Selestat – Molsheim

Oggi si replica la giornata di ieri quindi dopo un’abbondante colazione a base di pain au chocolat e altre delizie locali lasciamo Selestat o per lo meno ci proviamo…

Pare infatti che queste città, per quanto non siano affatto grandi e tentacolari, non vogliamo lasciarci uscire dalle loro spire. E’ un impresa riuscire ad orientarsi con pochi e laconici cartelli per ciclabili. Impieghiamo anche oggi quasi un ora per prendere la giusta direzione. La giornata è fortemente soleggiata e il caldo si fa sentire.

Oggi gran giornata di salite tra le vigne e di sudore. Del resto non si potrebbe fare altrimenti dato che la Route des Vins d’Alsace si sviluppa completamente in collina.

Il panorama è assolutamente fantastico, la vista spazia da una parte verso l’alto inseguendo le file ordinate dei vigneti, dall’altro verso la valle del Reno che scorre in lontananza placido.

Ogni paese che attraversiamo sembra uno di quei piccoli paesini da far west completamente desolati. Nessuna anima in giro fino a quando non si raggiunge la via principale brulicante all’inverosimile di turisti. Ogni volta siamo costretti a districarci tra la folla. Un vero delirio.

Finalmente ci avviciniamo a Molsheim piccolo paesino del basso Reno sede tra le altre cose della fabbrica della Bugatti, noi del resto siamo alloggiati presso l’hotel Bugatti…

La sera ci riserva una visita al centro storico per cena farcita da un’autentica tromba d’aria di 15 minuti.

Uno spettacolo della natura sempre ben gradito. Gente che corre all’impazzata, camerieri che cercano di salvare il salvabile e ristoranti stracolmi.

In compenso questa sera sarà per noi la miglior cena consumata fino ad oggi, il ritorno in albergo ovviamente è bagnato ma questo ormai fa parte del gioco.

Colmar – Selestat

Questa mattina Colmar sembra una città completamente diversa da quella vista negli ultimi due giorni. Sono le 8,30 e l’aria è frizzante. Le strade sono deserte, i negozi tutti chiusi. Ci sediamo ad una delle poche boulangerie per consumare la nostra colazione dopo di che è già ora di puntare alle colline.

Oggi è giornata di Cima Coppi, abbiamo infatti intenzione di raggiungere il castello Haut Koenigsbourg non prima però capire come abbandonare Colmar impresa a dir poco ardua. Dopo quasi un ora di girovagare alla ricerca di indicazioni di piste ciclabili fantasma, riusciamo a prendere la giusta direzione ed a imboccare la tanto agognata Route des Vins d’Alsace.

Capiamo subito che sarà una giornata impegnativa. Da un lato splende un sole caldo che spacca la testa, dall’altro i vigneti ricoprono interamente le colline che si spianano davanti a noi. Ovviamente la strada sale e il sudore scende copioso.

Le imprecazioni si sprecano ma lo spettacolo che questa terra ci regala è unico al mondo. Lo immaginiamo d’autunno con i colori accesi delle vigne nel loro splendore. Oggi sono di un verde brillante da far impallidire l’Irlanda.

Pedaliamo felici anche se spossati. I paesini, che altro non sono che tappe del celeberrimo tour, passano uno dietro l’altro Ingersheim, Turckheim, Sigolsheim, Kaysersberg, Riquewihr, Hunawihr, Ribeauvillé, Bergheim, St-Hippolyte. Tutti nomi dalla doppia anima, come ogni zona di confine, un po’ tedeschi, un po’ francesci molto alsaziani.

Qualche sosta a base di calici bianchi è d’obbligo. Forse saranno proprio queste a fregarci…

Finalmente arriviamo alla salita finale. Settte, otto chilometri per raggiungere il castello Haut Koenigsbourg da St-Hippolyte. Scaliamo tutte le marce ed in silenzio cominciamo la salita. La foresta inizialmente aiuta ma nel giro di poco le gambe urlano e il sudore imbratta la fronte, la schiena, le mani… è un calvario che siamo costretti ad interrompere dopo poco più di 6 chilometri.

Sarà per un’altra volta… forse 🙂

Dietro front e galoppiamo a 50 km/h verso Selestat. Il sole sta calando all’orizzonte quando varchiamo le porte della cittadina.

