L’ultimo wienerschnitzel

Pensi che tre settimane saranno lunghe, pensi che saranno sufficienti a ridarti un po’ di quella pace che ormai è solo un ricordo lontano, invece passa tutto in un attimo e ti ritrovi, in un caldissimo ed assolato giovedì iniziato con un vento impetuoso ed un freddo pungente, su di una panca di un gasthof qualunque a mangiare la tua ultima cena, un wienerschnitzel, una kraut salad ed un apfelstrudel nel disperato tentativo di trattenere ancora per qualche ora il ricordo di quello che è stato.

Tra poco saremo di nuovo fagocitati dalla vita irrimediabilmente frenetica della nostra asfissiante pianura, una vita che ormai ci va stretta come un maglione infeltrito.

Avremo modo nelle prossime settimane e nei prossimi mesi di sfogliare l’album dei ricordi di questo periodo e riportare a galla i mille accadimenti che hanno farcito questo viaggio a partire da questa splendida famiglia, i Lugger, una scoperta strabiliante in un universo conosciuto per la sua freddezza e distacco, sopratutto verso noi italiani, si sono dimostrati persone di una cordialità e di una squisitezza senza eguali. Nonostante i problemi di comunicazione ci siamo conosciuti e, almeno per quanto ci riguarda, portiamo a casa la sensazione di aver incontrato persone che di questi tempi appaiono più una rarità che la normalità. Un lusso ed un privilegio.

Rientriamo che fa quasi buio. Camminiamo mano nella mano in mezzo ad una strada, l’unica strada, deserta. Succede ancora che quando incontri qualcuno ci si saluti, è così strano! Il silenzio è rotto solo dal torrente che scorre a poche centinaia di metri. Uno spicchio di luna crescente fa capolino ad ovest.

Come dimenticare questi luoghi?

Elogio alla normalità

Sono passate due settimane esatte da quando siamo arrivati. Abbiamo fatto la nostra vita di sempre. Qualche passeggiata a piedi, qualche giornata di ozio a leggere 16 ore, qualche partecipazione alle feste paesane, disegnato, colorato, praticato yoga. Insomma non molto diverso, tolto il lavoro, da quello che poi facciamo anche a casa.

Però c’è un’aspetto che ho colto solo da un paio di giorni che determina una profonda differenza, un solco incolmabile tra il nostro tram tram di Modena e il tram tram di questi luoghi. Proprio ieri mentre rientravamo dalla spesa discutevamo sul “ma che cosa fa questa gente?” e a parte qualche tipico lavoro turistico la domanda è rimasta senza risposta. Poi dopo pranzo mi sono messo a colorare mentre Lavi leggeva, voci dal basso ci hanno invitato per un tè multiculturale a cui ovviamente abbiamo partecipato più che volentieri. Ed è stato proprio in quel contesto che è emersa lampante questa parola che penso possa descrivere pienamente e racchiudere in se il significato di questa valle o per lo meno di questo paese: tranquillità.

Tranquillità perchè ogni cosa avviene secondo il suo ritmo consentendo prima di ogni altra cosa di viverla. Di portare a casa un qualcosa che va oltre la semplice cartolina che nell’arco di un paio di mesi sbiadisce nei nostri ricordi.

Guardo le persone e non vedo quella frenesia che invece raccontano i nostri amici e conoscenti, è forse l’assenza di tante distrazioni che focalizza le persone sulle relazioni e sull’essenzialità. Non so, sono solo ragionamenti a “voce alta” per cercare di trovare una dimensione a questa pace profonda che sento avvolgermi.

Abbiamo ancora poco meno di una settimana di permanenza, ma non sento per niente la scadenza del rientro anzi ho sempre più voglia di abbandonare tutto.

Quando scende la sera

Volgo lo sguardo ad ovest, in fondo alla valle dove sta lentamente tramontando il sole in un andirivieni di luci ed ombre e mi accorgo che improvvisamente l’unico rumore rimasto a rompere questo silenzio è il torrente che in fondo alla scarpata scorre verso est.

E’ allora che mi fermo ed aguzzo le orecchie, ma niente. Le ultime rondini danzano frenetiche nel cielo della sera, le nubi con il loro fare sornione lentamente scendono lungo i pendii aggrappandosi alle punti degli abeti. E’ il crepuscolo. Non c’è ancora buio ma non c’è quasi più luce. L’ultimo raggio di sole ha accarezzato da poco le rocce più alte ed è svanito. Guardo le case dall’altra parte della valle e giacciono buie ed immobili nonostante sia chiaramente abitate. Qui non ci sono luci superflue ad illuminare giardini o ingressi.

