5 Terre

Le 5 Terre sono un microcosmo difficile da decifrare. Paesi di mare con l’anima a metà tra agricoltura e montagna.

Gente arsa dal sole abbacinante e sbattuta contro la roccia da burrasche improvvise.

Gente che ha saputo fare di un territorio decisamente ostico, un piccolo edem di prelibatezze. Gente che come tanti altri ne ha i coglioni pieni di un certo turismo ma sopratutto di un certo Stato.

Le 5 Terre sono questo e molto molto altro e come spesso accade, non bastano 4 giorni per capire la natura di un posto e della sua gente.

Manarola

Nel nostro piccolo abbiamo goduto della compagnia del caldo umido che ti fa grondare come una fontana lungo i sentieri che seguendo il profilo della costa uniscono in un unico filo questi paesi. Abbiamo goduto della compagnia di tante persone piacevoli che tra una chiacchiera e l’altra ci hanno raccontato uno spaccato della loro vita o un pezzo della loro storia. Abbiamo goduto di un ottimo pesce e di un ottimo vino. Abbiamo riso come non facevamo da mesi. Ci siamo persi a guardare la luna nascere alle spalle di Manarola o un raggio di sole ad illuminare Monte Rosso. Ci siamo indignati per questa Italia che non è capace di portare a casa quello che le spetta. Ci siamo indispettiti di fronte ai prezzi “turistici” fuori di ogni senso logico se non della logica del porta a casa oggi che domani non si sa mai. Ci siamo schifati di fronte ai tipici bagni pubblici italiani che un porcile puzza meno ed è più pulito, garantito! Ci siamo abbuffati come sempre di focaccia e riempiti di olio fin sopra le orecchie. Abbiamo parlato tutte le lingue di questo mondo, dall’inglese al francese, dal russo allo spagnolo, dal tedesco all’italiano, perchè in fondo tutto il mondo è paese solo che in questo paese non vogliono il mondo o se lo vogliamo è solo per spolparlo.

Torneremo sicuramente in queste splendide terre per continuare i nostri trekking di esplorazione e per godere della compagnia del mare e della sua gente.

Prags-Lienz

Dopo il tentativo fallito del settembre scorso per via delle condizioni meteo proibitive, oggi ci riproviamo!

La giornata è assolutamente fantastica. Cielo terso, vento sostenuto da est (noi andiamo verso ovest…), temperatura un po’ rigida (+2.5 alle 9 del mattino), ma al sole assolutamente accettabile. Non rimane che partire!!!

Come per l’itinerario di 2 giorni fa, scendiamo lungo la Valle di Braies a velocità sostenuta, il freddo è notevole anche se il cuore è colmo di felicità. La cresta di confine è imbiancata di fresco e il contrasto con il blu del cielo è da mozzafiato.

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Giunti al fondovalle prendiamo la direzione ovest verso Dobbiaco-San Candido. Dobbiaco è lo spartiacque tra il mar Adriatico ed il mar Nero, quindi saliamo non senza difficoltà verso i 1256 metri dell’abitato costeggiando la linea ferroviaria Bressanone-San Candido alla nostra sinistra e prati con il gruppo dei Baranci sulla destra a sorvegliare la valle. Ci sarà anche fresco, ma si suda abbondantemente. Ci lasciamo alle spalle Dobbiaco e in breve tempo siamo già a San Candido dove facciamo a gare con 4 donzelle austriache anche loro in gita ciclistica verso Lienz.

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Passato San Candido comincia il divertimento! Ai tratti pianeggianti si susseguono discese tonificanti. Il confine tra Italia ed Austria è alle porte e poterlo attraversare in bicicletta ha un gusto tutto particolare. Peccato solo per la completa mancanza di segnaletica…

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Sabato avevamo il Rienza a farci compagnia oggi invece la Drava che scende impetuosa lungo l’Austria per poi congiungersi con il Danubio nei pressi di Aljmaš tra Croazia e Serbia.

Sembra di stare in un sogno. Nonostante le discese qui si pedala e parecchio, ma il paesaggio maestoso che ci accompagna nella discesa verso Lienz ci appaga i sensi. Sulla ciclabile incontriamo qualche sparuto turista per il resto siamo noi e le nostre biciclette, serve altro?

