Lenzkirch – Waldshut

Ci siamo! Oggi è il nostro ultimo giorni di sellino e pedali e come volesi dimostrare il tempo è pessimo.

Siamo in montagna e fa freddo. L’atmosfera è uggiosa e ci copriamo preparandoci ad una giornata “umida”. La prima discesa verso Lenzkirch si trasforma in pochissimo tempo in una prima doccia piuttosto fredda! Ci fermiamo in paese per fare spesa e grazie agli dei alla nostra ripartenza fa capolino un timido sole. Dai forse ce la siamo cavata con poco, ci diciamo. Con una serie di saliscendi anche impegnativi, raggiungiamo il primo punto di riferimento odierno che è la bellissima cittadina di Bonndorf. Il cielo è a dir poco nero, ed un vento impetuoso spazza le nuvole con una potenza inaudita. Da qui sappiamo che le cose, almeno da un punto di vista stradale dovrebbero migliorare ed infatti lasciandoci alle spalle il paese iniziamo un tratto di falsopiano tra le campagne ormai gialle di fine estate per tuffarci definitivamente in quella che è un’impegnativa discesa lunga almeno 15 chilometri.

Discesa che risulta estremamente pericolosa oltre che impegnativa. Le folate trasversali di vento e la velocità sostenuta, abbiamo toccato oltre i 60 km/h, unità al carico massimo delle bici rende il tutto mooooolto impegnativo. E’ però la giusta ricompensa dalle fatica disumane di ieri. Finiamo la discesa nei pressi di Stühlingen e ci concediamo un frugale pranzo a base di panini. Abbiamo il cuore leggero, ormai è tutta leggera discesa fino all’arrivo, la pioggia sembra scongiurata, mancano solo una trentina di chilometri.

Proseguiamo lungo una ciclabile sterrata che costeggia il fiume Wutach. Il vento è sempre importante e usciti dalla valle ci rendiamo conto che gli ultimi chilometri saranno il solito calvario di vento contrario.

Abbiamo pressoché esaurito le energie e fa freddo. Abbiamo solo voglia di arrivare per tuffarci sotto la doccia. L’attesa però è ancora lunga. Arrivati nei pressi di Tiengen facciamo una sosta per rimirare una serie di aquile che ha nidificato lungo il Reno, spettacolo superbo, reso anche più selvaggio dal vento impetuoso.

Ormai siamo al dunque, la zona industriale di Waldshut ci accoglie e con lei anche il motel. Siamo orgogliosi di noi stessi per quello che siamo riusciti a fare. Ora non rimane che goderci il meritato riposo serale con una passeggiata per le vie della città vecchia.

Freiburg – Lenzkirch

Ci svegliamo dopo una notte agitata e piena di preoccupazioni per quello che ci aspetta oggi.

Abbiamo infatti rimuginato tanto in questi ultimi 2 giorni su come continuare il nostro viaggio in queste ultime 2 tappe che ci rimangono da affrontare da soli. Il fatto di essere in 4 aiuta sicuramente, sopratutto quando si incontrano difficoltà sia tecniche che logistiche. La scelta è stata comunque quella di provarci, alla peggio rientreremo verso la prima stazione ferroviaria e…..

Tutto questo per dire che oggi ci tocca la Cima Coppi di questo tour estivo, una lunga salita di 12/13 chilometri verso Rinken. Si tratta di una variante “per sportivi” che si inerpica all’interno del Naturpark Südschwarzwald con un dislivello di 800/900 metri. I più esperti ci hanno già detto che l’impresa, perchè di impresa si tratta, non è alla nostra portata ma chi siamo noi per tirarci indietro?

Lasciamo quindi Friburgo di buonora in questa domenica mattina assolata, le vie della città sono deserte. Qualche bottiglia a testimoniare i bagordi del sabato sera, complice anche il match della squadra locale di calcio. E’ strano essere senza compagnia dopo più di 10 giorni passati insieme ai nostri amici, ma diversamente non si poteva fare e quindi inutile pensarci. In circa un’oretta si ritroviamo a Kirchzarten, da qui si comincia a fare sul serio e capiamo bene il perchè, dopo infatti pochi chilometri in località Oberried, la strada letteralmente si impenna! Scaliamo tutto lo scalabile e via di rampichino pedalata dopo pedalata grondiamo sudore mentre al nostro fianco veniamo sorpassati ripetutamente da motociclisti e ciclisti ovviamente senza tutta la nostra zavorra al seguito. Dire che è durissima non rende l’idea. Le gambe letteralmente scoppiano, il sole picchia sulla testa, il cuore scoppia nel petto. Teniamo duro perchè non si può fare altrimenti. Lavi è costretta ripetutamente a scendere dalla bici e a spingerla su per la salita, io resisto non so bene come. Finalmente ci addentriamo nel bosco e godiamo un po’ del refrigerio dato dall’ombra. Dalle indicazioni mancano poco più di 2 chilometri alla vetta, in fondo nemmeno tanto?!#@