E’ surreale.

Rimango sul balcone attento con i sensi allerta, ma non si ode più nulla. Nessuna macchina transita per l’unica strada che attraversa la valle, il vento è cessato, nessuna voce a raccontare la giornata.

Verde, verde ovunque

E’ domenica 6 agosto e sono le 6 del mattino. La chiesa suona la prima chiamata dei fedeli sotto un cielo grigio carico di pioggia.

Sono due giorni che siamo in questo piccolo paese della Carinza, Maria Luggau, e quel che abbiamo capito è che nonostante la tecnologia qui i ritmi e le dinamiche assomigliano a quelle con le quali siamo cresciuti. Il vecchio adagio: tòla dòlza qui è di casa.

Bimbi che giocano a pallone per strada, porte delle case sempre aperte (anche di notte), gentilezza e cordialità a dispetto dei luoghi comuni che spesso ci vengono raccontati. Il nostro appartamento si trova in una fattoria a pochi metri da tutto quel poco che c’è ma da tutto quel che serve. Più di ogni altra cosa per il momento siamo rimasti colpiti dall’estrema cordialità ed ospitalità che non solo i nostri padroni di casa ci hanno dimostrato ma anche gli abitanti del paese. Ovviamente la barriera linguistica è un freno importante alle relazioni, ma tra italiano, inglese e tedesco qualcosa si riesce anche a dire.

Il paese in se non ha molto da offrire per chi cerca svaghi o mondanità. E’ tagliato in due da un’unica strada che percorre la valle, la Gailtal, che prende il nome dall’omonimo torrente affluente della Drava, tanti prati e tanti boschi. Una chiesa enorme meta di incessanti pellegrinaggi, un despar, due ristorantini e qualche negozietto di souvenir e prodotti locali.

Come si diceva un tempo: pane per il corpo e per lo spirito.

Ieri era giornata di festa, per lo meno la sera, e siamo stati invitati dai nostri padroni di casa ad assistere all’esibizione della banda locale, nella quale tra l’altro suonano sia il padre che due dei quattro figli, ed ad unirci a loro a tavola tra un boccale di birra ed una salsiccia. Una serata piacevole nonostante la poca conversazione, una serata nella quale ho ritrovato in parte le stesse dinamiche delle nostre feste paesane di un tempo. Ovviamente, essendo estremamente piccolo, quasi tutto il paese era presente, giovani da una parte a corteggiare le ragazze, vecchi e genitori dall’altra a battere il tempo con le mani ad ogni brano.

Tra le tante cose di ieri sera due mi sono rimaste impresse maggiormente. Da un parte uno dei vecchi seduti di fronte a me. Un uomo distinto dalle mani usurate dal lavoro, ma perfettamente curato. Dal vestito alla capigliatura. A colpirmi è stato quello sguardo lucido e triste dei suoi occhi azzurri; due occhi solitari annacquati nel boccale colmo di birra che la sua mano destra stringeva continuamente. Era credo una persona interessante, gentile nei modi ma che non conosceva nulla di inglese nè tantomeno di italiano quindi al di la di qualche saluto di cortesia è rimasta una figura indefinita al di la del tavolo.

Dall’altra una coppia di giovani turisti, quasi sicuramente di città. Lei una donna molto affascinante dai lineamenti regali, lui un uomo distinto sicuro di se. Entrambi fieri nei loro vestiti, entrambi virati al verde, elegantissimi. Lei con un cerchietto di rose, lui con i suoi capelli biondi ondulati e la sigaretta. Pareva di assistere ad una scena di un film. Avevano entrambi quello sguardo che hanno le persone quando sono sicure di se e della loro posizione nella gerarchia di questa società. Se ne stavano soli ad un tavolo laterale scambiandosi poche parole, un po’ come visitatori allo zoo che curiosi si aggirano sbirciando nelle gabbie.

 

Haus der Musik

Finalmente un museo che non è solo un mausoleo ad un arte antica ormai perduta nel tempo, ma un luogo nel quale sperimentare ed interagire con l’ambiente che ci circonda.

In sintesi questo è il museo della musica situato nel centro di Vienna. Non nascondo che da qualche anno, causa delusioni a raffica, abbiamo sempre di più razionato le visite ai musei a favore di un peregrinare studiato e al tempo stesso casuale per le vie delle città.

Grazie però alla sponsorizzazione di un caro amico e all’inaspettato, quanto mai gradito, sconto offerto gentilmente dall’Austrian Airline per aver volato con loro, abbiamo dedicato mezza giornata alla visita di questo santuario della musica.