Questa solitudine ci illude di essere padroni del mondo, ma forse in fondo lo siamo veramente 🙂

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Man mano che i chilometri si accumulano alle nostre spalle la temperatura sale, la vegetazione cambia, così come cambiano gli odori, il rumore invece è sempre quello: la Drava. Con il suo incessante scorrere non lascia spazio a nessun altro rumore. E’ in fondo una melodia anche questa.

Finalmente dopo 3 ore e mezzo arriviamo a Lienz. Sosta in stazione per il check degli orari dei treni, perchè di tornare sui pedali non se ne parla nemmeno, e poi un’abbondante pranzo a base di radler e coppa gelato.

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Dopo un breve giro per il centro è già ora di rientrare. In stazione carichiamo con l’aiuto del capotreno le biciclette nell’apposita carrozza e ci accomodiamo circondati da studenti che rientrano a casa dopo le lezioni.

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In poco più di 40 minuti siamo a San Candido dove veniamo accolti da nubi basse e minacciose condite con un bel vento teso che ovviamente soffia in senso contrario al nostro. Ci attendono 16 km di salita che saranno un inferno ma bisogna pur rientrare in una qualche maniera. Con pazienza usciamo da San Candido e veniamo investiti da folate di vento incredibili, le gambe poco allenate fanno quello che possono, il rapporto della bicicletta è impostato sul più agile possibile, manco dovessimo scalare l’Everest.

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E’ un supplizio ma finalmente arriviamo all’inizio della Valle di Braies dove per fortuna il vento ci abbandona a favore però dell’ultima durissima salita. Stringiamo i denti e centimetro dopo centimetro guadagniamo quota. Un ora e 15 minuti e siamo finalmente arrivati! Contenti, felici, stanchi, soddisfatti, pronti a ripartire, ma domani è già tempo di tornare a casa, sarà per la prossima volta.

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Prags-Brunico

Serve poco o niente contrapporsi alla natura. E’ molto meglio farla propria per quanto possibile ed adeguarsi ai suoi voleri.

E’ con questo pensiero che questo sabato mattina guardiamo fuori dalla finestra con un misto di sconsolatezza ed impotenza. E’ inutile rimanere qui a cincischiare nella speranza che spiova. Messo a punto l’abbigliamento, più estivo/primaverile che invernale, scendiamo da basso per sistemare le biciclette.

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Una leggera ma insistente pioggerella continua a minare i nostri buoni propositi ma non ci facciamo scoraggiare, qualche minuto per sistemare ruote e freni e siamo pronti. Intermezzo goliardico tra i preparativi di un rinfresco di nozze che tra un oretta circa si terrà nel Gasthof, del resto ci si sposa con il sole come con la pioggia.

Le previsione danno la perturbazione in lento spostamento verso est, noi oggi andiamo ad ovest magari becchiamo qualche sprazzo di sole.

Si parte, infreddoliti lungo la valle di Braies per una discesa che già dopo i primi 2 minuti capiamo si farà dare del lei questa sera al ritorno, ma non ci sono alternative, giù fino a fondo valle per imboccare la ciclabile che corre lungo tutta la Val Pusteria e che oggi prendiamo in direzione Brunico.

La ciclabile pare un’autostrada che scorre a fianco del Rienza, impetuoso come non mai in questa tarda primavera che sa ancora di inverno.

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Le nubi bassi celano le cime, sembra di stare in un tubo di acciaio. Passiamo Monguelfo e la ciclabile diventa sterrato costeggiando il lungo lago artificiale di Valdaora al termine del quale ci imbattiamo nella prima vera salita della giornata. Per noi ciclisti a pianura è un supplizio tanto che al termine della salita proprio all’ingresso del cimitero di Valdaora il primo commento è “stasera torniamo in treno!“.

La pioggia ha cominciato a picchiare veramente, insistente e copiosa. Ci lanciamo nella lunga discesa che da Valdaora porta a Perca. Qui con una discesa del 16% ci inoltriamo nel bosco, ormai siamo vicini e procediamo con cautela, il passaggio in bosco per quanto il sentiero sia tenuto bene risulta insidioso vista la quantità di pioggia che sta cadendo.

