La mecca del Bordeaux

Risveglio gelido quello di questa mattina. Il solito cielo acciaio di accoglie all’uscita dall’hotel. La temperatura non supera i 7 gradi e le previsioni metereologiche viste ieri sera alla tv non hanno niente a che vedere con la realtà.
Cerchiamo comunque di non abbatterci, oggi è l’ultimo giorno di permanenza e sarebbe un peccato rovinare l’intero viaggio per colpa della meteo.
Dopo un breve passaggio per il centro di Libourne, raggiungiamo la meta di questa giornata, Saint-Emilion, in pochi minuti. Questo antico borgo medioevale infatti si trova ad un paio di chilometri ad est di Libourne e ad una quarantina da Bordeaux.
Già censito nella lista dei luoghi patrimonio dell’umanità, Saint-Emilion si sviluppa sulle pendici di una collina nella valle della Dordogna, la caratteristica peculiare di questo centro è la produzione vinicola, infatti appena ci si inoltra nelle campagne il paesaggio acquista un’unica conformazione: viti a perdita d’occhio. Il panorama è veramente impressionante. Decine e decine di cantine, chateau come d’uso locale, si spartiscono ogni angolo di terreno per la coltivazione della vite. Ogni vigna è etichettata con la rispettiva tabella che ne identica l’appartenenza e a sancire l’alcuni agricoltori sono ancora al lavoro per la vendemmia.

Ma lasciata la statale in pochi minuti si raggiungono le pendici del borgo, parcheggiamo in una dei tanti spazi predisposti e ci lasciamo ad una delle pratiche che a noi viene meglio: perderci per le via di un paese.
Saint-Emilion è completamente costruito di pietra, a partire dall’acciottolato delle strade, alle mura delle case, fontane e porticati, insomma una delizia per i nostri occhi. Come tutti i borghi arroccati su un’altura anche questo offre scorci dal basso e dall’alto veramente emozionanti, ma più di ogni altra cosa rimaniamo colpiti dal numero di esercizi commerciali che vendono vino, anzi siamo più precisi, qui ci sono solo 2 tipologie di esercizi commerciali: l’enoteca e il ristorante/bistrot/brasserie. Viene da chiedersi se gli abitanti mangino mai in casa…

Non è infatti importante che ci troviamo in una piazzetta o in erto vicolo piuttosto che in una corte, ad ogni angolo le offerte per lo “spirito” ed il “corpo” sono innumerevoli. Ben presto dimentichiamo l’aria gelida e ci godiamo la tranquillità e il sapore di queste stradine che vagamente ricordano la nostra toscana.
Arriva anche per noi l’ora di pranzo e la scelta, nonostante l’offerta sia impressionante come numero, si fa piuttosto ardua. Infatti la necessità primaria è quella di tornare a casa con qualche soldo in tasca e ad una prima occhiata i menù esposti non promettono niente di buono. Dopo aver gironzolato per venti minuti optiamo per “Le Bouchon” un ristorantino in place du Marché.
Già sappiamo che dovremo pagare pegno e quindi l’unico ritegno che abbiamo è sul vino che ci vede costretti a scegliere l’unica, mezza, bottiglia abbordabile a 17 euro, tutto il resto dai 60 euro in su. Insomma assolutamente fuori budget, ma non per questo ne siamo amareggiati, l’importante è non farsi portare la boccia prezza a 3000 euro 🙂
Dopo 40 minuti usciamo pieni e soddisfatti del mangiato e del pagato (75 euro per un’antipasto, 2 secondi, 2 dolci e la mezza bottiglia). Ho visto di peggio.

Inutile affrontare ancora le salite del borgo, lo stomaco reclama ozio e così ci dirigiamo alla macchina, è quasi ora di andare all’aeroporto e lasciare ai ricordi questi splendidi 4 giorni.