Abbiamo una sete che solo un disperso nel deserto può immaginare, ovviamente è quasi tutto chiuso e solo dopo una lunga ricerca troviamo un locale che ci accoglie.

Mangiamo veloci e di corsa a letto perchè domani si bissa.

Mullheim – Colmar

La speranza dicono sia l’ultima a morire ma questa mattina è veramente dura essere ottimisti.

Piove ancora mentre facciamo colazione e sconsolati guardiamo il giardino del Garni dove abbiamo dormito. Oggi abbiamo in programma una sessantina di chilometri e già ieri sera abbiamo deciso di seguire la ciclabile asfaltata, l’idea di farli sotto la pioggia non è proprio un bel programma.

Mogi sbrighiamo le faccende logistiche approntando le bici.

Lasciamo Mullheim che sono appena le 9,30 sotto un cielo nero. Fa freddo e per la prima volta indossiamo la giacchina, Lavi perfine la fascia per le orecchie.

In pochi chilometri ci lasciamo alle spalle la Germania attraversando il Reno ed inoltrandoci in territorio francese.

Siamo in Alsazia, patria del gewurztraminer per il momento però le vigne sono solo un’idea infatti intorno a noi campo di mais a perdita d’occhio.

Il tempo in compenso va via via migliorando, il sole ancora non si vede ma per lo meno il cielo appare meno cupo che quando siamo partiti.

Giungiamo che è ora di pranzo a Neuf-Brisach dopo aver attraversato 5 paesi completamente deserti, nessuna persona in giro, nessuna macchina, nessun rumore. Pare di vivere in un’era post-atomica.

Neuf-Brisach invece si dimostra per lo meno viva. Diversi gruppi di ciclisti si sono fermati qui in questa città fortezza racchiusa da possenti mura a pianta ottagonale.

Mancano pochi chilometri a Colmar, la nostra meta odierna. Finalmente non si sa come esce il sole. Un bel sole caldo che riscalda la schiena e fa sudare. Gli animi sono sollevati, pare che anche per oggi si sia schivata la pioggia.

Spingiamo sui pedali e poco prima delle 16 siamo in albergo.

Colmar, capoluogo del dipartimento dell’Alto Reno, è una cittadina corposa il cui centro storico è un qualcosa di unico. I turisti ovviamente affollano le strade strette e contorte del centro. Le case tipiche della regione sono semplicemente stupende. La luce del tardo pomeriggio ci regala un tramonto che da qualche giorno avevamo dimenticato.

Domani giornata di riposo poi domenica si va per vigne…

Basel – Mullheim

Questa mattina la sveglia suona alle 7:45. Uno sguardo dietro la tenda e come da previsione il cielo non promette proprio niente di buono.

Spioviggina, c’è freddo e umido, sembra di stare a novembre. Le previsioni ieri sera hanno parlato chiaro per oggi: acqua acqua e ancora acqua.

Le ragazze scendono per comprare la colazione al supermercato che consumiamo in camera nostra con un occhio alla finestra.

Non si sa come ma pare che il tempo tenga…

Impachettiamo il tutto e fatto il checkout cerchiamo di uscire da Basilea. Impresa che risulta piuttosto complicata, un po’ per colpa dei tanti lavori in corso che ci sono e di conseguenza anche le ciclabili ne risentono, un po’ perchè le cartine che abbiamo in dotazione non sono così dettagliate come vorremmo.

Finalmente riusciamo dopo quasi un ora a lasciarci la città alle spalle. La ciclabile quasi completamente sterrata, corre a fianco del Reno verso nord. Alla nostra sinistra la Francia qui in Germania.

Il paesaggio risulta piuttosto monotono, del resto il paesaggio piatto e la monotonia del fiume non permettono molte variazioni sul tema.

Si prosegue alternando passaggi in boschetti a spazi aperti. Il cielo si mantiene scuro e minaccioso, un vento da sud freddo preannuncia cattive intenzioni.

Maciniamo i chilometri e finalmente raggiungiamo Steinenstadt, un piccolo paesino che nei nostri piani doveva svolgere la funzione di pausa pranzo ma con nostro disappunto constatiamo che è tutto chiuso. Ci fermiamo sotto la chiesa per mangiare quel poco che abbiamo con noi: qualche Tuc, una banana, un paio di barrette. In giro solo un gatto schivo.