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Passata un ora e quaranta minuti giungiamo in centro a Brunico e ci rifugiamo in un caffè. Cioccolata in tazza, tisana e tè nella speranza di scaldarci un pochino.

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Fuori il tempo pare per lo meno stabilizzarsi. Ha quasi smesso di piovere. Inutile tergiversare di più, Brunico sembra un camposanto in pieno inverno, poche anime vive sfidano questo tempaccio.

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Inforchiamo le bici e con nostro grande disappunto ricomincia a piovere. Piove forte e ripercorriamo il tragitto dell’andata con il cuore carico di preoccupazione per via delle salite che dobbiamo affrontare.

Più volte siamo costretti a scendere dalla bicicletta e spingere a mano su per le salite più dure. Siamo spolti di pioggia e di sudore. Con questo tempo la visibilità scarseggia e nonostante le giornate lunghe il buio sembra insidiarci i garretti.

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Finalmente siamo di nuovo a Valdaora, alle spalle tre salite per noi importanti. Scendiamo verso il lago ma la strada è ancora lunga. I freni ormai non funzionano più, il cambio per lo meno non da problemi.

Monguelfo sa già di casa ma in verità la strada non solo è ancora lunga ma anche molto dura! Infatti la salita che da Monguelfo porta all’imbocco della Valle di Braies è un supplizio. I crampi fanno la loro comparsa. Il freddo è notevole e zuppi di acqua la sensazione di non farcela è forte.

Ci fermiamo su di una panchina per rifiatare, abbiamo di fronte a noi gli ultimi 3 durissimi km. Ormai arranchiamo su ogni pendenza, il sogno di una discesa è un qualcosa di più dell’immaginario, è una necessità, ma teniamo duro. Risaliamo a zigzag verso Braies, denti stretti e mani saldi sui manubri.

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Arriviamo finalmente dopo due ore e mezzo al Gasthof. Veniamo accolti da musica tradizionale, balli e festeggiamenti. Qui si sta ancora gozzovigliando dopo il matrimonio di questa mattina. Siamo spolti e infangati. Le biciclette non si possono guardare. Abbandoniamo i mezzi nel garage e ci rifugiamo sotto una doccia bollente.

Siamo stanchi, stanchissimi ma al tempo stesso felici per quella che per noi è comunque un’impresa eroica.

Questa notte sicuramente dormiremo…

Tempo d’autunno

Pare che finalmente ci siamo. Dopo un settembre che a memoria d’uomo si fatica a ricordare così caldo, questo weekend la circolazione ha deciso che era ora di dire basta al noioso anticiclone.

Oggi è una di quelle giornate che io definisco da “processo”! Il sole scalda ancora parecchio, ma l’aria è frizzante e si sente. La luce è semplicemente fantastica, il vento ha pulito tutto e l’occhio può spaziare all’orizzonte. Anche le colline che fanno da quinte a questi luoghi guadagnano quei punti che mancano per dare al panorama un che di piacevole.

Basta con queste divagazioni, ora che le temperature sono adatte al periodo, è tempo di attendere con trepidazione l’arrivo dei colori. Pare strano ma ancora ad oggi, 8 ottobre 2011, la stragrande maggioranza degli alberi sono ancora verdi.

Questo ci obbliga a posticipare il viaggetto previsto per sabato 15 di almeno 10 giorni. Abbiamo infatti programmato un’escursione fotografica nel Parco delle Foreste Casentinesi. Un luogo di cui ho sempre sentito parlare e di cui ho visto tante immagini ma che non ho mai visto in prima persona.

Il tempo a nostra disposizione non è molto quindi il programma prevede di fare tutto in giornata concentrandoci quasi esclusivamente sugli aspetti fotografici/paesaggistici del parco. Le informazioni in nostro possesso sono poche e si limitano a quelle trovate in rete, tra cui una serie di escursioni e passeggiate che si sviluppano su tutto il territorio del parco. Un conto però è conoscere di persona luoghi/tracciati/dislivelli ecc. un conto è leggerli in una qualche relazione.

