Verde, verde ovunque

E’ domenica 6 agosto e sono le 6 del mattino. La chiesa suona la prima chiamata dei fedeli sotto un cielo grigio carico di pioggia.

Sono due giorni che siamo in questo piccolo paese della Carinza, Maria Luggau, e quel che abbiamo capito è che nonostante la tecnologia qui i ritmi e le dinamiche assomigliano a quelle con le quali siamo cresciuti. Il vecchio adagio: tòla dòlza qui è di casa.

Bimbi che giocano a pallone per strada, porte delle case sempre aperte (anche di notte), gentilezza e cordialità a dispetto dei luoghi comuni che spesso ci vengono raccontati. Il nostro appartamento si trova in una fattoria a pochi metri da tutto quel poco che c’è ma da tutto quel che serve. Più di ogni altra cosa per il momento siamo rimasti colpiti dall’estrema cordialità ed ospitalità che non solo i nostri padroni di casa ci hanno dimostrato ma anche gli abitanti del paese. Ovviamente la barriera linguistica è un freno importante alle relazioni, ma tra italiano, inglese e tedesco qualcosa si riesce anche a dire.

Il paese in se non ha molto da offrire per chi cerca svaghi o mondanità. E’ tagliato in due da un’unica strada che percorre la valle, la Gailtal, che prende il nome dall’omonimo torrente affluente della Drava, tanti prati e tanti boschi. Una chiesa enorme meta di incessanti pellegrinaggi, un despar, due ristorantini e qualche negozietto di souvenir e prodotti locali.

Come si diceva un tempo: pane per il corpo e per lo spirito.

Ieri era giornata di festa, per lo meno la sera, e siamo stati invitati dai nostri padroni di casa ad assistere all’esibizione della banda locale, nella quale tra l’altro suonano sia il padre che due dei quattro figli, ed ad unirci a loro a tavola tra un boccale di birra ed una salsiccia. Una serata piacevole nonostante la poca conversazione, una serata nella quale ho ritrovato in parte le stesse dinamiche delle nostre feste paesane di un tempo. Ovviamente, essendo estremamente piccolo, quasi tutto il paese era presente, giovani da una parte a corteggiare le ragazze, vecchi e genitori dall’altra a battere il tempo con le mani ad ogni brano.

Tra le tante cose di ieri sera due mi sono rimaste impresse maggiormente. Da un parte uno dei vecchi seduti di fronte a me. Un uomo distinto dalle mani usurate dal lavoro, ma perfettamente curato. Dal vestito alla capigliatura. A colpirmi è stato quello sguardo lucido e triste dei suoi occhi azzurri; due occhi solitari annacquati nel boccale colmo di birra che la sua mano destra stringeva continuamente. Era credo una persona interessante, gentile nei modi ma che non conosceva nulla di inglese nè tantomeno di italiano quindi al di la di qualche saluto di cortesia è rimasta una figura indefinita al di la del tavolo.

Dall’altra una coppia di giovani turisti, quasi sicuramente di città. Lei una donna molto affascinante dai lineamenti regali, lui un uomo distinto sicuro di se. Entrambi fieri nei loro vestiti, entrambi virati al verde, elegantissimi. Lei con un cerchietto di rose, lui con i suoi capelli biondi ondulati e la sigaretta. Pareva di assistere ad una scena di un film. Avevano entrambi quello sguardo che hanno le persone quando sono sicure di se e della loro posizione nella gerarchia di questa società. Se ne stavano soli ad un tavolo laterale scambiandosi poche parole, un po’ come visitatori allo zoo che curiosi si aggirano sbirciando nelle gabbie.