Riposo e pensieri

Ultimo giorno a Jasper dedicato al riposo quasi forzato. Dopo la sveglia alle 6 per una gita turistica a caccia di animali, ci siamo rintanati in camera, complice anche la pioggia, per dormire un po’ e recuperare qualche energia in vista del rientro a Vancouver.

E’ tempo forse per qualche considerazione su questi giorni in terra canadese.
Come già avevamo letto sulla guida, abbiamo avuto modo di constatare l’estrema disponibilità e gentilezza dei canadesi, ad ogni livello. Dal semplice cameriere, al negoziante, al turista o al locale. Vi è un modo di accogliere l’altro che difficilmente ho visto in altre parti del mondo, ovviamente quelle visitate.
Non ho mai avvertito quella sorta di frenesia tipica italiana, nella quale tutto ruota intorno al lavoro e in pratica non rimane mai spazio nè tempo per se stessi. Qui invece mi è sembrato di vedere il contrario. Certo si lavora, ma forse si ha la consapevolezza che il lavoro non è tutto.
Probabilmente l’essere sempre così a stretto contatto con questa natura così imponente, pone dei limiti all’uomo che per sua natura cerca sempre di superare.
Qui posso dire che la natura vince. Qualche testa lungimirante ha capito che preservare questo “ben di dio” è decisamente più importante che dare comodità all’uomo.

Credo che raccontare questa natura sia difficile con le parole, il rischio è sempre quello di cadere nel banale e negli assoluti. Certo è che percorrendo questi parchi a prima vista si rimane sbalorditi dagli spettacoli che ad ogni angolo si possono ammirare. La grandiosità delle montagne. La vastità delle foreste. La varietà degli animali. Insomma, si è accecati da tanta quantità e qualità del panorama che forse non ci si ferma a pensare ad alcuni dettagli.
Proprio ieri pensavo alla distanza tra Lake Louise e Jasper, 253 chilometri, la stessa distanza che c’è tra Modena e Bolzano, ecco pensiamo all’A22 interamente immersa in una foresta di conifere e rinchiusa tra due muraglie e di roccia senza interruzioni. Solo facendo dei paragoni con situazioni a noi comuni ci si rende conto dei numeri di questa natura. E ovviamente dobbiamo pensare che questi sono solo una piccolissima parte di tutto il territorio.
Si comincia allora a capire gli spazi di questo paese che sono immensi. Ci si rende conto della vastità di queste foreste senza fine. Si comprende quindi quella bella sensazione di essere solo uno spettacolo di uno spettacolo più grande di noi. Quando guardiamo queste vette, queste catene montuose, e vorremmo essere la in cima per provare ancora una volta l’ebrezza della conquista, ci rendiamo conto che non esistono sentieri che portano su quella vetta.

Qui inizia l’avventura fatta anche di pericoli mortali. E’ una terra, che per chi vuole, sa regalare ancora il brivido dell’ignoto. Noi, nel nostro piccolo, ci siamo immersi in questa dimensione per quanto il tempo a disposizione lo permettesse, e la sensazione di essere soli e senza comunicazioni con il mondo è una sensazione nuova che ormai sulle nostre montagne abbiamo perso. A casa nostra basta scendere a valle e prima o poi si incontra una strada, un paese. Qui puoi anche scendere a valle, ma giunto in fondo troverai solo un fiume e poi foresta e ancora foresta e ancora foresta. Giri l’angolo e magari ti trovi faccia a faccia con un orso, i sentieri, quei pochi che ci sono, non sono assolutamente segnati. Bisogna sapersi orientare. Bisogna ritornare all’uso dei punti cardinali. Abituati come siamo alla segnaletica delle nostre montagne, ammetto che è stata dura per noi seguire i sentieri all’interno di una foresta o su per grippi decisamente impegnativi, sapendo solo che ad un certo numero di chilometri ci sarebbe stato un lago o una cascata. In mezzo? Beh venitelo a scoprire.