Ancora un po’ di pazienza e potremo godere appieno di questa stagione così magica che ci traghetta dal caldo tepore estivo al freddo intenso dell’inverno.

Braies #3

Sveglia come sempre alle 8 per la colazione. La giornata si preannuncia semplicemente spettacolare. Sbirciando dalla finestra della camera infatti vedo un cielo completamente sgombro dalle nubi e il blu cobalto di questo cielo alto atesino fa bella mostra di se. Le creste a nord sono illuminate già dal sole ma qui in valle l’attesa è ancora lunga. La temperatura, come ieri mattina, si aggira intorno ai -12 gradi. L’aria è frizzante e il naso frizza ad ogni respiro.

Dopo la solita colazione, saliamo in camera per cambiarci, ci aspetta una giornata di trekking. Senza macchina infatti oggi abbiamo in programma di andare a piedi al lago di Braies, dalla nostra pensione “solo” 7 chilometri circa. Usciamo che sono le 10 in punto e dopo una visita al paesino di Ferrara, cominciamo la salita dapprima lungo la pista di sci da fondo poi addentrandoci nella foresta su sentiero.

Vivere la foresta in questa stagione è assolutamente fantastico. Nessun rumore se non i nostri respiri e la neve calpestata dai nostri scarponi. Il freddo è intenso e pungente. In giro non c’è un’anima viva. Gli animali si guardano bene dal farsi vedere e gli umani? A parte noi nessuno!

Dopo 3 ore esatte raggiungiamo il lago. Spettacolo da rimane senza fiato! Usciti dalla foresta veniamo investiti da una luce calda ed accecante che avvolge completamente l’intero lago ghiacciato. Sullo sfondo la Croda del Becco nella sua imponenza domina dall’alto i suoi possedimenti. Dopo le foto di rito giriamo gallone e ci incamminiamo per il rientro. Abbiamo veramente il cuore leggero colmo di ebrezza per il paesaggio visto e scendiamo velocemente tanto che in un paio d’ore siamo di nuovo alla pensione.

Bellissima giornata che volge al termine. Il sole ormai è sceso di nuovo dietro le creste e quei pochi gradi guadagnati nell’ora più caldo ormai sono un lontano ricordo.

La luce azzurra del fondo valle gelido avvolge velocemente il paesaggio. Ci rifugiamo sotto una doccia calda aspettando l’ora di cena al confortevole calore dei piumoni.

La foresta in generale e queste in particolare hanno qualcosa di magico. Il bianco candore della neve che ogni cosa avvolge ha un che di misterioso. A volte il folto degli abeti lascia spazio ad aperture su radure inaspettate dove magari una casa isolata pare piovuta dal cielo, tutto sembra immobile, ma si capisce dal fumo che esce dal comignolo che c’è vita all’interno. Qui il sole non batterà ancora per diversi mesi e il freddo e la neve resisteranno a lungo anche quando la primavera sul calendario avrà scandito i suoi giorni.

La magia del silenzio poi è restituisce quella dimensione di tranquillità che ogni giorno inseguiamo vanamente nelle nostre vite cittadine. E ci si ritrova fermi ad ammirare uno scorso e accorgersi di essere soli. Sensazione sublime.

La foresta è la patria delle leggende e delle storie che nelle lunghe notti d’inverno venivano tramandate dai “vecchi” ai bambini. Ci vuole un’animo sensibile per leggere i segni di quelle leggende in queste foreste. Pensare che tra 5 mesi in questi stessi posti eccheggeranno urla e risate, clacson e schiamazzi delle orde di turisti che ogni anno invadono questa valle, ci sentiamo dei privilegiati. Conserveremo il ricordo di questa giornata nella mente e nel cuore.

Braies #2

Dopo una notte un po’ agitata, ci svegliamo alle 8. Il cielo è leggermente velato e dalle nubi che corrono si capisce chiaramente che oggi sarà una giornata un po’ ventosa.