Ma ecco che quando i timori cominciano e lasciare spazio alla felicità di avercela quasi fatta, arriva la doccia gelata. La strada infatti è clamorosamente chiusa con una serie di indicazioni di pericolo di vita e compagnia bella. Che fare?

Un paio di ciclisti che ho davanti si avventurano lo stesso, ma per noi la situazione è diversa. Da un lato dobbiamo centellinare gli sforzi, dall’altro dobbiamo fare comunque i conti con il tempo a nostra disposizione e con le cartine in nostro possesso risulta difficile prendere decisioni oculate. Che fare? Ovviamente la scelta cade sull’opzione più conservativa ovvero prendiamo la deviazione indicata dai cartelli… Apriti cielo!!! Dopo poche centinaia di metri la strada asfaltata lascia il posto allo sterrato di una strada forestale che inesorabilmente si inerpica sulla montagna. Madonne come se piovesse mentre sudiamo anche il midollo e le ruote slittano ad ogni pedalata. Tiriamo fuori la nostra esperienza di trekking per cercare di orientarci sulla cartina ed avere almeno una parvenza di dove ci troviamo. Finalmente dopo quasi 4 ore di salita siamo al passo!!! Siamo stremati anche se ovviamente contenti. C’è poco da gioire però, all’arrivo mancano ancora almeno 25 chilometri. Mangiamo e beviamo e ci buttiamo a capofitto in discesa per guadagnare quanto più tempo possibile. Raggiungiamo finalmente la base della discesa a Hinterzarten, sono le 14 in punto quando presi dai morsi della fame ci sediamo nel primo ristorante che incontriamo. Siamo più ottimisti con la pancia piena!

Ci rimettiamo in sella e in pochi minuti siamo a Titisee, un lago fantastico per la sua bellezza di contro pare che tutta la Germania abbia deciso di venirci oggi. Siamo costretti a spingere le biciclette a mano dal gran numero di persone che affolla il lungo lago, incredibile veramente!

Ci lasciamo il lago alle spalle e ci avventuriamo per l’ennesima “scorciatoia” che si rivela essere un boomerang incredibile. La pista infatti ci porta all’interno del bosco su per una stradina che risulta talmente ripida che a fatica riusciamo a spingere la bicicletta a mano, è assurda la ripidezza di questa salita! Non abbiamo parole e nemmeno pensieri, anzi no forse quelli sì…

Scolliniamo a finalmente ritrovato l’asfalto scendiamo verso la nostra destinazione finale Lenzkirch. Sfortunatamente il nostro alloggio si trova a 4 chilometri dal paese ovviamente dal lato alto… Le parole non le riporto perchè sarebbero troppo offensive. Ormai non ne abbiamo veramente più. Risaliamo a zigzag la strada sperando ad ogni curva che lo strappo appena fatto sia l’ultimo ed invece… continuiamo a salire. Ce ne freghiamo delle indicazioni di strada chiusa per lavori e stremati dopo quasi 59 chilometri e oltre 3500 metri di dislivello siamo a meta!

Le proprietarie della pensione se la spassano clamorosamente quando capiscono da dove veniamo, noi dal canto nostro siamo coscienti dell’impresa che abbiamo fatto. Siamo andati sicuramente oltre ogni nostra aspettativa e la giornata di oggi rimarrà stampata nella memoria per molti moltissimi anni.

Ora è tempo di schnitzel e kartoffelsalat.

Strasbourg – Rust

E’ ferragosto!!! Strasburgo alle 9 del mattina è praticamente una città fantasma e in poco tempo è solo un lontano ricordo. Abbandoniamo infatti la Francia per tornare nell’amata Germania. Abbiamo infatti constatato diverse cose in questi giorni, due su tutte: la Germania costa moooolto meno della Svizzera e della Francia e la segnaletica in terra tedesca è efficiente come solo loro sanno essere!

Imbocchiamo decisi la ciclovia del Reno verso sud. Pare di essere la mare. Il fiume è larghissimo e il sole abbacinante rende questo paesaggio desolato simile ad una baia marina.

