L’autobus non sempre ha 4 ruote

Era qualche tempo, no siamo onesti credo almeno 2 anni abbondanti, che non prendevamo un volo Ryan Air. Pensavo di essere preparato vista la lunga frequentazione di compagnie low cost europee, però ecco devo dire sinceramente che ho dovuto aggiornare le classifiche sul mio taccuino.

Come sempre quando si parla di low cost, la preparazione avuta durante i 5 anni di superiori e di conseguenti guerriglie per accaparrarsi un posto in corriera (5 volte al settimana x 2 volte al giorno), servono sempre. Ovviamente con termini diversi in quanto qui non si può sgomitare, spingere, trattenere, scalciare ecc. tutte attività che invece sono caldamente consentite quando si cerca di salire su un autobus. E così diligentemente in fila 40/60 minuti prima dell’imbarco per garantirsi almeno la tranquillità di salire a bordo, il resto è un lusso che non ce lo possiamo permettere.

Succede quindi che le chiacchiere da fila lasciano spazio ad aneddoti esilaranti, sopratutto quando si ha a che fare con neo low-cost-viaggiatori di una certa età. Le preoccupazioni rispetto a ciò che silenziosamente accade durante l’attesa, i dubbi del “riusciremo a sederci vicino?”, o “e se mi controllano il trolley?” e via discorrendo rendono l’attesa meno pesante di quanto in effetti è.

Alla totale assenza della bilancia fa da contraltare il viaggiatore che pur di far entrare il proprio bagaglio nel cestello che ne misura le dimensioni, è disposto a distruggere il proprio trolley spingendolo con tutte le sue forze e ostiando contro il cielo nella speranza che un miracolo eviti l’imbarco forzato in stiva.

Altra specie animale è poi quella che infila alla tracolla l’impossibile occultandolo sotto le forme generose del giaccone stile rapper neyworkese anche se fuori ci sono 25 gradi. Del resto un po’ di begatini per la pesca fan sempre comodo.

Il successivo controllo dei colli penzolanti è quanto meno ridicolo. Un solo collo a mano please!!! La legge è uguale per tutti, qui vale per davvero!

E quindi noi che ci presentiamo con alla tracolla il portalibro veniamo invitati a metterlo in valigia. Poco valgono le spiegazioni che si tratta di un libro e che quindi poi lo tirerò fuori in cabina. Come vuole lei hostess, riposto il collo in valigia ci tuffiamo nella folle corsa lungo la pista verso una delle due scalette, manco fossimo in fuga verso la terra promessa…

Ovviamente una volta saliti ci si scontra con il dramma di dove mettere il proprio trolley. Oh mio dio è tutto pieno!!! Ed ora che si fa?!@$%!”

E qui i casi sono 2, o hai un culo fotonico, oppure devi metterti il cuore in pace e credere nella pace del mondo, nella fine della fame, e che tutti vivremo felici e contenti fino alla fine dei nostri giorni.

Noi ovviamente dobbiamo estrarre il nostro collo, e quindi con molta calma blocchiamo tutta la fila durante l’operazione di apertura/estrazione/chiusura. Nel frattempo gli appelli accorati che escono dagli altoparlanti invitano tutti a fare in fretta perchè l’aereo deve partire in orario e per evitare ritardi bisogna muovere il culo. Basta cincischiare cercando un posto vicino al proprio amichetto, arrangiati oppure paga l’opzione priority se no perchè cazzo ce l’hanno messa quella opzione ti pare?

Finalmente si parte come un branco di deportati verso lidi (migliori). Chiaramente tutto il viaggio lo passi ad escogitare la miglior strategia per fiondarti giù dall’aereo prima ancora che i motori siano spenti, perchè è inutile negarlo ma ci deve essere qualcosa che non va nei seggiolini dei voli low-cost. E’ come se ci fossero degli aghi che al momento dell’atterraggio pizzicano il culo dei viaggiatori, perchè se c’è un gesto che viene naturale subito dopo l’accensione di quello stramaledetto cellulare ancora prima di toccare terra è che tutti si alzano creando uno spostamento d’aria che non poche volte ha rischiato di far deragliare gli aerei…

Stai calmo, ormai sei arrivato, dove cazzo corri? Doveeeeeeeeeeeeeeeeeeee?

Relax people, relax and enjoy your travel.