Dopo una colazione da campioni, partiamo alla volta di Innechen (San Candido) per una vasca e qualche acquisto di rito. Il paese come sempre è stupendo e nonostante il vento gelido che infingardo si infila in ogni anfratto, ci godiamo un’oretta abbondante a zonzo per le vie del centro. Al ritorno avremo fatto il pieno di tisane, miele, cioccolata, marmellata, insomma come sempre ci lasciamo mezzo patrimonio, ma pur di portare a casa un pezzettino minuscolo di questo mondo, farei qualsiasi cosa.

Il tempo scorre veloce e il cielo lentamente di ingrigisce. Ritorniamo verso la valle di Braies e su su verso Ponticello per arrivare poi in pochi chilometri a Prato Piazza (2000 mt.).

Qui la coltre di neve è veramente notevole, ed ogni volta che lo vedo di questo candore, non posso fare a meno di pensare ai tanti picnic che ogni estate facevamo sui prati di questo altopiano. E’ un mondo dalle due facce ben distinte. D’estate il caldo del sole, il profumo dei fiori e dell’erba, il rumone delle vacche al pascolo; d’inverno il silenzio, il freddo pungente del vento, il biancore diffuso quasi accecante. Non saprei dire quale delle due versioni sia meglio… Probabilmente bisognerebbe vivere qui per poter esprimere un giudizio obiettivo.

Ci incamminiamo verso il rifugio Vallandro che si trova dalla parte opposta dell’altipiano.

Il panorama assume conformazioni spettrali con questa luce velata. Il sole fatica ad uscire dalle nubi e solo verso la cresta di confine le cime sono pienamente illuminate, guardando a sud invece si ha di fronte una sola massa grigia uniforme, quasi una tempesta a vederla da qui. Le forme dai rilievi così tonde e smussate dalla neve, perdono completamente profondità e si ha quasi la sensazione di navigare in alto mare, un po’ spaesati ma al tempo stesso estasiati da cotanto splendore.

Il tempo stringe alle quattro abbiamo appuntamento con la sauna della pensione, ritorniamo alla macchina velocemente e giunti al parcheggio io e Lavi decidiamo di scendere a Ponticello con lo slittino, esperienza già fatta qualche anno fa. Ci lanciamo giù nella foresta lungo la pista per i fondisti, non si potrebbe fare ma del resto è stata proprio la signora Dora a suo tempo a dirci di scendere in questo modo. Fatto sta che la pista si sviluppa all’interno della foresta di abeti che dal fondo valle sale fino in quota. Scendiamo veloci una curva dopo l’altra, anche altri temerari stanno affrontando la discesa, ma probabilmente è la prima volta e un po’ di timore lo hanno. Noi invece sfrecciamo senza paura verso il basso e in soli 4 minuti guadagnamo il parcheggio di Ponticello, molto prima di Gomes e Cristina che stanno scendendo in macchina.

Puntualissimi alle quattro siamo in sauna per un po’ di sano relax. Fuori le ombre stanno guadagnando il loro terreno sulle ultime luci del giorno. La temperatura sta scendendo di nuovo molto velocemente. E’ il tempo delle tisane calde e dei piumoni, un buon libro, magari seduti vicino alla stube. Per me è impossibile esprimere le emozioni che queste giornate mi lasciano, rimangono solo un ricordo da tirare fuori in futuro per giore ancora una volta di posti e persone stupende.

Braies

Risveglio grigio ed uggioso questa mattina. Finiamo di preparare le valigie e alle 9,15 ci passano a prendere i nostri compagni di viaggio. Destinazione Braies!
Passata Verona, come quasi sempre accade, fa capolino un sole dapprima malatuccio poi man mano ci avviciniamo a Bressanone sempre più lunimoso in un cielo finalmente sgombro di nubi. Qualche picco lontano fa bella mostra di se con il manto bianco e lucente. Dopo un viaggio tranquillo pieno di chiacchere e risate, viaggiare in quattro è fantastico, usciamo dall’autostrada e poco prima di Brunico (ri)prendiamo i contatti con la cucina locale. Wursterl, salsiccia, crauti e birra Forst il nostro pranzo. Data la stagione il traffico è quasi inesistente, i ricordi delle code infinite in alta stagione è un lontano incubo. Ci godiamo il viaggio cercando con gli occhi ognuno i suoi punti di riferimento. Un lago, una chiesa, un monte…
Inutile nascondersi dietro un dito, io qui ci ho lasciato e continuo a lasciarci una parte di me, ed ogni volta che ritorno in questi luoghi ècome recuperare quella parte fatta di emozioni profonde.
Finalmente i Baranci fanno la loro comparsa all’orizzonte, siamo quasi arrivati.
Imbocchiamo la valle di Braies che manca poco alle 14 e decidiamo di concederci una breve sosta all’omonimo lago. Il cielo qui è parzialmente coperto e le vette dei monti circostanti sono avvolte dalle nubi. Ogni tanto una riesce a liberarsi del manto grigio che la circonda mostrando gli evidenti segni di una nevicata appena terminata.