Partiamo col dire che questo museo si è guadagnato la nomea di miglior museo dell’intera Austria.

Con questa premessa ci aggingiamo a visitare i 4 piani che compongono l’edificio.

Al primo piano troviamo l’area dedicata alla Filarmonica di Vienna nella quale è possibile ascoltare alcuni tra i brani più celebri dei compositori austriaci oltre che visitare le stanze dove nel 1842 venne ufficialmente fondata.

Il secondo piano ci proietta invece in un mondo completamente nuovo. Un mondo nel quale non si è più visitatori passivi ma attori in prima persona. Un mondo nel quale il suono acquista uno spazio preponderante. Un mondo nel quale possiamo interagire con il suono.

Attraverso una serie di sale insonorizzate è possibile sperimentare e fare esperienza di cosa è il suono. In ogni sua forma. Microfoni, cuffie, touch screen, strumenti, ecc. rendono immediatamente accattivante questa esperienza.

Il terzo piano invece ci proietta nel passato. Un passato che noi oggi possiamo rivivere attraverso le filarmoniche ma che un tempo aveva il nome di Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven, Franz Schubert, Johann Strauss, Gustav Mahler e tanti altri. Nome che hanno fatto la storia della musica viennese oltre che mondiale.

Ad ogni autore è dedicata una stanza monotematica nella quale, grazie all’audioguida gratuita, è possibile rivivere la storia e le opere principali di ogni compositore. Oggetti, aneddoti, immagini tutto quello che serve per inquadrare al meglio queste celebrità dei secoli scorsi.

Al termine del percorso si avrà la possibilità di dirigere la Filarmonica di Vienna attraverso un simulatore veramente eccezionale. Otto composizioni tra cui la celebre Radetsky March, il tutto presentato dall’intramontabile Zubin Mehta. Occhio a non sbagliare troppo se no i musicisti si arrabbiano…

Il quarto piano è un salto nel futuro, attraverso una serie di strumenti è possibile sperimentare la The Brain Opera, concetto sviluppato all’MIT che permette di creare la musica attraverso l’interazione con strumenti ed oggetti in grado di riprodurre melodie anche senza avere conoscenze musicali.

Se uno è proprio sfegatato può anche avere, ma non so a che prezzo, un cd con incisa la musica che ha personalmente composto.

A questo livello termina la visita al museo segnalata dall’immancabile presenza dello shop e del ristorante.

Indipendentemente che siate appassionati di musica o no, questo museo vale assolutamente la visita! Credo si possa inserire senza se e senza ma nei must to see di Vienna.

Riferimenti:

HAUS DER MUSIK Betriebsges.m.b.H.
Seilerstätte 30
A-1010 Wien
Tel. ++43-1-513 48 50
ax. ++43-1-513 48 50 48

Homepage: http://www.hdm.at
E-Mail: info@hdm.at

Vienna

Dire che cos’è Vienna con solo un giorno e mezzo a disposizione è impresa ardua. Difficile trarre conclusioni definitive anzi, direi impossibile.

Ciò non toglie che dopo 36 ore di full immersion, una qualche idea ce la siamo comunque fatta.

Innanzitutto non è tutto oro quello che luccica, nel senso che basta gettare l’occhio alla periferia per ammirare schifezze inaudite tipiche di ogni metropoli.

Però, come spesso si usa dire, sono i dettagli che fanno la differenza.

Tutto il nostro tempo lo abbiamo passato all’interno della zona del centro storico. Zona nella quale sono concentrate quasi tutte le attività culturali della capitale. Zona nella quale la libertà di movimento è garantita per ogni mezzo di trasporto: piedi, bicicletta, metropolitana, tram, bus, auto. Pare una bestemmia, ma non lo è. Con una sapiente distribuzione degli spazi, Vienna oscura Amsterdam per numero di biciclette e piste ciclabili. Siamo rimasti veramente sorpresi nel constatare come sia stato “rubato” asfalto alle automobili a favore delle biciclette praticamente in ogni strada.

E’ una città nella quale si ha l’impressione che niente stia fermo. Tutto è in movimento. Ma non si tratta di movimenti caotici, è come se ci fosse una regia occulta che muove ogni personaggio di questo palcoscenico le cui quinte sono semplicemente dei capolavori di architettura.

Vienna pare un’altra di quelle città a misura d’uomo…

Salzburg

Dopo una notte silenziosa ci alziamo alle 7,30 nella calma della campagna bavarese. Con nostra sorpresa veniamo accolti da un timido sole che da poco è uscito sopra le cime delle Alpi. Oggi doveva essere un giorno di pioggia stando alle previsioni, forse invece avremo un giorno di sole.

