotondo con relativa offerta in una miriade di vasi di metallo, un momento veramente bello ed emozionante.
Io pensavo che il tutto si esaurisse qui, invece scopro che siamo solo all’inizio. In effetti una volta usciti dal templio entriamo all’interno di una struttura circondata da mura nella quale sono distribuiti diversi altri templi. L’ambiente infonde una naturale tranquillità resa ancora maggiore dall’assenza di folle o rumori di qualunque natura.

Ci lasciamo quindi trasportare dal caso e girovaghiamo tra le varie pagode e cortili disseminati di statue di pietra e Buddha d’oro finchè non raggiungiamo un templio nel quale si sta celebrando un qualche rito. Infatti affacciandoci alle porte di ingresso vediamo che da una serie di monaci in preghiera fanno da platea decine di persone inginocchiate che pare offrano il loro contributo alla causa.

Terminata il rito ci rechiamo anche noi in un locale apposito dove una sorta di finta offerta, infatti credo che per vocazione i monaci non possano ricevere offerte in denaro e quindi con un piccolo escamotage si aggira il divieto. In pratica si acquista all’ingresso una cesta con cibo ed altre mercanzie unitamente ad una veste arancione e la si dona ad un monaco in cambio della sua benedizione. Il tutto ovviamente viene riciclato per il fedele successivo.
Ovviamente anche noi ci prestiamo alla pratica e Lavi emozionatissima viene iniziate alle preghiere buddiste in tailandese, il tutto pare un po’ complicato. Nonostante le evidenti inconprensioni linguistiche scambiamo qualche parole con un monaco che poi ci benedirà abbondantemente. Devo dire un gran bel momento. Uno di quei momenti che magari valgono un’intera vacanza.
Sarà per la benedizione o che ne so io, ma non ne abbiamo ancora abbastanza e nonostante siano le 14 passate da tempo decidiamo di incamminarci a piedi verso il mercato di Pak Klong nei paraggi della chinatown locale. Arriviamo che il grosso del mercato ormai si è fatto e si stanno raccogliendo i banchi. Lo spettacolo però che abbiamo modo di vedere non ha prezzo. Oserei dire la quintessenza dei mercati, il dietro le quinte, quello che rimane, non so, faccio fatica a trovare le parole giuste.
Ci aggiriamo quindi per vie maleodoranti dove a destra e a sinistra si affacciano anfratti il più delle volte buie e sicuramente ai nostri occhi inospitali, ma non poi così tanto dato che in ognuno di essi uno o più persone è intenta ai lavori più disparati.

C’è chi piega foglie di banano, chi spela fagiolini come in una catena di montaggio, chi pela agli, chi spulcia peperoncini, chi trasporta le merci più disparate con gli immancabili carrioli. Non possiamo credere quasi ai nostri occhi e forse la sorpresa è tanta o anche la paura non so bene come descriverla, ma fatto sta che faccio fatica a fotografare, il lato timido di me in queste situazioni viene a galla prepotentemente e la mancanza di alcool per attenuare un po’ questa situazione latita, ergo pochi scatti e tanti sguardi. Ci aggiriamo con calma, in fondo non abbiamo fretta e nonostante le apparenze siano di un certo tipo, la sicuramente pare l’ultima delle nostre preoccupazioni.

Dopo una mezzora abbondante però siamo vinti dalla stanchezza e dal caldo. Con la promessa di ritornare entro sabato rientriamo quindi in albergo con un taxi.
Termiamo la nostra giornata nella zona commerciale di Bangkok, all’interno di uno dei tanti centri commerciali della città . In verità questa pare essere una città nella città . Sette piani stracolmi di negozi e di gente da far paura. Ne scopriamo poi il motivo, finalmente piove. Ma piove con la P maiuscola, quando infatti decidiamo di uscire scopriamo nostro malgrado che è praticamente impossibile a meno di possedere una tuta da sub. Aspettiamo quindi che spiova girovagando tra i vari piani e regalandoci una cena al risto giapponese, del resto oggi è un mese che siamo sposati. Costo della cena? Venti euro in due, a casa nostra assolutamente un sogno proibito.