Riprendiamo a pedalare ed il tempo volge al brutto. Di fronte a noi il panorama si apre lasciando spazio a colline ricoperte a perdita d’occhio da viti. E’ tutto completamente verde nonostante le nubi avvolgano le cime delle colline.

E’ il momento di spingere, prendere l’acqua proprio ora sarebbe una beffa.

Per una volta però siamo fortunati e una bella doccia calda dopo una giornata fredda come oggi è il premio che ci meritiamo.

Rimane il tempo per gironzolare per questa piccola cittadina che di per se ha poco da offrire. Il centro storico curato e farcito di gerani colorati è tagliato in due da un torrente che in stagione di piene deve essere piuttosto impegnativo, oggi è solo un rigagnolo.

Finiamo la serata in compagnia di una radler e due sniztel sotto un ombrellone mentre lo scroscio serale fa il suo dovere.

Rheinfelden – Basel

Dopo una notte tempestata di fulmini e tuoni ci svegliamo con la testa sotto una lastra di acciaio. Ahimè il tempo è pessimo. Piove a tratti e nemmeno la colazione sempre abbondante riesce a tirarci su il morale.

Fortunatamente oggi la giornata con il tragitto più breve, poco meno di 30 chilometri infatti ci separano da Basilea.Ill teatro romano di Augusta

Dopo un ora abbondante di attesa decidiamo di inforcare le bici e nonostante il cielo minacci continuamente pioggia ce la caviamo con qualche goccia.

E’ una tappa un po’ anonima quella di oggi con l’unico intermezzo interessante del teatro romano ad Augusta. Struttura ancora abbondantemente utilizzata per gli spettacoli più varie.

La periferia di Basilea come ogni periferia di città è triste e questo cielo la rende ancora più anonima.

Basilea è una città di confine per definizione, stretta infatti tra il Reno, la Germania e la Francia, risulta un miscuglio di lingue e nazionalità al limite del caotico. La città vecchia arroccata su una collina, domina dall’alto il fiume. Salite ripidissime si alternano a scalinate altrettanto impegnative in un dedalo confuso di strade e stradine non sempre percorribili.

Ci aggiriamo per il centro finalmente con un po’ di calma. Una sana camminata aiuta a smaltire questi primi 2 giorni di bicicletta.

Ovviamente il meteo incombe e le gocce sporadiche si trasformano in poco tempo in una pioggia copiosa. Giornata praticamente terminata nonostante ci inconiamo a rimanere per strada.

Torniamo in albergo dopo aver cenato in un locale fantastico e le strade sono completamente deserte, penso che nemmeno in tempo di guerra e coprifuoco ci sarebbe così poca gente. Sembra una città fantasma.

Il buio e la pioggia ci accompagnano verso il letto non prima di aver pianificato la difficile giornata di domani per la quale il tempo previsto appare pessimo.

Vedremo domani mattina…

Waldshut – Rheinfelden

Inizia oggi per noi una nuova avventura a bordo delle 2 ruote. Qualche nuovo acquisto forti dell’esperienza dell’anno scorso anno lo abbiamo fatto, i mezzi invece sono le nostre sempre fidate biciclette.

Primo giorno ovviamente un po’ a rilento. Si montano le bici, si sistemano i bagagli, si studiano pesi e ingombri un po’ dimenticati…

Lasciamo quindi Waldshut poco prima delle 10, puntiamo a Basilea, nostra prima meta importante tra un paio di giorni. Alla nostra sinistra scorre impetuoso il Reno, sarà il nostro fidato compagno per molti chilometri. Non siamo invece così contenti di constatare che le temperature e l’umidità non sono poi così diverse da casa nostra.

Niente ci spaventa, come emiliani abbiamo 2 geni nascosti, uno si tratta strutto l’altro umidità ed anche se pare di essere in un bagno turco, non ci lasciamo scoraggiare.