Pedalare lungo la riva oltre ad essere scomodo in quanto tutto sterrato, ha il piccolo problema di non offrire nessun tipo di riparo che sia contro il vento o contro il sole poco importa.

Le uniche variazioni sul tema della giornata sono rappresentate dalle dighe che a cadenza quasi regolare interrompono il flusso del fiume e dai siti di estrazione della ghiaia veramente tantissimi.

Sono quasi le due quando decidiamo di mangiare ma ahimè si sa che in terra tedesca con gli orari non si scherza se poi consideriamo che oggi è ferragosto beh avrete già capito che il pasto si è ridotto ad qualche patatina ed una bottiglia di fanta racimolati in distributore di benzina in un paesino dimenticato da dio lungo il Reno. Fortunatamente Lavi, sempre molto attenta a queste questioni, aveva messo in saccoccia due pasterelle dalla colazione….

Quanto basta per riderci un po’ sopra alla fermata di un autobus mentre il sedere riposa…

Finalmente siamo a Rust inutile località tedesca sede del parco di divertimenti Europa Park, un Gardaland nostrano molto più grande però.

Ovviamente qui è tutto sold out e vista anche la nostra fame ci mettiamo a tavola che sono giusto giusto le 18.

Terminata la cena non rimade che concedersi una vasca per l’unica via del paese, vasca galeotta perchè ci porta a scoprire un orrore bestiale, infatti alle porte del paese di fronte all’ingresso del parco, sorge un complesso assolutamente finto, nel quale sono state ricostruite alcune situazioni: si va dall’hotel in stile New England al Colosseo nostrano passando per altri piccoli pezzetti dello stivale riproposti in un’accozzaglia di qualche centinaio di metri quadri.

Con nostra gradita sorpresa questa sera va in scena uno spettacolo denominato Impero, un qualche di assolutamente abominevole, un non so che di informe senza capo ne coda, ma tanto basta a farci divertire e ridere a crepapelle.

Quello che ci vuole per una sana dormita.

Buon ferragosto a tutti.

Selestat – Molsheim

Oggi si replica la giornata di ieri quindi dopo un’abbondante colazione a base di pain au chocolat e altre delizie locali lasciamo Selestat o per lo meno ci proviamo…

Pare infatti che queste città, per quanto non siano affatto grandi e tentacolari, non vogliamo lasciarci uscire dalle loro spire. E’ un impresa riuscire ad orientarsi con pochi e laconici cartelli per ciclabili. Impieghiamo anche oggi quasi un ora per prendere la giusta direzione. La giornata è fortemente soleggiata e il caldo si fa sentire.

Oggi gran giornata di salite tra le vigne e di sudore. Del resto non si potrebbe fare altrimenti dato che la Route des Vins d’Alsace si sviluppa completamente in collina.

Il panorama è assolutamente fantastico, la vista spazia da una parte verso l’alto inseguendo le file ordinate dei vigneti, dall’altro verso la valle del Reno che scorre in lontananza placido.

Ogni paese che attraversiamo sembra uno di quei piccoli paesini da far west completamente desolati. Nessuna anima in giro fino a quando non si raggiunge la via principale brulicante all’inverosimile di turisti. Ogni volta siamo costretti a districarci tra la folla. Un vero delirio.

Finalmente ci avviciniamo a Molsheim piccolo paesino del basso Reno sede tra le altre cose della fabbrica della Bugatti, noi del resto siamo alloggiati presso l’hotel Bugatti…

La sera ci riserva una visita al centro storico per cena farcita da un’autentica tromba d’aria di 15 minuti.

Uno spettacolo della natura sempre ben gradito. Gente che corre all’impazzata, camerieri che cercano di salvare il salvabile e ristoranti stracolmi.

In compenso questa sera sarà per noi la miglior cena consumata fino ad oggi, il ritorno in albergo ovviamente è bagnato ma questo ormai fa parte del gioco.

Basel – Mullheim

Questa mattina la sveglia suona alle 7:45. Uno sguardo dietro la tenda e come da previsione il cielo non promette proprio niente di buono.

Spioviggina, c’è freddo e umido, sembra di stare a novembre. Le previsioni ieri sera hanno parlato chiaro per oggi: acqua acqua e ancora acqua.

Le ragazze scendono per comprare la colazione al supermercato che consumiamo in camera nostra con un occhio alla finestra.