Dopo un’abbondante colazione ci dirigiamo verso Salisburgo per una visita approfondita della città vecchia. Il paesaggio che scorre veloce di fianco a noi è veramente stupendo, alla nostra destra svettano le cime imbiancate delle Alpi Bavaresi, alla nostra sinistra la vista spazia per chilometri sulla pianura ondulata. Uno spettacolo della natura che questa strada non deturpa.

Lasciamo l’auto nei pressi dello Schloss Mirabell e ci addentriamo nell’omonimo parco, il Mirabellgarten. Giardini curatissimi, un verde intenso decorato con fiori in splendide aiole. Tanti turisti, tanti italiani venuti per il ponte dell’Immacolata, forse troppi…

Nonostante il sole che ci accompagna in queste prime ore del giorno, un vento teso da est si fa sentire con il suo carico di freddo. Attraversato il parco ci ritroviamo sulle rive del fiume Salzach che taglia la città e divide pressapoco la parte “nuova” da quella vecchia. L’antica città infatti si sviluppava tra il fiume ed i pendii antistanti, dall’alto a dominare troviamo il castello Festung Hohesalzburg, una fortezza imponente che si è sviluppata nel corso dei secoli………

Attraversiamo il fiume e ci ritroviamo nella bolgia dei turisti che già da queste prime ore del giorno affollano le stradine e la via principale, Getreidegasse, e la Judengasse a seguire, qui è ancora possibile ammirare le vecchie insegne degli artigiani che un tempo svolgevano la loro attività. In ferro, in rame, in legno, vere opere d’arte a testimonianza di un passato glorioso.

Ad ogni piazzetta troviamo un mercatino natalizio, qui rispetto a quelli italiani, è possibile trovare veramente oggettistica da decoro degna di nota, oltre agli immancabili stands gastronomici. Il profumo della cannella e dei chiodi di garofano del vin brulè attira centinaia di persone. Un piccolo sollievo dal freddo intenso, un momento di relax per scaldare le mani e annusare i profumi speziati di questa bevanda.

Raggiungiamo uno dei punti nevralgici della città la Residenzplatz. La piazza ci accoglie con un brusio di voci e musiche indistinto, il mercatino brulica di persone intende ad acquistare ogni genere di oggettistica, il fumo del calderoni nei quali si scalda il vin brulè ci inebria. Siamo felici nonostante la ressa di turisti, ma del resto è il prezzo da pagare visto il periodo. Ci concediamo un pasto frugale e nel primo pomeriggio ci avventuriamo lungo la scalinata che sale verso il castello. Siamo un po’ a corto di fiato ma la fatica è ripagata da una vista mozzafiato. Dall’alto si domina non solo la città ma tutto il territorio che si estende ben oltre i confini dell’abitato. A sud svettano le Alpi Bavaresi cariche di neve. A nord l’occhio si perde nella pianura. Non si fatica a capire il motivo per cui questa fortezza venne costruita proprio qui.

Dopo la visita scendiamo di nuovo verso l’abitato e proprio alle pendici del monte visitiamo il cimitero cittadino, una vera chicca che consigliamo a chi visita Salisburgo. Le tombe raccolte a raggera intorno ad una chiesetta centrale sono stupefacenti per decori e forme.

E’ ormai ora di rientrare verso casa, non prima però di esserci riforniti di uno dei beni primari, ovvero la cioccolata senza tralasciare una visitina al negozio dell’albergo Sacher per acquistare l’omonima torta.

Arriviamo a Prien am chiemsee che sono da poco passate le 18. Lasciata l’auto in centro ci concediamo un ultimo giretto per il locale mercatino natalizio. Siamo senza parole! Raccolto intorno alla chiesa del paese, il mercatino è illuminato da centinaia di luci che con il buio della notte risplendono dando un aurea magica a questo posto. Pare il tipico paesino da fiaba di cui si è sempre sentito parlare ma che non si è mai visto. Beh possiamo dire che c’è. Manca solo la neve, ma in fondo non si può avere tutto.

Il Natale alle porte

Il Natale alle porte. Pare un titolo di un film di guerra, ma invece ci ritroviamo in terra tedesca a poche settimane da questo Natale farcito invece che col panettone dalla crisi che finalmente anche da noi può dirsi conclamata.

Con poco più di cinque ore di macchina ci siamo lasciati alle spalle Italia ed Austria per raggiungere le Alpi Bavaresi. Zona per noi inesplorata ma che da subito suscita sentimenti di gioia vera. Un po’ come ritrovarsi a casa nonostante aver accumulato centinaia di chilometri di asfalto.