Il panorama, dominato da monti e foreste, è in questi primi chilometri oscurato dal camino della centrale nucleare di Leibstadt. Proseguiamo lungo il fianco destro del fiume alternando passaggi di sterrato ad asfalto lasciandoci alle spalle alcuni paesi anonimi come Dogern, Albbruck, Luttingen. Paesi che sembrano più dormitori e nei quali non vediamo anima viva. Sembra un po’ il far west…

Giungiamo finalmente nella cittadina di Laufenburg. Un borgo arroccato lungo un’insenatura del fiume dominato da un ponte che collega l’omonima sua gemella dal lato svizzero. E’ piuttosto strano spostarsi così da una nazione ad un’altra con un semplice ponte. Sono ancora presenti le sbarre poste alle due estremità a ricordare la vecchia dogana. Capiamo subito che questo sarà uno dei leit motiv del viaggio, infatti spostandoci sempre a bordo fiume capiterà spesso di cambiare sponda e con essa anche nazione.

Il caldo è veramente importante e giunti a Bad Sackingen decidiamo di concederci una sosta ristoratrice. Del resto è già l’una passata e lo stomaco urla la sua parte.

Questo borgo è assolutamente fantastico per la sua architettura. Tra le altre cose il percorso ci porta ad attraversare il ponte di legno più lungo d’Europa, un gioiello in ottimo stato. Pensarlo in epoche passate fa sognare. Le finestrelle adornate di gerani lasciano scorgere il borgo che domina il fiume, qualche ragazzo si getta dal ponte alla ricerca di un po’ di refrigerio. Non servono parole per descrivere l’armonia di certe situazioni.

Lasciato Bad Sackingen ci inoltriamo in territorio svizzero all’interno di una foresta. Un dedalo di sentieri sterrati che costeggiano il Reno. Non se ne vede la fine. Il calore è quasi insopportabile e diamo fondo alle riserve di acqua. Finalmente dopo quasi 2 ore vediamo la luce e giungiamo a Rheinfelden.

Siamo a dir poco esausti complice anche una scarpinata di un paio di chilometri per giungere alla pensione di oggi. E’ tempo di un bagno in piscina e di una sana dormita.

Edimburgo

Un mordi e fuggi di 2 giorni ad Edimburgo, cosa fare e cosa vedere? Ecco la nostra proposta come sempre intensissima.

Il sabato mattina si esce in strada di buon ora e rigorosamente a piedi si raggiunge la zona a ridosso della città vecchia. Siamo su Princes Street, una via estremamente trafficata non solo da mezzi a motore ma anche da gente, i turisti sono veramente tantissimi. Abbandoniamo subito il marciapiedi a favore di uno splendido parco che termina ai piedi dell’altura dalla quale il castello domina in pratica tutta la città. Il parco una volta non esisteva e al suo posto invece era presente un lago nel quale venivano gettati i cadaveri, ovviamente nel tempo le condizioni sanitarie imposero una presa di posizione ed ecco qui una splendida zona verde. Ci dirigiamo verso il North Bridge, arteria tra taglia la città nella direttiva nord-sud. Circa a metà del percorso svetta lo Scott Monument, una struttura gotica veramente imponente, per chi vuole è possibile salire in alto per ammirare la città (4 sterline).

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Proseguiamo in direzione della città vecchia fino a raggiungere il Royal Mile, celebre strada che taglia in due la città vecchia e collega il castello con l’Holyrood Palace.

Arrivati al castello (entrata 16 sterline per adulto), desistiamo quasi subito dall’entrare visto l’enorme numero di persone in fila, inoltre lo splendido sole e questo cielo azzurro non invogliano certo a stare al chiuso. Scendiamo quindi verso il quartiere di Grassmarket, un tempo sede di un importante mercato, oggi una zona estremamente suggestiva sia per architettura che per offerta di locali.

Risaliamo di nuovo, e raggiungiamo la zona universitaria. Oggi è giorno di laurea e la zona è completamente deserta. Ci dicono che tutti gli studenti sono riuniti in quella che noi chiamiamo aula magna e che invece qui ha un nome ben preciso ovvero McEwan Hall.

Ci aggiriamo nel quartiere universitario per finire in quello che è un’abitudine tipicamente scozzese o forse solo edimburghese ovvero fermarsi in un “posto” e bere una pinta, niente di più. Eccoci quindi a sedere al Pear Tree House, una specie di pub all’aperto, gremito di persone; trasmettono infatti un incontro di rugby di un torneo che si tiene ogni 4 anni tra le nazioni del Commonwealth.

