Lunar land

Il bello dell’improvvisazione è che all’ultimo secondo puoi sempre stravolgere i tuoi piani. Eccoci quindi a Whistler dopo oltre 700 chilometri e 10 ore di macchina.
Dopo una provvidenziale colazione a base di uova strapazzate, pan cake, salsicce, prosciutto affumicato e bacon, siamo pronti per affrontare questa giornata di macchina. Lasciamo Jasper che sono da poco passate le 8 con un cielo ancora plumbeo che non promette niente di buono in direzione ovest sulla 16. Dopo poche decine di chilometri lasciamo definitivamente il parco e con lui il nostro cuore e la nostra promessa di tornare. Giunti nel Mt. Robson National Park imbocchiamo la highway 5 in direzione sud verso Kamloops, nostra attuale destinazione, con l’intento di fermarci una notte e spezzare il viaggio di ritorno in due tappe.

Percorriamo questi 320 chilometri circa senza praticamente incontrare mai nessuno, è decisamente diverso il traffico rispetto all’highway 1, anche qui il paesaggio non cambia di molto nonostante la valle sia più chiusa rispetto a quelle che abbiamo percorso nei giorni passati. Foreste, fiumi e montagne. Ogni tanto, e dico solo ogni tanto, incappiamo in qualche abitato composto da poche case, una pompa di benzina, l’immancabile campground e qualche negozietto/food. Ci assale un po’ di tristezza a pensare a come deve vivere questa gente. Non capiamo dove possano lavorare se la prima opportunità di lavoro la vediamo a centinaia di chilometri di distanza. Il cielo grigio non aiuta a mitigare queste sensazioni.
Finalmente giungiamo a Kamloops che è quasi l’una. Decidiamo quindi, visto che il tempo a disposizione non è tanto, di non fermarci e di puntare direttamente verso Whistler. Kamploos appare come una città messicana. Adagiata in una conca senza uno sputo di verde e completamente circondata da terra bruciata. Non riusciamo a capire come in così pochi chilometri ci siano delle differenze così forti nell’ambiente circostante. La periferia è a dir poco inguardabile. Proseguiamo senza indugi verso sud-ovest e dopo pochi chilometri ci ritroviamo in una sorta di terra di nessuno. Colline a perdita d’occhio completamente brulle. Solo ogni tanto qualche macchia di pini arsi da un fuoco passato, decora il paesaggio.

Siamo sicuri di essere ancora in Canada?
L’highway 99 assomiglia molto ad una delle nostre statali perse nel nulla. Asfalto pessimo. Paesaggio inguardabile. Qualche baracca persa nel nulla e abitata non sappiamo bene da quale tipo di masochista. Qui tutto è lontano da tutto. Un wc chimico capeggia in mezzo ad un campo. Cosa ci starà poi a fare là? Ma soprattutto, chi lo verrà a vuotare? Qualche eroico contadino tenta di coltivare questa terra e in fondo alla valle dove scorre l’ennesimo fiume, scorgiamo appezzamenti verdi che risaltano in maniera contrastante con il marrone predominante che li circonda. Quando crediamo di aver visto di tutto dobbiamo ricrederci. Infatti dopo un quasi 80 chilometri di paesaggio pressoché identico, ci ritroviamo, dopo aver scollinato, in una valle strettissima nella quale il paesaggio è a dir poco lunare. Una gola profondissima ospita un fiume in piena e capiamo dalle forme della roccia che in un passato lontano qui la forza della natura non solo ha modellato quello che noi vediamo oggi, ma lo ha ribaltato completamente.
La roccia in innumerevoli punti mostra il lavoro incessante e distruttivo delle acque in piena, nemmeno un filo d’erba spunta da questa terra che sembra maledetta. Ma nonostante tutto, qualche comunità si è radicata in questo territorio dimenticato da dio. Questo è un orrido che perfino a Dante avrebbe fatto paura.

Continuiamo incessantemente a scendere verso il basso, non abbiamo altre parole per descrivere il paesaggio che stiamo attraversando. Finalmente giungiamo a Lillooet dove dopo una discesa interminabile negli abissi, cominciamo un salita irta su una strada incredibilmente ripida a tortuosa che si arrampica caparbia sulle pendici di un monte di cui ignoriamo l’identità , ma ad ogni salita risponde sempre una discesa e dopo una quarantina di chilometri tra curve e tornanti scolliniamo in quella che è una discesa che oscilla tra l’11 e il 15 percento. La valle si apre e torna a lussureggiare il verde dei pini. Un torrente semplicemente stupendo scorre nel senso opposto alla nostra marcia. Ci immaginiamo a bordo di canoe mentre facciamo rafting tra le rapide.
Siamo alle ultime battute di questo trasferimento che ci ha entusiasmato.
Solo quasi le 18 quando entriamo a Whistler, una cittadina, tra l’altro sede degli ultimi giochi olimpici invernali, che appare come un sogno dopo tanta brutalità della natura. Qui l’uomo ha costruito quello che la natura fa normalmente. Un paradiso per il turista. Un luogo nel quale tutto sembra uscito da una fiaba. Un posto come forse solo la montagna sa regalare.