Il lago come da programma è completamente ghiacciato e ci lanciamo in una camminata verso il centro, non senza sciovolata su ghiaccio vivo. Fa freddo, qui il sole non arriva ancora durante il suo tragitto giornaliero e la temperatura rimane sempre sotto zero.

Un vento gelido soffia nella gola del lago aquenda la sensazione di freddo. Scattiamo qualche al panorama, ci fermiamo qualche minuto ad ammirare una coppia tedesca che scala una cascata di ghiaccio, rimiriamo le formazioni di ghiaccio che in alcuni punti vicino alla roccia assumono conformazioni spettacolari quando inaspettate. Vedo e tocca per la prima volta il vetrato, veramente impressionante. Ne ho sempre sentito parlare nei tanti libri di alpinismo letti, ma mai avrei immaginato che fosse una roba del genere. Un manto di qualche centimetro completamente liscio che avvolge la roccia. Un incubo per ogni alpinista.

Lasciamo il lago e in pochi minuti siamo alla “nostra” pensione. Come sempre l’accoglienza è impareggiabile e la Signora Dora non perde mai l’occasione per scherzare con noi. Non so, ma in queste occasioni mi si apre il cuore.

Cena di rito con tagliatelle ai funchi, trota in crosta di mandorle e gelato alla vaniglia con lamponi caldi. E’ ora di accontentare anche morfeo con una bella dormita. Fuori il termometro segna -10, nel cielo nero brillano le stelle, siamo felici. Buona notte.

Il rifugio dell’anima

Io sono fermamente convinto che ogni viaggiatore, anche il più incallito, conservi uno o più luoghi verso i quali ritorna non solo con la mente, ma con il cuore e perchè no, anche fisicamente, più di tanti altri posti nel mondo.

Sono convinto che vi sono luoghi che resistono al passaggio del tempo, luoghi in grado di dare emozioni ogni volta rinnovate.

Per quanto mi riguarda uno di questi luoghi è sicuramente Braies. Magari a molti non dirà assolutamente nulla questo nome, ad altri invece rievocherà dei ricordi. Col passare degli anni mi sono convinto che per me ormai Braies non è più solo un luogo, ma uno stato d’animo.

Ma che cos’è Braies?

Prima di tutto è una valle, anzi scusate, è “la valle”. Ma è anche un lago, un paesino, un mondo intero racchiuso in pochi chilometri quadrati. Una piccolissima porzione di questo mondo che però sa regalare emozioni a 360° a chi ha la sensibilità di immedesimarsi con la natura e le persone di questi luoghi.

Questa piccola valle situata quasi al confine con l’Austria, si sviluppa lateralmente rispetto alla principale Val Pusteria appena prima dell’abitato di Villabassa. Il suo territorio fa parte del parco naturale Fanes – Sennes – Braies che racchiude delle vere perle di bellezza.

La valle, dalla caratteristica forma ipsilon rovesciata, è percorsa nella sua interezza da due strade che si dividono appena prima dell’abitato di Ferrara. Da una parte in direzione dell’omonimo lago, dall’altra verso la località Ponticello dalla quale si accede all’altopiano di Prato Piazza.

Qui ogni elemento è un elogio alla bellezza ed alla tranquillità. Perfino il freddo intenso che durante l’inverno non manca mai, regala momenti magici.

