Prags-Brunico

Serve poco o niente contrapporsi alla natura. E’ molto meglio farla propria per quanto possibile ed adeguarsi ai suoi voleri.

E’ con questo pensiero che questo sabato mattina guardiamo fuori dalla finestra con un misto di sconsolatezza ed impotenza. E’ inutile rimanere qui a cincischiare nella speranza che spiova. Messo a punto l’abbigliamento, più estivo/primaverile che invernale, scendiamo da basso per sistemare le biciclette.

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Una leggera ma insistente pioggerella continua a minare i nostri buoni propositi ma non ci facciamo scoraggiare, qualche minuto per sistemare ruote e freni e siamo pronti. Intermezzo goliardico tra i preparativi di un rinfresco di nozze che tra un oretta circa si terrà nel Gasthof, del resto ci si sposa con il sole come con la pioggia.

Le previsione danno la perturbazione in lento spostamento verso est, noi oggi andiamo ad ovest magari becchiamo qualche sprazzo di sole.

Si parte, infreddoliti lungo la valle di Braies per una discesa che già dopo i primi 2 minuti capiamo si farà dare del lei questa sera al ritorno, ma non ci sono alternative, giù fino a fondo valle per imboccare la ciclabile che corre lungo tutta la Val Pusteria e che oggi prendiamo in direzione Brunico.

La ciclabile pare un’autostrada che scorre a fianco del Rienza, impetuoso come non mai in questa tarda primavera che sa ancora di inverno.

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Le nubi bassi celano le cime, sembra di stare in un tubo di acciaio. Passiamo Monguelfo e la ciclabile diventa sterrato costeggiando il lungo lago artificiale di Valdaora al termine del quale ci imbattiamo nella prima vera salita della giornata. Per noi ciclisti a pianura è un supplizio tanto che al termine della salita proprio all’ingresso del cimitero di Valdaora il primo commento è “stasera torniamo in treno!“.

La pioggia ha cominciato a picchiare veramente, insistente e copiosa. Ci lanciamo nella lunga discesa che da Valdaora porta a Perca. Qui con una discesa del 16% ci inoltriamo nel bosco, ormai siamo vicini e procediamo con cautela, il passaggio in bosco per quanto il sentiero sia tenuto bene risulta insidioso vista la quantità di pioggia che sta cadendo.

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Passata un ora e quaranta minuti giungiamo in centro a Brunico e ci rifugiamo in un caffè. Cioccolata in tazza, tisana e tè nella speranza di scaldarci un pochino.

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Fuori il tempo pare per lo meno stabilizzarsi. Ha quasi smesso di piovere. Inutile tergiversare di più, Brunico sembra un camposanto in pieno inverno, poche anime vive sfidano questo tempaccio.

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Inforchiamo le bici e con nostro grande disappunto ricomincia a piovere. Piove forte e ripercorriamo il tragitto dell’andata con il cuore carico di preoccupazione per via delle salite che dobbiamo affrontare.

Più volte siamo costretti a scendere dalla bicicletta e spingere a mano su per le salite più dure. Siamo spolti di pioggia e di sudore. Con questo tempo la visibilità scarseggia e nonostante le giornate lunghe il buio sembra insidiarci i garretti.

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Finalmente siamo di nuovo a Valdaora, alle spalle tre salite per noi importanti. Scendiamo verso il lago ma la strada è ancora lunga. I freni ormai non funzionano più, il cambio per lo meno non da problemi.

Monguelfo sa già di casa ma in verità la strada non solo è ancora lunga ma anche molto dura! Infatti la salita che da Monguelfo porta all’imbocco della Valle di Braies è un supplizio. I crampi fanno la loro comparsa. Il freddo è notevole e zuppi di acqua la sensazione di non farcela è forte.

Ci fermiamo su di una panchina per rifiatare, abbiamo di fronte a noi gli ultimi 3 durissimi km. Ormai arranchiamo su ogni pendenza, il sogno di una discesa è un qualcosa di più dell’immaginario, è una necessità, ma teniamo duro. Risaliamo a zigzag verso Braies, denti stretti e mani saldi sui manubri.

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Arriviamo finalmente dopo due ore e mezzo al Gasthof. Veniamo accolti da musica tradizionale, balli e festeggiamenti. Qui si sta ancora gozzovigliando dopo il matrimonio di questa mattina. Siamo spolti e infangati. Le biciclette non si possono guardare. Abbandoniamo i mezzi nel garage e ci rifugiamo sotto una doccia bollente.

Siamo stanchi, stanchissimi ma al tempo stesso felici per quella che per noi è comunque un’impresa eroica.

