Groningen-Makkum

E così oggi era il giorno. Qualcuno l’ha soprannominato il giorno della Coppa Cobram, io più semplicemente il tappone dolomitico anche se di montagne qui nemmeno l’ombra.

Sveglia alle 6,30 e partenza poco dopo le 8,30. Giornata freschina anche se il cielo è terso e brilla già un bellissimo sole. Per le strade di Groningen non c’è un’anima viva, onestamente non abbiamo ancora capito come funziona la vita in Olanda, non parliamo poi degli orari.

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Il leitmotiv di oggi è uno solo: pedalare, pedalare e ancora pedalare.

Abbiamo infatti deciso di modificare il nostro programma originale, e il giorno trascorso ieri a Groningen è il primo passo. Oggi invece dobbiamo ricongiungerci al tragitto originario che prevedeva per oggi l’arrivo a Makkum.

Tutto questo per dire che oggi dobbiamo smazzarci più di 100 km. Senza la preoccupazione di trovare un albergo, che abbiamo prenotato ieri, abbiamo tutta la giornata davanti, ma in fondo è bene non tergiversare.

Quello che vediamo oggi è forse un po’ anche quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, oggi però ha una marcia in più. Sarà la presenza più importante di acqua con canali, laghi, insenature ecc, sarà questo verde così intenso che ci circonda da ogni lato, sarà il cielo blu come non lo abbiamo mai visto finora, sarà che semplicemente c’è il sole, i paesaggi che vediamo sono da mozzare il fiato.

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Il tripudio di colori e questi paesini che si susseguono tutti uguali ma sempre diversi con le loro casette perfette ed ordinate dove niente è fuori posto, ti lasciano il cuore leggero e pedalare non è poi così faticoso.

Il tempo passa così come i chilometri mangiati dalle nostre biciclette. Raggiungiamo uno dei punti critici della giornata, una zona particolarmente complessa per il sistema di canali che ci costringe a prendere tre traghetti consecutivi. Non sappiamo bene come funzioni nè quali orari facciano visto che il sito di riferimento è solo in olandese.

Che dire, come spesso accade tutto poi si incastra e i tempi di attesa si riducono a pochi minuti. Passato quindi questo potenziale problema, ci addentriamo nell’ultimo tratto del percorso, quello che si avvicina al mare e qui iniziano i dolori.

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Mancano ancora oltre 30 km a Makkum e di punto in bianco le gambe cedono proprio mentre comincia a rinforzare il vento (ovviamente sempre e comunque contrario).

Gli ultimi 20 km sono un supplizio, le gambe non spingono più e procedo alla strabiliante velocità di 12/14 km/h. Una tartaruga andrebbe più forte.

Mangio e bevo tutto quello che è rimasto. Banana, Ritter, M&Ms, acqua, succo di arancia.

Risultato, piantato come prima.

Non rimane che mettersi il cuore in pace e pedalare a testa bassa. Quando si arriva si arriva.

Finalmente dopo oltre 8 ore di bicicletta consecutiva mettiamo il culo su una sedia del bar dell’albergo di oggi. Sono le 17 in punto, una birra ghiacciata svetta sul tavolino un po’ come una coppa della vittoria.

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Ce l’abbiamo fatta, siamo veramente contenti. Per noi ciclisti della “domenica” sa di impresa storica e ci godiamo il momento.

Per le gambe vedremo domani mattina…