Malga Gampen

Sto sfogliando l’ultima moleskine ormai alle sue pagine finali e ho trovato un appunto di 3 anni fa. Era esattamente il 20 ottobre del 2007 quando io e Lavi ci concedemmo un weekend in Val di Funes, una valle che forse solo il paradiso riuscirebbe ad oscurare.
Raggiungibile dall’autostrada A22, uscita Chiusa, questa valle è un autentico gioiello della natura. Infatti dopo pochissimi chilometri dall’uscita autostradale, ci si immerge immediatamente nel tipico contesto alpino: prati verdi, cielo blu, roccia grigia. Una delizia per lo spirito e non solo.

Qui infatti si ha accesso al Parco Naturale Puez-Odle, un santuario delle Dolomiti dedicato a chi ama la montagna che si estende su una superficie di 10.196 ettari. Ne fanno parte i comuni di Badia, Corvara in Badia, Funes, San Martino in Badia, Ortisei, Santa Cristina in Val Gardena e Selva di Val Gardena. Tra le altre cose, all’interno del territorio del parco sono presenti tre isole linguistiche Ladine: Val Gardena, Val Badia e Val di Funes.

Ripropongo di seguito gli appunti che scrissi all’epoca. Arriviamo a Santa Maddalena sabato mattina di buon’ora e troviamo con gioia la neve…

20/10/2007 – Malga Gampen (2062 mt.)

Dopo una salita gelida al rifugio Genova (2297 mt.) ed una vista da mozzare il fiato, siamo a tavola io con canederli immersi nel burro fuso, Lavi con un’ottima minestra d’orzo alla contadina.

E’ fantastico essere devastati dal freddo e poi entrare in un ambiente caldo ed accogliente, una Forst in mano, e il corpo che si rilassa.

Nel tardo pomeriggio rientriamo verso San Pietro per sistemarci nel gasthof prenotato.

Il polo probabilmente è meno freddo!

Dopo 30 minuti passati a fare “giri veloci” alla ricerca dell’ormai mitico Zirchelhof, siamo riusciti nell’impresa. Un paio di case in classico stile tirolese perse nel nulla. Da una parte il dormitorio, dall’altra la stube.
Dire che in camera c’è freddo è un eufemismo anche se in una qualche maniera sono riuscito a fare una doccia ristoratrice.

Non so come, ma evidentemente il freddo porta risate, passiamo infatti il tempo che si separa dalla cena, che è alle 18 come si conviene in questa regione, sotto le coperte a ridere di cavolate ed altro.

Alle 18 si cena e siamo a tavola. Siamo in compagnia di un tavolo con 8 tedeschi, probabilmente scesi a svernare. Per il momento il menù propone:

zuppa d’orzo;
canederli (formaggio e spinaci)
piatto misto di salumi e formaggi con: speck, salame, formaggio emmental, patate lesse, burro, carote e rape
piatto misto di carne con: costine, arrosto, wurstel, letto di crauti, patate arrosto e senape
castagne e noci
frittelle con marmellata
Siamo devastati!

Dopo una notte complicata per via del cibo e del freddo, ci svegliamo la domenica mattina con un bellissimo sole, la nevicata e il freddo del giorno prima sono solo un piacevole ricordo, e ci dirigiamo a Bressanone per una vasca in città.

Oggi i colori sono veramente speciali.

Finalmente sono riuscito a vedere qualcosa dell’autunno in Dolomiti. Prati verdi intensi che si stagliano sul blu cobalto del cielo. La pietra grigia striata dal bianco della neve. E una miriade di punte colorate dal giallo all’arancione al rosso dei larici. Il tutto sapientemente mixato col verde degli abeti.

Questo è quello che si ha il privilegio di ammirare qui. In questa valle la fantasia galoppa libera.

I colori si moltiplicano, non più solo larici, ma tutti gli alberi sono vestiti a festa. La festa dell’inverno che qui è ormai alle porte.

Se si scende ancora lo spettacolo viene arricchito dalle vigne completamente gialle. Cosa si vuole di più dalla vita?

E’ come se la natura tutta si stia preparando al grande balzo. Oggi le prime avvisaglie del Generale, che come ogni anno affila le sue armi. Non capita infatti tutti i giorni di veder nevicare ad ottobre. Uno spettacolo fantastico.

Peccato che il tempo non sia mai abbastanza.

Corpo e mente anelano questi posti come i pesci il mare o gli uccelli il cielo. Il mare è bellissimo, ma niente è paragonabile alla montagna, a questa Montagna.