Non rimane che aspettare solo 3 settimane, nel frattempo conteremo i giorni…

Christkindlmarkt

“Christkindlmarkt” ovvero i Mercatini di Natale!

Ormai ci siamo, manca infatti poco più di una settimana all’apertura dei primi mercatini.

In diverse città dell’Alto Adige infatti, giovedì 25 novembre sarà il giorno dell’inaugurazione ufficiale di questo appuntamento ormai diventato un classico di ogni Natale. Nella cornice sempre splendida delle cittadine alto atesine, si accenderanno le luci anche su questo Natale 2010.

I banchetti, i profumi, le spezie, la cucina, le luci e quel freddo pungente che rende ancora più emozionante aggirarsi curiosi tra gli stand. Scrutare la mercanzia, magari fare qualche acquisto di qualità per il nostro albero o il nostro presepio. Bersi un tazza fumante di vin brulè assaggiando qualche piatto tipico.

Tutto questo sono i mercatini, ma non solo.

Come tutte le belle cose anche queste hanno un piccolo difetto: troppa, veramente troppa gente!

Come fare quindi per uscire indenni dalla folla che abitualmente assedia ogni espositore? La soluzione più semplice è come sempre la meno praticabile in quando ben poche persone possono prendersi il lusso di uno o più giorni di ferie infrasettimanali per dedicarli alla loro visita. Rimane forse l’unica possibilità di recarsi veramente di buon ora in loco, e per chi come noi proviene da lontano, significa alzarsi all’alba per parcheggiare al massimo alle 8,30 e poi, regola che vale sempre e comunque, evitare in ogni modo la domenica.

Detto questo l’esperienza dei mercatini è sicuramente un momento che non può mancare per chi ama il Natale, magari non tutti gli anni, giusto per lasciar sbiadire l’ultimo ricordo.

Se proprio non se ne può fare a meno, beh l’Austria ci viene in aiuto. Infatti a pochi chilometri dal confine Innsbruck offre tutto quello che un “mercataro” cerca, anzi molto ma molto di più.

Nonostante non sia proprio vicinissima, Innsbruck è comunque affrontabile anche in giornata in macchina (ricordatevi di acquistare al confine die Vignette per evitare spiacevoli multe) e diversamente dalle altre località italiane, offre ben quattro mercatini di Natale. Sì avete letto bene: quattro! I patiti del Natale avranno solo l’imbarazzo della scelta.

Posizionati infatti in luoghi diversi della città, questi mercatini indipendenti tra loro, permettono una visita itinerante attraverso questa splendida località del Tirolo.

Insomma, come tutti gli anni, ci sono tutte le opportunità per immergersi nell’atmosfera natalizia senza ma e senza se.

I mercatini indicativamente rispettano i seguenti orari:

Bolzano
– dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
– il sabato dalle 9:00 alle 19:00 (stand gastronomici aperti fino alle ore 20:00)
– la domenica e i festivi dalle 9:00 alle 19:00 (stand gastronomici aperti fino alle ore 20:30)

Bressanone
– dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 19:30
– la domenica e i festivi dalle 9:30 alle 19:30

Brunico
– dal lunedì al venerdì dalle 14:30 alle 19:00
– sabato, domenica e i festivi  dalle 10:00 alle 19:00

Merano
– dal lunedì al venerdì dalle 10:30 alle 19:30
– sabato e domenica dalle 9:00 alle 20:00

Vipiteno
– dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
–  sabato, domenica e i festivi  dalle 9:00 alle 19:00

Innsbruck
– mercatino del centro storico, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino di Maria-Theresien-Strasse, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino in piazza Marktplatz, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino panoramico nei giorni indicati dalle 12:00 alle 19:00
26/11 – 28/11
03/11 – 05/12
08/11 – 12/12
17/11 – 19/12

Malga Gampen

Sto sfogliando l’ultima moleskine ormai alle sue pagine finali e ho trovato un appunto di 3 anni fa. Era esattamente il 20 ottobre del 2007 quando io e Lavi ci concedemmo un weekend in Val di Funes, una valle che forse solo il paradiso riuscirebbe ad oscurare.
Raggiungibile dall’autostrada A22, uscita Chiusa, questa valle è un autentico gioiello della natura. Infatti dopo pochissimi chilometri dall’uscita autostradale, ci si immerge immediatamente nel tipico contesto alpino: prati verdi, cielo blu, roccia grigia. Una delizia per lo spirito e non solo.