Non si sa come ma pare che il tempo tenga…

Impachettiamo il tutto e fatto il checkout cerchiamo di uscire da Basilea. Impresa che risulta piuttosto complicata, un po’ per colpa dei tanti lavori in corso che ci sono e di conseguenza anche le ciclabili ne risentono, un po’ perchè le cartine che abbiamo in dotazione non sono così dettagliate come vorremmo.

Finalmente riusciamo dopo quasi un ora a lasciarci la città alle spalle. La ciclabile quasi completamente sterrata, corre a fianco del Reno verso nord. Alla nostra sinistra la Francia qui in Germania.

Il paesaggio risulta piuttosto monotono, del resto il paesaggio piatto e la monotonia del fiume non permettono molte variazioni sul tema.

Si prosegue alternando passaggi in boschetti a spazi aperti. Il cielo si mantiene scuro e minaccioso, un vento da sud freddo preannuncia cattive intenzioni.

Maciniamo i chilometri e finalmente raggiungiamo Steinenstadt, un piccolo paesino che nei nostri piani doveva svolgere la funzione di pausa pranzo ma con nostro disappunto constatiamo che è tutto chiuso. Ci fermiamo sotto la chiesa per mangiare quel poco che abbiamo con noi: qualche Tuc, una banana, un paio di barrette. In giro solo un gatto schivo.

Riprendiamo a pedalare ed il tempo volge al brutto. Di fronte a noi il panorama si apre lasciando spazio a colline ricoperte a perdita d’occhio da viti. E’ tutto completamente verde nonostante le nubi avvolgano le cime delle colline.

E’ il momento di spingere, prendere l’acqua proprio ora sarebbe una beffa.

Per una volta però siamo fortunati e una bella doccia calda dopo una giornata fredda come oggi è il premio che ci meritiamo.

Rimane il tempo per gironzolare per questa piccola cittadina che di per se ha poco da offrire. Il centro storico curato e farcito di gerani colorati è tagliato in due da un torrente che in stagione di piene deve essere piuttosto impegnativo, oggi è solo un rigagnolo.

Finiamo la serata in compagnia di una radler e due sniztel sotto un ombrellone mentre lo scroscio serale fa il suo dovere.

Rheinfelden – Basel

Dopo una notte tempestata di fulmini e tuoni ci svegliamo con la testa sotto una lastra di acciaio. Ahimè il tempo è pessimo. Piove a tratti e nemmeno la colazione sempre abbondante riesce a tirarci su il morale.

Fortunatamente oggi la giornata con il tragitto più breve, poco meno di 30 chilometri infatti ci separano da Basilea.Ill teatro romano di Augusta

Dopo un ora abbondante di attesa decidiamo di inforcare le bici e nonostante il cielo minacci continuamente pioggia ce la caviamo con qualche goccia.

E’ una tappa un po’ anonima quella di oggi con l’unico intermezzo interessante del teatro romano ad Augusta. Struttura ancora abbondantemente utilizzata per gli spettacoli più varie.

La periferia di Basilea come ogni periferia di città è triste e questo cielo la rende ancora più anonima.

Basilea è una città di confine per definizione, stretta infatti tra il Reno, la Germania e la Francia, risulta un miscuglio di lingue e nazionalità al limite del caotico. La città vecchia arroccata su una collina, domina dall’alto il fiume. Salite ripidissime si alternano a scalinate altrettanto impegnative in un dedalo confuso di strade e stradine non sempre percorribili.

Ci aggiriamo per il centro finalmente con un po’ di calma. Una sana camminata aiuta a smaltire questi primi 2 giorni di bicicletta.

Ovviamente il meteo incombe e le gocce sporadiche si trasformano in poco tempo in una pioggia copiosa. Giornata praticamente terminata nonostante ci inconiamo a rimanere per strada.

Torniamo in albergo dopo aver cenato in un locale fantastico e le strade sono completamente deserte, penso che nemmeno in tempo di guerra e coprifuoco ci sarebbe così poca gente. Sembra una città fantasma.

Il buio e la pioggia ci accompagnano verso il letto non prima di aver pianificato la difficile giornata di domani per la quale il tempo previsto appare pessimo.

Vedremo domani mattina…

Waldshut – Rheinfelden

Inizia oggi per noi una nuova avventura a bordo delle 2 ruote. Qualche nuovo acquisto forti dell’esperienza dell’anno scorso anno lo abbiamo fatto, i mezzi invece sono le nostre sempre fidate biciclette.