Raggiungiamo la località di Prien am Chiamsee dopo aver combattuto con le code da traffico. Una ridente località bavarese accoccolata tra le colline che dolcemente si muovono alla base delle Alpi Bavaresi. La neve delle cime domina incontrastata sul verde di questi avvallamento che solo la dolcezza di un pasticcino potrebbe essere all’altezza.

Ci sistemiamo in un agriturismo a dir poco fantastico e siamo già in autostrada, scusate autobahn, in direzione Salisburgo.

Le luci di Natale ci accolgono vivide nella ridente cittadina austriaca. E ‘ già buio e anche se la maggior parte della città è oscurata dal buio, il resto è illuminato da miriadi di luci di ogni colore. Lasciata la macchina in parcheggio ci addentriamo nella città vecchia lanciando occhiate curiose alle vetrine. Scopriamo con nostra sorpresa che qui gli sconti sono già inziati. Chi il trenta chi il venti. Il tutto farcita dall’immancabile frenesia pre-natalizia.

Il freddo è pungente e un vento freddo soffia teso da est. La temperatura è vicina allo zero e siamo intirizzito dal freddo. Ogni occasione per concederci un vin brulè è ben gradica e a ben vedere non siamo gli unici.

Le ombre della notte donano a questa cittadina un fascina particolare. Ad ogni angolo scopriamo una decorazione diversa. Se non è la vista è l’udito a godere dell’atmosfera nataliziam con un canto od una musica ad allietare il nostro girovagare per gli anfratti medioevali di questa di questo borgo.

Luci, luci tante luci! Siamo quasi abbagliati dal volume di luci che ad ogni finestra o vetrina illuminano il nostro passaggio. Nonostante il freddo ci concediamo una lunga passeggiata lungo la via principale. Ma ormai è ora di cena e trovato un locale di nostro gradimento, ci laciamo coccolare dal dolce tepore dela stube che avvolge l’ambiente di un calore del tutto particolare. Un calore che sa di tradizioni antiche, un tepora che sa di casa.

Rientriamo verso la maison che sono già le dieci passate, orario questo già oltre il consentito. Tutto è silenzio. Tutto è immobile. Una cappa di gelo raffermo avvolge il paesaggio che ci circonda. Veloci rientriamo in casa e ci concediamo un meritato sonno ristoratore.

Mai vista una cosa del genere

Questa settimana abbiamo confermato la nostra prenotazione per il ponte dell’8 dicembre e dopo un breve scambio di email ci viene chiesto di fornire il nostro indirizzo di casa per l’invio della conferma della prenotazione. Non basta la mail?

Evidentemente no, perchè quando un paio di giorni fa arriva la busta, scopriamo con nostra sorpresa come mai i tedeschi sono più avanti degli altri.

Si può dire tutto di loro, ma che siano disorganizzati questo NO!

Ed infatti aprendo la busta nell’ordine abbiamo:

conferma della prenotazione con indicati i prezzi;
depliant turistico della zona;
flyer dei mercatini di Natale;
cartina della città e della regione.
Ammetto di essermi meravigliato e non poco.
Non rimane che aspettare un paio di settimane…

Il Natale alle porte

C’è poco da fare, a noi macinare chilometri in macchina piace!

Dato che le feste quest’anno le passeremo rigorosamente a casa, ci siamo ritagliati il weekend lungo dell’Immacolata per un tour in Germania ed Austria. I giorni non sono tanti quindi le cose da fare/vedere devono essere ben chiare.

L’idea è quella di soggiornare nella ridente cittadina bavarese di Prien am Chiemsee e da lì spostarsi con il treno per una giornata a Monaco ed una a Salisburgo.

Due città queste che ho già avuto modo di visitare molti anni fa. A dire il vero sono proprio tanti perchè era il lontano 1993 anno del diploma, quindi sono già passati quasi ventanni.

Di Monaco ricordo sopratutto il freddo e l’umido, in campeggio con una settimana continua di pioggia non era proprio il massimo, mentre di Salisburgo, ultima tappa allora prima del rientro, ho un bellissimo ricordo delle miniere di sale di Hallein, un’esperienza decisamente suggestiva.

Per il resto sono due città tutte da riscoprire a partire dal loro cuore: le piazze. Vista la stagione è inutile organizzare gite bucoliche, è invece l’ideale per aggirarsi con curiosità tra le piazze, i vicoli, le birrerie alla ricerca di una vita non turistica per cercare di conoscere un po’ di più queste due realtà della cultura europea.