Appena in tempo per finire la pinta che siamo già in movimento. La fame comincia a farsi sentire e l’orario invita a fermarsi per un veloce pasto. Scoviamo non troppo lontano da dove siamo un localino famoso per il fish and chips…

Terminato il pranzo continuiamo a scendere verso il mare verso Holyrood Park, zona nella quale è stato costruito recentemente il nuovo Parlamento Scozzese. Qui scopiamo un parco enorme dominato da una serie di colline. Il richiamo della salita è più forte di noi e con una camminata poco più lunga di mezzora raggiungiamo l’Arthur’s Seat ovvero il punto più alto di queste colline da dove veramente si gode di una vista mozzafiato su tutta la città a 360 gradi.

Ci godiamo il panorama sferzati da un vento impetuoso, siamo euforici, la vista ripaga abbondantemente la fatica della salita in questa giornata così calda.

Concludiamo la nostra prima giornata scozzese con una luuuunga camminata fino a raggiungere la A7 sulla quale ci concediamo un tranquillo ritorno a casa a bordo del tipico autobus a due piani.

Prags-Lienz

Dopo il tentativo fallito del settembre scorso per via delle condizioni meteo proibitive, oggi ci riproviamo!

La giornata è assolutamente fantastica. Cielo terso, vento sostenuto da est (noi andiamo verso ovest…), temperatura un po’ rigida (+2.5 alle 9 del mattino), ma al sole assolutamente accettabile. Non rimane che partire!!!

Come per l’itinerario di 2 giorni fa, scendiamo lungo la Valle di Braies a velocità sostenuta, il freddo è notevole anche se il cuore è colmo di felicità. La cresta di confine è imbiancata di fresco e il contrasto con il blu del cielo è da mozzafiato.

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Giunti al fondovalle prendiamo la direzione ovest verso Dobbiaco-San Candido. Dobbiaco è lo spartiacque tra il mar Adriatico ed il mar Nero, quindi saliamo non senza difficoltà verso i 1256 metri dell’abitato costeggiando la linea ferroviaria Bressanone-San Candido alla nostra sinistra e prati con il gruppo dei Baranci sulla destra a sorvegliare la valle. Ci sarà anche fresco, ma si suda abbondantemente. Ci lasciamo alle spalle Dobbiaco e in breve tempo siamo già a San Candido dove facciamo a gare con 4 donzelle austriache anche loro in gita ciclistica verso Lienz.

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Passato San Candido comincia il divertimento! Ai tratti pianeggianti si susseguono discese tonificanti. Il confine tra Italia ed Austria è alle porte e poterlo attraversare in bicicletta ha un gusto tutto particolare. Peccato solo per la completa mancanza di segnaletica…

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Sabato avevamo il Rienza a farci compagnia oggi invece la Drava che scende impetuosa lungo l’Austria per poi congiungersi con il Danubio nei pressi di Aljmaš tra Croazia e Serbia.

Sembra di stare in un sogno. Nonostante le discese qui si pedala e parecchio, ma il paesaggio maestoso che ci accompagna nella discesa verso Lienz ci appaga i sensi. Sulla ciclabile incontriamo qualche sparuto turista per il resto siamo noi e le nostre biciclette, serve altro?

Questa solitudine ci illude di essere padroni del mondo, ma forse in fondo lo siamo veramente 🙂

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Man mano che i chilometri si accumulano alle nostre spalle la temperatura sale, la vegetazione cambia, così come cambiano gli odori, il rumore invece è sempre quello: la Drava. Con il suo incessante scorrere non lascia spazio a nessun altro rumore. E’ in fondo una melodia anche questa.

Finalmente dopo 3 ore e mezzo arriviamo a Lienz. Sosta in stazione per il check degli orari dei treni, perchè di tornare sui pedali non se ne parla nemmeno, e poi un’abbondante pranzo a base di radler e coppa gelato.

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Dopo un breve giro per il centro è già ora di rientrare. In stazione carichiamo con l’aiuto del capotreno le biciclette nell’apposita carrozza e ci accomodiamo circondati da studenti che rientrano a casa dopo le lezioni.