Primo giorno ovviamente un po’ a rilento. Si montano le bici, si sistemano i bagagli, si studiano pesi e ingombri un po’ dimenticati…

Lasciamo quindi Waldshut poco prima delle 10, puntiamo a Basilea, nostra prima meta importante tra un paio di giorni. Alla nostra sinistra scorre impetuoso il Reno, sarà il nostro fidato compagno per molti chilometri. Non siamo invece così contenti di constatare che le temperature e l’umidità non sono poi così diverse da casa nostra.

Niente ci spaventa, come emiliani abbiamo 2 geni nascosti, uno si tratta strutto l’altro umidità ed anche se pare di essere in un bagno turco, non ci lasciamo scoraggiare.

Il panorama, dominato da monti e foreste, è in questi primi chilometri oscurato dal camino della centrale nucleare di Leibstadt. Proseguiamo lungo il fianco destro del fiume alternando passaggi di sterrato ad asfalto lasciandoci alle spalle alcuni paesi anonimi come Dogern, Albbruck, Luttingen. Paesi che sembrano più dormitori e nei quali non vediamo anima viva. Sembra un po’ il far west…

Giungiamo finalmente nella cittadina di Laufenburg. Un borgo arroccato lungo un’insenatura del fiume dominato da un ponte che collega l’omonima sua gemella dal lato svizzero. E’ piuttosto strano spostarsi così da una nazione ad un’altra con un semplice ponte. Sono ancora presenti le sbarre poste alle due estremità a ricordare la vecchia dogana. Capiamo subito che questo sarà uno dei leit motiv del viaggio, infatti spostandoci sempre a bordo fiume capiterà spesso di cambiare sponda e con essa anche nazione.

Il caldo è veramente importante e giunti a Bad Sackingen decidiamo di concederci una sosta ristoratrice. Del resto è già l’una passata e lo stomaco urla la sua parte.

Questo borgo è assolutamente fantastico per la sua architettura. Tra le altre cose il percorso ci porta ad attraversare il ponte di legno più lungo d’Europa, un gioiello in ottimo stato. Pensarlo in epoche passate fa sognare. Le finestrelle adornate di gerani lasciano scorgere il borgo che domina il fiume, qualche ragazzo si getta dal ponte alla ricerca di un po’ di refrigerio. Non servono parole per descrivere l’armonia di certe situazioni.

Lasciato Bad Sackingen ci inoltriamo in territorio svizzero all’interno di una foresta. Un dedalo di sentieri sterrati che costeggiano il Reno. Non se ne vede la fine. Il calore è quasi insopportabile e diamo fondo alle riserve di acqua. Finalmente dopo quasi 2 ore vediamo la luce e giungiamo a Rheinfelden.

Siamo a dir poco esausti complice anche una scarpinata di un paio di chilometri per giungere alla pensione di oggi. E’ tempo di un bagno in piscina e di una sana dormita.

Summer 2013, il percorso definitivo

Dopo 4 mesi di confronto e proposte finalmente ha preso forma il percorso per il viaggio della prossima estate.

Abbandonata l’idea della Danimarca per problemi logistici, la proposta è caduta sulla regione dell’Alsazia e zone limitrofe. In verità gran parte del percorso segue il tracciato dell’Eurovelo15, che porta da Andermatt in Svizzera fino a Rotterdam in Olanda seguendo il percorso del fiume Reno. Non a caso questa ciclabile è stata poi rinominata con il nome di Rhine Cycle Route.

Nel nostro piccolo, non avendo a disposizione tantissimo tempo, abbiamo studiato un percorso che partendo da Waldshut-Tiengen in Germania ci porterà dapprima a Basilea poi in Alsazia fin su a Strasburgo per rientrare attraverso Friburgo e la Foresta Nera.

Quest’anno l’intento è quello di riservarci più tempo per poter visitare le città ed i luoghi che attraverseremo, di conseguenza le tappe rispetto all’anno passato sono drasticamente più corte quindi niente più tapponi dolomiti, anche se un po’ l’idea dell’impresa ci piaceva…

Mancano esattamente 2 mesi alla partenza e fervono i preparativi, in particolare le nostre bicicletta mai come in questo momento necessitano di manutenzione, cambiati i copertoni e le selle, urgono interventi ai freni. Inoltre quest’anno avremo delle new entry per quanto riguarda accessori per le bici e vestiario tecnico.