Questa notte sicuramente dormiremo…

Braies

Risveglio grigio ed uggioso questa mattina. Finiamo di preparare le valigie e alle 9,15 ci passano a prendere i nostri compagni di viaggio. Destinazione Braies!
Passata Verona, come quasi sempre accade, fa capolino un sole dapprima malatuccio poi man mano ci avviciniamo a Bressanone sempre più lunimoso in un cielo finalmente sgombro di nubi. Qualche picco lontano fa bella mostra di se con il manto bianco e lucente. Dopo un viaggio tranquillo pieno di chiacchere e risate, viaggiare in quattro è fantastico, usciamo dall’autostrada e poco prima di Brunico (ri)prendiamo i contatti con la cucina locale. Wursterl, salsiccia, crauti e birra Forst il nostro pranzo. Data la stagione il traffico è quasi inesistente, i ricordi delle code infinite in alta stagione è un lontano incubo. Ci godiamo il viaggio cercando con gli occhi ognuno i suoi punti di riferimento. Un lago, una chiesa, un monte…
Inutile nascondersi dietro un dito, io qui ci ho lasciato e continuo a lasciarci una parte di me, ed ogni volta che ritorno in questi luoghi ècome recuperare quella parte fatta di emozioni profonde.
Finalmente i Baranci fanno la loro comparsa all’orizzonte, siamo quasi arrivati.
Imbocchiamo la valle di Braies che manca poco alle 14 e decidiamo di concederci una breve sosta all’omonimo lago. Il cielo qui è parzialmente coperto e le vette dei monti circostanti sono avvolte dalle nubi. Ogni tanto una riesce a liberarsi del manto grigio che la circonda mostrando gli evidenti segni di una nevicata appena terminata.

Il lago come da programma è completamente ghiacciato e ci lanciamo in una camminata verso il centro, non senza sciovolata su ghiaccio vivo. Fa freddo, qui il sole non arriva ancora durante il suo tragitto giornaliero e la temperatura rimane sempre sotto zero.

Un vento gelido soffia nella gola del lago aquenda la sensazione di freddo. Scattiamo qualche al panorama, ci fermiamo qualche minuto ad ammirare una coppia tedesca che scala una cascata di ghiaccio, rimiriamo le formazioni di ghiaccio che in alcuni punti vicino alla roccia assumono conformazioni spettacolari quando inaspettate. Vedo e tocca per la prima volta il vetrato, veramente impressionante. Ne ho sempre sentito parlare nei tanti libri di alpinismo letti, ma mai avrei immaginato che fosse una roba del genere. Un manto di qualche centimetro completamente liscio che avvolge la roccia. Un incubo per ogni alpinista.

Lasciamo il lago e in pochi minuti siamo alla “nostra” pensione. Come sempre l’accoglienza è impareggiabile e la Signora Dora non perde mai l’occasione per scherzare con noi. Non so, ma in queste occasioni mi si apre il cuore.

Cena di rito con tagliatelle ai funchi, trota in crosta di mandorle e gelato alla vaniglia con lamponi caldi. E’ ora di accontentare anche morfeo con una bella dormita. Fuori il termometro segna -10, nel cielo nero brillano le stelle, siamo felici. Buona notte.

Malga Gampen

Sto sfogliando l’ultima moleskine ormai alle sue pagine finali e ho trovato un appunto di 3 anni fa. Era esattamente il 20 ottobre del 2007 quando io e Lavi ci concedemmo un weekend in Val di Funes, una valle che forse solo il paradiso riuscirebbe ad oscurare.
Raggiungibile dall’autostrada A22, uscita Chiusa, questa valle è un autentico gioiello della natura. Infatti dopo pochissimi chilometri dall’uscita autostradale, ci si immerge immediatamente nel tipico contesto alpino: prati verdi, cielo blu, roccia grigia. Una delizia per lo spirito e non solo.

Qui infatti si ha accesso al Parco Naturale Puez-Odle, un santuario delle Dolomiti dedicato a chi ama la montagna che si estende su una superficie di 10.196 ettari. Ne fanno parte i comuni di Badia, Corvara in Badia, Funes, San Martino in Badia, Ortisei, Santa Cristina in Val Gardena e Selva di Val Gardena. Tra le altre cose, all’interno del territorio del parco sono presenti tre isole linguistiche Ladine: Val Gardena, Val Badia e Val di Funes.

Ripropongo di seguito gli appunti che scrissi all’epoca. Arriviamo a Santa Maddalena sabato mattina di buon’ora e troviamo con gioia la neve…

20/10/2007 – Malga Gampen (2062 mt.)

Dopo una salita gelida al rifugio Genova (2297 mt.) ed una vista da mozzare il fiato, siamo a tavola io con canederli immersi nel burro fuso, Lavi con un’ottima minestra d’orzo alla contadina.

E’ fantastico essere devastati dal freddo e poi entrare in un ambiente caldo ed accogliente, una Forst in mano, e il corpo che si rilassa.

Nel tardo pomeriggio rientriamo verso San Pietro per sistemarci nel gasthof prenotato.

Il polo probabilmente è meno freddo!

