Elogio alla normalità

Sono passate due settimane esatte da quando siamo arrivati. Abbiamo fatto la nostra vita di sempre. Qualche passeggiata a piedi, qualche giornata di ozio a leggere 16 ore, qualche partecipazione alle feste paesane, disegnato, colorato, praticato yoga. Insomma non molto diverso, tolto il lavoro, da quello che poi facciamo anche a casa.

Però c’è un’aspetto che ho colto solo da un paio di giorni che determina una profonda differenza, un solco incolmabile tra il nostro tram tram di Modena e il tram tram di questi luoghi. Proprio ieri mentre rientravamo dalla spesa discutevamo sul “ma che cosa fa questa gente?” e a parte qualche tipico lavoro turistico la domanda è rimasta senza risposta. Poi dopo pranzo mi sono messo a colorare mentre Lavi leggeva, voci dal basso ci hanno invitato per un tè multiculturale a cui ovviamente abbiamo partecipato più che volentieri. Ed è stato proprio in quel contesto che è emersa lampante questa parola che penso possa descrivere pienamente e racchiudere in se il significato di questa valle o per lo meno di questo paese: tranquillità.

Tranquillità perchè ogni cosa avviene secondo il suo ritmo consentendo prima di ogni altra cosa di viverla. Di portare a casa un qualcosa che va oltre la semplice cartolina che nell’arco di un paio di mesi sbiadisce nei nostri ricordi.

Guardo le persone e non vedo quella frenesia che invece raccontano i nostri amici e conoscenti, è forse l’assenza di tante distrazioni che focalizza le persone sulle relazioni e sull’essenzialità. Non so, sono solo ragionamenti a “voce alta” per cercare di trovare una dimensione a questa pace profonda che sento avvolgermi.

Abbiamo ancora poco meno di una settimana di permanenza, ma non sento per niente la scadenza del rientro anzi ho sempre più voglia di abbandonare tutto.