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In poco più di 40 minuti siamo a San Candido dove veniamo accolti da nubi basse e minacciose condite con un bel vento teso che ovviamente soffia in senso contrario al nostro. Ci attendono 16 km di salita che saranno un inferno ma bisogna pur rientrare in una qualche maniera. Con pazienza usciamo da San Candido e veniamo investiti da folate di vento incredibili, le gambe poco allenate fanno quello che possono, il rapporto della bicicletta è impostato sul più agile possibile, manco dovessimo scalare l’Everest.

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E’ un supplizio ma finalmente arriviamo all’inizio della Valle di Braies dove per fortuna il vento ci abbandona a favore però dell’ultima durissima salita. Stringiamo i denti e centimetro dopo centimetro guadagniamo quota. Un ora e 15 minuti e siamo finalmente arrivati! Contenti, felici, stanchi, soddisfatti, pronti a ripartire, ma domani è già tempo di tornare a casa, sarà per la prossima volta.

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Prags-Brunico

Serve poco o niente contrapporsi alla natura. E’ molto meglio farla propria per quanto possibile ed adeguarsi ai suoi voleri.

E’ con questo pensiero che questo sabato mattina guardiamo fuori dalla finestra con un misto di sconsolatezza ed impotenza. E’ inutile rimanere qui a cincischiare nella speranza che spiova. Messo a punto l’abbigliamento, più estivo/primaverile che invernale, scendiamo da basso per sistemare le biciclette.

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Una leggera ma insistente pioggerella continua a minare i nostri buoni propositi ma non ci facciamo scoraggiare, qualche minuto per sistemare ruote e freni e siamo pronti. Intermezzo goliardico tra i preparativi di un rinfresco di nozze che tra un oretta circa si terrà nel Gasthof, del resto ci si sposa con il sole come con la pioggia.

Le previsione danno la perturbazione in lento spostamento verso est, noi oggi andiamo ad ovest magari becchiamo qualche sprazzo di sole.

Si parte, infreddoliti lungo la valle di Braies per una discesa che già dopo i primi 2 minuti capiamo si farà dare del lei questa sera al ritorno, ma non ci sono alternative, giù fino a fondo valle per imboccare la ciclabile che corre lungo tutta la Val Pusteria e che oggi prendiamo in direzione Brunico.

La ciclabile pare un’autostrada che scorre a fianco del Rienza, impetuoso come non mai in questa tarda primavera che sa ancora di inverno.

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Le nubi bassi celano le cime, sembra di stare in un tubo di acciaio. Passiamo Monguelfo e la ciclabile diventa sterrato costeggiando il lungo lago artificiale di Valdaora al termine del quale ci imbattiamo nella prima vera salita della giornata. Per noi ciclisti a pianura è un supplizio tanto che al termine della salita proprio all’ingresso del cimitero di Valdaora il primo commento è “stasera torniamo in treno!“.

La pioggia ha cominciato a picchiare veramente, insistente e copiosa. Ci lanciamo nella lunga discesa che da Valdaora porta a Perca. Qui con una discesa del 16% ci inoltriamo nel bosco, ormai siamo vicini e procediamo con cautela, il passaggio in bosco per quanto il sentiero sia tenuto bene risulta insidioso vista la quantità di pioggia che sta cadendo.

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Passata un ora e quaranta minuti giungiamo in centro a Brunico e ci rifugiamo in un caffè. Cioccolata in tazza, tisana e tè nella speranza di scaldarci un pochino.

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Fuori il tempo pare per lo meno stabilizzarsi. Ha quasi smesso di piovere. Inutile tergiversare di più, Brunico sembra un camposanto in pieno inverno, poche anime vive sfidano questo tempaccio.

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Inforchiamo le bici e con nostro grande disappunto ricomincia a piovere. Piove forte e ripercorriamo il tragitto dell’andata con il cuore carico di preoccupazione per via delle salite che dobbiamo affrontare.

Più volte siamo costretti a scendere dalla bicicletta e spingere a mano su per le salite più dure. Siamo spolti di pioggia e di sudore. Con questo tempo la visibilità scarseggia e nonostante le giornate lunghe il buio sembra insidiarci i garretti.