Dopo 30 minuti passati a fare “giri veloci” alla ricerca dell’ormai mitico Zirchelhof, siamo riusciti nell’impresa. Un paio di case in classico stile tirolese perse nel nulla. Da una parte il dormitorio, dall’altra la stube.
Dire che in camera c’è freddo è un eufemismo anche se in una qualche maniera sono riuscito a fare una doccia ristoratrice.

Non so come, ma evidentemente il freddo porta risate, passiamo infatti il tempo che si separa dalla cena, che è alle 18 come si conviene in questa regione, sotto le coperte a ridere di cavolate ed altro.

Alle 18 si cena e siamo a tavola. Siamo in compagnia di un tavolo con 8 tedeschi, probabilmente scesi a svernare. Per il momento il menù propone:

zuppa d’orzo;
canederli (formaggio e spinaci)
piatto misto di salumi e formaggi con: speck, salame, formaggio emmental, patate lesse, burro, carote e rape
piatto misto di carne con: costine, arrosto, wurstel, letto di crauti, patate arrosto e senape
castagne e noci
frittelle con marmellata
Siamo devastati!

Dopo una notte complicata per via del cibo e del freddo, ci svegliamo la domenica mattina con un bellissimo sole, la nevicata e il freddo del giorno prima sono solo un piacevole ricordo, e ci dirigiamo a Bressanone per una vasca in città.

Oggi i colori sono veramente speciali.

Finalmente sono riuscito a vedere qualcosa dell’autunno in Dolomiti. Prati verdi intensi che si stagliano sul blu cobalto del cielo. La pietra grigia striata dal bianco della neve. E una miriade di punte colorate dal giallo all’arancione al rosso dei larici. Il tutto sapientemente mixato col verde degli abeti.

Questo è quello che si ha il privilegio di ammirare qui. In questa valle la fantasia galoppa libera.

I colori si moltiplicano, non più solo larici, ma tutti gli alberi sono vestiti a festa. La festa dell’inverno che qui è ormai alle porte.

Se si scende ancora lo spettacolo viene arricchito dalle vigne completamente gialle. Cosa si vuole di più dalla vita?

E’ come se la natura tutta si stia preparando al grande balzo. Oggi le prime avvisaglie del Generale, che come ogni anno affila le sue armi. Non capita infatti tutti i giorni di veder nevicare ad ottobre. Uno spettacolo fantastico.

Peccato che il tempo non sia mai abbastanza.

Corpo e mente anelano questi posti come i pesci il mare o gli uccelli il cielo. Il mare è bellissimo, ma niente è paragonabile alla montagna, a questa Montagna.

Südtiroler Brot- und Strudelmarkt

Un appuntamento ormai immancabile per noi amanti dell’Alto Adige, della sua cultura e della sua natura, è il mercato del pane e dello strudel che ogni anno si svolge a Bressanone durante il primo weekend di ottobre.

Mercato che come appare evidente dal nome, propone tutti i prodotti della panificazione, si va quindi dal Schüttelbrot (il pane scosso), il Pusterer Breatl (il pane della Val Pusteria), pane si segale, pane di frutta. Ma non di solo pane vive l’uomo e quindi il classico strudel di mele con pasta frolla, sfoglia o tirata e poi gli immancabili piatti della cucina altoatesina: Strauben, Tirtlan, Knödel ecc.

Ma ovviamente non si parla solo di mangiare, infatti durante tutto il weekend è possibile assistere a diverse fasi della lavorazione del pane, dalla battitura del grano, alla macina fino alla cottura del pane stesso.

Insomma un appuntamento veramente gustoso per chi ama e sa apprezzare questa cultura così affascinante in un contesto, quello di Bressanone, che sa regalare scorci inattesi ed emozioni forti.

Per esperienza personale la giornata migliore per la visita al mercato è sicuramente il sabato, giornata nella quale nonostante l’afflusso notevole di persone è ancora possibile muoversi con una certa facilità e sopratutto le code agli stand sono ragionevoli. Scordatevi la domenica!

Altro caloroso consiglio è quello, una volta riempito lo stomaco di ravioli alla pusterese, strauben e Forst, di recarsi alla vicina Abbazia di Novacella, a pochi chilometri da Bressanone in direzione autostrada A22.

L’Abbazia, oltre ad essere un centro religioso importante da centinaia di anni che vale sicuramente una visita, tra le altre cose segnalo la biblioteca assolutamente fantastica con oltre 65000 volumi tra cui manoscritti e codici miniati, ha tra le sue attività quella della produzione e vendita del vino bianco tra cui spicca il Sylvaner oltre ai classici Müller Thurgau, Kerner, Gewürztraminer eVeltliner.

L’Abbazia infatti è circondata da vigneti, i più settentrionali d’Italia, che conferiscono al paesaggio un gustoso assaggio delle prelibatezze di questo territorio.