Guinness Storehouse

Da quando 8 anni fa sono stato in Irlanda ho instaurato un rapporto tutto particolare con la Guinness. Un rapporto spesso al limite del patologico in quanto a collezione di gadget, record di pinte ecc. ecc.

Oggi era il giorno. Il giorno della prima visita al santa sanctorum di tutte le birre: la Guinness Storehouse.

Da Bray al centro di Dublino la strada è lunga ed abbiamo tutto il tempo di goderci questa pessima giornata irlandese. Il cielo infatti è colmo di nubi grige striate di nero che non promettono niente di buono. La costa appare in tutta la sua aggressività selvaggia. Le onde si infrangono, il vento teso squote gli alberi. Aspettiamo solo il primo scroscio di pioggia.

Ma siamo in Irlanda e giunti a Dublino il vento ha spazzato gran parte delle nubi. Incredibile. Un pallido sole fa capolino tra le nubi sempre più sparse. Lasciamo la DART per prendere la LUAS, in pratica il tram di Dublino, e scendiamo a Heuston Station. In pochi minuti raggiungiamo il St. James’s Gate, punto simbolo della Guinness che prelude all’ingresso nella fabbrica.

Non voglio raccontare la visita che magari risulta barbosa, ognuno deve trovare il suo personale percorso verso la Guinness e non sta certo a me guidarvi per questa strada.Quello che posso dire è che sì vale la pena spendere una mezza giornata o più per visitare la Storehouse, anche solo per apprendere i passaggi fondamentali che portano alla realizzazione dell’oro nero. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di spendere qualche euro e godersi una pinta in santa pace non tanto al Gravity Bar, nel quale con il biglietto di ingresso si ha diritto ad una pinta gratuita, quanto due piani sotto. C’è infatti un bar decisamente ampio e poco frequentato dove la Guinness è servita al momento e non preparata come in altri punti che per motivi di afflusso la spillatura è praticamente continua a per i puristi questo ovviamente non è accettabile.

Lasciamo la Storehouse che è metà pomeriggio e decidiamo di tornare alla DART a piedi seguendo un itineraio parallelo al Liffey, il fiume che taglia in due Dublino. Thomas Street, Cornmarket, Lord Edward Street e Dame street ci portano in zona Temple Bar. Qui è un brulicare assurdo di turisti e locali che tra le partite del sabato pomeriggio e la vasca immancabile in uno dei quartieri simbolo della capitale, affollano strade e pub.

Ci rifugiamo in uno starbucks di fronte a Trinity College per un caffè e quando usciamo sono già le 18. E’ tempo di rientrare. Siamo stanchi, anzi no, sarebbe meglio dire che siamo completamente esausti e ci trasciniamo verso casa.

Doccia, divano e una cena frugale ci portano verso il letto che sono appena le 21.

Buonanotte mondo.