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Finalmente siamo di nuovo a Valdaora, alle spalle tre salite per noi importanti. Scendiamo verso il lago ma la strada è ancora lunga. I freni ormai non funzionano più, il cambio per lo meno non da problemi.

Monguelfo sa già di casa ma in verità la strada non solo è ancora lunga ma anche molto dura! Infatti la salita che da Monguelfo porta all’imbocco della Valle di Braies è un supplizio. I crampi fanno la loro comparsa. Il freddo è notevole e zuppi di acqua la sensazione di non farcela è forte.

Ci fermiamo su di una panchina per rifiatare, abbiamo di fronte a noi gli ultimi 3 durissimi km. Ormai arranchiamo su ogni pendenza, il sogno di una discesa è un qualcosa di più dell’immaginario, è una necessità, ma teniamo duro. Risaliamo a zigzag verso Braies, denti stretti e mani saldi sui manubri.

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Arriviamo finalmente dopo due ore e mezzo al Gasthof. Veniamo accolti da musica tradizionale, balli e festeggiamenti. Qui si sta ancora gozzovigliando dopo il matrimonio di questa mattina. Siamo spolti e infangati. Le biciclette non si possono guardare. Abbandoniamo i mezzi nel garage e ci rifugiamo sotto una doccia bollente.

Siamo stanchi, stanchissimi ma al tempo stesso felici per quella che per noi è comunque un’impresa eroica.

Questa notte sicuramente dormiremo…

Valletta

Raggiungere Valletta da San Ġiljan è piuttosto semplice sulla carta. Sono all’incirca 8 km e ci avventuriamo in bus verso la capitale.

Bus puntualissimo da far quasi paura tutto il resto un disastro. Le strade sono un ingorgo continuo di auto, moto e qualche avventuroso ciclista. Un caos tipico da città mediorientale apocalittico. Impieghiamo i programmati 40 minuti per raggiungere il capolinea dopo aver fatto almeno 20 fermate. Orario però rispettato, diamo a Cesare quel che è di Cesare…

Orde di turisti assediano quelle che una volta furono le mura salvifiche della città che ci accoglie con una inaspettata tranquillità. Pare un oasi nel deserto. Ci aggiriamo senza una meta precisa per queste vie tutte perpendicolari tra loro alla ricerca di qualcosa. In verità c’è ben poco da vedere anche perchè bisogna guardare moooolto spesso i propri piedi per evitare di pestare le milioni di merde di cane che costellano i marciapiedi. Un lezzo che nemmeno Bangkok ha saputo regalarci.

Arriviamo in uno dei posti più suggestivi i Lower Barracca Gardens, che come suggerisce il nome non è altro che un giardino, cosa rara considerato che si tratta di una città fortificata a ridosso del mare, che spazia sul porto principale, una vista a 180° che negli orari giusti sa regalare emozioni forti.

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Questo è anche un posto ideale dove fare uno spuntino. Molte panchine all’ombra di ulivi permettono di mangiare godendosi il panorama. All’interno del giardino sono poi posti due monumenti a commemorazione uno di Alexander Ball, ammiraglio inglese e primo governatore di Malta, l’altro ricorda il grande assedio di Malta iniziato nel 1565 quando l’allora impero ottomano invase l’isola. Proseguendo poi lungo i bastioni si raggiunge in pochi minuti il Forte di St. Elmo dove è possibile visitare il National War Museum.

Terminata la visita a la Valletta decidiamo di fare un giro nel quartiere che si sviluppa subito fuori le mura verso sud, ovvero la Floriana. Il quartieri in se è assolutamente inutile, solite strade a 90 gradi, solito traffico. L’unica menzione di nota riguarda il così detto orto botanico, ufficialmente noto con il nome di Argotti Botanical Gardens. Non aspettatevi gran che da un punto di vista floreale, vale però la visita sia per la grande tranquillità che vi regna sia per i punti panoramici che dall’alto permettono una veduta notevole del resto della città.
Che dire, ci aspettavamo di più questo è certo, gli appassionati di musei troveranno certamente pane per i loro denti vista l’offerta variegata di siti, per chi invece non ha voglia di chiudersi dentro gli edifici Valletta ha veramente poco da offrire.