Qui infatti si ha accesso al Parco Naturale Puez-Odle, un santuario delle Dolomiti dedicato a chi ama la montagna che si estende su una superficie di 10.196 ettari. Ne fanno parte i comuni di Badia, Corvara in Badia, Funes, San Martino in Badia, Ortisei, Santa Cristina in Val Gardena e Selva di Val Gardena. Tra le altre cose, all’interno del territorio del parco sono presenti tre isole linguistiche Ladine: Val Gardena, Val Badia e Val di Funes.

Ripropongo di seguito gli appunti che scrissi all’epoca. Arriviamo a Santa Maddalena sabato mattina di buon’ora e troviamo con gioia la neve…

20/10/2007 – Malga Gampen (2062 mt.)

Dopo una salita gelida al rifugio Genova (2297 mt.) ed una vista da mozzare il fiato, siamo a tavola io con canederli immersi nel burro fuso, Lavi con un’ottima minestra d’orzo alla contadina.

E’ fantastico essere devastati dal freddo e poi entrare in un ambiente caldo ed accogliente, una Forst in mano, e il corpo che si rilassa.

Nel tardo pomeriggio rientriamo verso San Pietro per sistemarci nel gasthof prenotato.

Il polo probabilmente è meno freddo!

Dopo 30 minuti passati a fare “giri veloci” alla ricerca dell’ormai mitico Zirchelhof, siamo riusciti nell’impresa. Un paio di case in classico stile tirolese perse nel nulla. Da una parte il dormitorio, dall’altra la stube.
Dire che in camera c’è freddo è un eufemismo anche se in una qualche maniera sono riuscito a fare una doccia ristoratrice.

Non so come, ma evidentemente il freddo porta risate, passiamo infatti il tempo che si separa dalla cena, che è alle 18 come si conviene in questa regione, sotto le coperte a ridere di cavolate ed altro.

Alle 18 si cena e siamo a tavola. Siamo in compagnia di un tavolo con 8 tedeschi, probabilmente scesi a svernare. Per il momento il menù propone:

zuppa d’orzo;
canederli (formaggio e spinaci)
piatto misto di salumi e formaggi con: speck, salame, formaggio emmental, patate lesse, burro, carote e rape
piatto misto di carne con: costine, arrosto, wurstel, letto di crauti, patate arrosto e senape
castagne e noci
frittelle con marmellata
Siamo devastati!

Dopo una notte complicata per via del cibo e del freddo, ci svegliamo la domenica mattina con un bellissimo sole, la nevicata e il freddo del giorno prima sono solo un piacevole ricordo, e ci dirigiamo a Bressanone per una vasca in città.

Oggi i colori sono veramente speciali.

Finalmente sono riuscito a vedere qualcosa dell’autunno in Dolomiti. Prati verdi intensi che si stagliano sul blu cobalto del cielo. La pietra grigia striata dal bianco della neve. E una miriade di punte colorate dal giallo all’arancione al rosso dei larici. Il tutto sapientemente mixato col verde degli abeti.

Questo è quello che si ha il privilegio di ammirare qui. In questa valle la fantasia galoppa libera.

I colori si moltiplicano, non più solo larici, ma tutti gli alberi sono vestiti a festa. La festa dell’inverno che qui è ormai alle porte.

Se si scende ancora lo spettacolo viene arricchito dalle vigne completamente gialle. Cosa si vuole di più dalla vita?

E’ come se la natura tutta si stia preparando al grande balzo. Oggi le prime avvisaglie del Generale, che come ogni anno affila le sue armi. Non capita infatti tutti i giorni di veder nevicare ad ottobre. Uno spettacolo fantastico.

Peccato che il tempo non sia mai abbastanza.

Corpo e mente anelano questi posti come i pesci il mare o gli uccelli il cielo. Il mare è bellissimo, ma niente è paragonabile alla montagna, a questa Montagna.