Stay tuned…

Tour Olanda 2012, prime considerazioni

Nell’immaginario collettivo Olanda è sinonimo di bicicletta. Beh devo dire che sì è proprio vero! Nei nostri viaggi precedenti limitati alla zona di Amsterdam e dintorni avevamo avuto un’idea di cosa significa bicicletta in Olanda, ma era comunque relegata all’ambito cittadino di una capitale, era quindi necessaria qualche ulteriore indagine prima di archiviare la pratica.

Con alle spalle, o nelle gambe, 600 km sulle strade olandesi, ci siamo fatti un po’ un’idea di cosa vuol dire bicicletta. Bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è uno stato d’animo, è un modo di vivere. Sono veramente poche le azioni che si compiono senza bicicletta fuori dagli edifici. La macchina? Una scocciatura!

Con questa premessa è poi logico ritrovare sulla strada un’organizzazione senza eguali credo al mondo. Tra le cose che più mi hanno impressionato sono stati i rilevatori agli incroci semaforici. Infatti, così come succede con le auto quando si fermano ad un semaforo, anche per le biciclette esiste un sistema identico di rilevamento a pressione in prossimità dei semafori. Ovviamente sto parlando di ciclabili e semafori riservati alle biciclette….

Tutto questo per noi italioti è semplicemente pazzesco o fantascientifico. Lascio a voi la scelta dell’aggettivo più consono.

E dato che sulla strada ci vanno tutti ma proprio tutti, le regole qui si rispettano e si fanno rispettare. Quindi la segnaletica per le biciclette, così come per i pedoni o per le automobili, è presente sempre ed ovunque.

I dossi? Il parto di qualche malato di mente. Qui non sanno nemmeno cosa sono.

I “frangi-ciclisti”? Roba da medioevo!!!

Sì noi ci siamo mossi quasi esclusivamente in bicicletta, ma ogni mezzo ha i suoi diritti e doveri, non è che qui la bici ne abbia di più. Semplicemente le regole vengono rispettate da tutti. Questo significa che quando ti metti sulla strada, perchè parliamoci chiaro non è che le ciclabili siano ovunque, ci sono anche tantissime corsie riservate alla biciclette ma all’interno della sede stradale, quindi lo spazio lo si divide tra auto, camion, moto, ecc., comunque quando ti metti sulla strada non hai mai quella sensazione di pericolo tipica delle nostre latitudini dove ti sfrecciano a fianco a velocità pazzesche magari cercando di farti il pelo…

E’ un mondo veramente diverso dal nostro, non dico universo, ma mondo si!

Oggi sono due settimane esatte che siamo rientrati in Italia e sono due settimane che vengo al lavoro in bici. L’unico commento che mi nasce spontaneo è che non ho parole per poter fare un confronto. Non ci riesco. Mi tengo stretto quelle poche ciclabili sgangherate che ho a disposizione sapendo che nel nostro panorama è comunque un lusso, e pedalo con un pezzetto di Olanda dentro di me.

Siamo pronti! Anzi no, forse sì dai

Sabato scorso (28 luglio) abbiamo fatto l’ultimo test chilometrico per valutare un po’ la gamba prima del tour olandese.

Nel complesso direi che non è andata male. Considerando la temperatura (circa 40 gradi) e la distanza percorsa (oltre 65km) ed il tempo impiegato (poco meno di 5 ore pausa compresa), il morale è sicuramente alto.

Gli aspetti invece un po’ più nebulosi sono rappresentanti innanzitutto dalla logistica. Infatti con 40 litri a testa pare quasi un’impresa titanica farci stare tutto.

A dire il vero se non fosse per tutto l’armamentario elettronico, grossi problemi non ci sarebbero, ma ahimè ci tocca caricare veramente tanta roba e ovviamente si parla solo dell’indispensabile.

Un posto lo troveremo…

Ma passiamo alle note dolenti che al momento sono rappresentate fondamentalmente dall’aspetto metereologico. Partendo dal presupposto che abbiamo dato per scontata qualche lavata, un conto è parlare di qualche scroscio ogni tanto, un conto invece è avere una settimana intera di pioggia ad intermittenza con temperature minime intorno ai 12 gradi e massime mai sopra i 23.

Non nascondo che la preoccupazione è tanta.

Tra le altre cose proprio ieri (29 luglio) c’è stata una mezza alluvione nella zona sudovest. In più, con le temperature prospettate, ovviamente il vestiario ne risente scontrandosi di conseguenza con lo spazio esiguo a disposizione.

Insomma direi che giovedì, giorno di valigia, anzi no di borsa, bisognerà far ricorso all’esperienza passata nel tetris per cercare di incastrare tutto.