Life at the cabin

La vita al cabin è fatta di essenzialità. La routine del “da farsi” è dettata dall’assenza di corrente elettrica quindi è la luce del giorno a definire l’inizio e la fine delle attività.

Il risveglio è sicuramente uno dei momenti più difficili, la stufa durante la notte si è spenta e la temperatura è di conseguenza precipitata, non so bene quanto faccia dentro, ma so quanto fa fuori: freddo! I più pigri oziano nei loro sacchi a pelo in attesa che il fuoco venga ravvivato. Qualcuno prepara la colazione ed è subito gioia allo sfrigolare del bacon…

L’acqua corrente ovviamente non esiste e quindi i più coraggiosi si avventurano col secchio a fare scorta nel fiume che scorre a pochi metri da noi. Giusto una spruzzata in viso ed una passata ai denti, per il resto va bene così.

La giornata prosegue oziosa e tranquilla. C’è chi si alla lettura, chi all’esplorazione della foresta, chi a sparare col fucile, chi a fare chiacchiere, insomma bisogna far arrivare sera ed ogni espediente è ben accetto.

Dal canto mio ho imparato a godere del caffè americano, magari allungato con un po’ di cioccolata. Mi accoccolo su di una panca vicino alle finestre stringendo tra le mani una tazza fumante. Aspiro con ingordigia l’odore del caffè che sale verso l’alto mentre con lo sguardo vago senza una meta precisa guardando la foresta che mi circonda. E’ tutto talmente troppo che sono soppraffatto da questa natura così opprimente.

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Le ore trascorrono tutt’altro che noiose e la sera arriva in fretta in questa stagione dell’anno. Le tenebre qui hanno uno spessore a cui non siamo più abituati, l’unica luce proviene dalle lampade a petrolio, nella stufa la legna scoppietta allegra mentre la cena viene preparata. Non siamo molto fortunati con il meteo e il cielo ahimè è sempre coperto, 3 notti senza stelle. Ci consoliamo con il bonfire acceso in riva al lago ghiacciato. Finita la cena ci raduniamo in alcuni intorno al fuoco, bastone alla mano ognuno scalda il proprio marshmallow. Il silenzio intorno a noi è rotto solo dal rumore della fiamma e da qualche branco di lupi che non lontano da qui sentiamo ululare.

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Tutto normale per i locali. Tutto eccezionale per noi.

The cabin

Il Natale ormai è passato e l’appuntamento annuale della family incombe, ci ritroviamo al punto prestabilito dopo aver fatto abbondante scorta di birra, al cibo pensano gli altri, in una località più o meno spersa nel nulla più assoluto: una curva anonima al limitare di un bosco anonimo in mezzo allo stato dell’Ontario, no non è Risiko, è la realtà. Scarichiamo macchine e pickup, si allestiscono le due motoslitte che abbiamo a disposizione, per il quod si farà un’altra volta c’è troppa neve.

Scott 1 e Scott 2 si preoccupano di battere un po’ la strada ma la neve è tanta e ci mettiamo in cammino lungo questa pista che si snoda nel bosco. Fa piuttosto freddo e la fatica si fa sentire, si sprofonda fino al ginocchio e dopo una mezzora di cammino la mancanza di forma fisica comincia a farsi sentire. Intorno a noi non si muove niente, nessun suono, sembra di essere in una foresta di cristallo. La temperatura si abbassa ulteriormente con l’arrivo del tardo pomeriggio. Non abbiamo pensato a tenere a portata di mano delle torce e quindi bisogna darsi una mossa prima che faccia buio. Non deve essere simpatico perdersi in questi posti nelle lunghe notti invernali 🙂

Finalmente, dopo quasi 2 ore di cammino, giungiamo al cabin che altro non è che una capanna abbarbicata su uno sperone che sovrasta quello che è un lago enorme formato, come da programma, da una famiglia di castori che stanzia allegramente nella zona.

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Il cabin che ci ospiterà per i prossimi 3/4 giorni è essenziale come solo le capanne nel bosco sanno essere. Due locali riscaldati da stufe a legna, una delle quali funge anche da fornello e all’occorrenza forno. Un soppalco, un specchio, vari ricordi di caccia e di famiglia appesi alle pareti. La corrente elettrica non esiste, se non per poche ore al giorno grazie ad un generatore, l’acqua corrente un lontano ricordo, copertura cellulare solo nei film, il bagno? beh ecco vedi quella casupola ad una cinquantina di metri da qui, ecco quello è il bagno che altro non è che un buco nella terra. Un buon samaritano in tempi remoti deve aver portato qui un bbq e così, in attesa che l’ambiente almeno si intiepidisca, ci sistemiamo come meglio possiamo nel gelo polare.

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In verità tutte queste scomodità mi sembrano più delle comodità… mi sembrano…

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Grandi risate accompagnano la cena e le chiacchiere che attorno al tavolo ci portano verso l’ora del sonno. Siamo tutti un po’ stanchi per via della camminata, del freddo, e insomma c’è voglia di infilarsi nel sacco a pelo. Ognuno ha il suo posto prestabilito, noi ci accomodiamo sul soppalco ed il sonno non tarda ad arrivare.

Buona notte cabin, domani con la luce del giorno vedremo come sei veramente 🙂

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