Glendalough

Risveglio freddo quello di questa mattina. Un grigio striato di nero come non si vedeva da novembre condito da un vento teso e gelido. Per fortuna che ci alziamo da letto che sono le dieci. Diciamo che questo flashback stagionale invoglia il dolce poltrire sotto il piumone.

Con un colpo di reni scendiamo in strada. Alle 12.10 abbiamo l’autobus per Glendalough, amena località a qualche decina di chilometri da Bray famosa fin dall’antichità per la presenza di una comunità monastica facente capo a St. Kevin, un giovane che un bel giorno decise di darsi all’eremitaggio e trovò in questa valle la naturale collocazione geografica per isolamente ed immersione nella natura.

La località , ovviamente popolarissima sia tra i turisti che i locali, si presenta con un centro visitatori nel quale reperire mappa e storia del luogo per soli 1 euro (50 cent. l’opuscolo). Ci sono diversi sentieri di varia difficoltà che percorrono la valle la quale è caratterizzata principalmente da due laghi, il lower e l’upper lake, incastonati tra le sponde scoscese di colline che percorrono longitudinalmente l’intera valle.

Imbocchiato la “green road”, il sentiero più facile, che da centro visitatori porta al lower lake e successivamente all’upper lake. Decine di famiglie si godono la bella giornata “invernale” sprezzanti del freddo e del vento. Maniche corte, sandali, canottiere… Viene da chiedersi in che posti ci troviamo… La verità è che semplicemente sono irlandesi.

Arrivati all’upper lake continuiamo la camminata fino alla sponda opposta dove si trovano i resti di un villaggio di minatori che qui estraevano piombo e rame. A testimonianza rimangono pochi muri e qualche ingranaggio di macchine sconosciute. A vederla oggi, con questo tempo, viene da chiedersi che razza di fisici dovessero avere per vivere qui su.

Il paesaggio è sinistro, innumerevoli rocce nere emergono dai muschi color verde smeraldo, dove non è erba è albero, diversi boschetti alternano la loro presenza sul territorio. E’ tutto veramente selvaggio, mancherebbe solo qualche animale feroce a condire il tutto…

Ci avviamo verso il ritorno e in un oretta siamo di nuovo al centro visitatori mezzi assiderati, merenda in un hotel del posto, apple pie e tea, e all’improvviso accade l’inaspettato. Non so per quale miracolo della natura ma nel giro di pochi minuti il cielo si apre e si fa sempre più azzurro, il sole emerge con tutto il suo calore e tutta la sua luminosità a rischiarare il pomeriggio.

Il verde da cupo diventa smeraldo, usciamo e ci concediamo una visita al sito monastico in rovina ed annesso cimitero (ancora in uso). L’animo finalmente si rinfranca un po’, questo sole ha risollevato un po’ questa grigia giornata.

Peccato solo che ormai è ora di rientrare, l’autobus infatti è già al parcheggio ad attenderci.

Glendalough è sicuramente un posto da vedere e da godere senza l’assillo del rientro, magari concedendosi qualche scarpinata sulle cime delle colline circostanti e poi, sicuramente, da fare solo con il sole, magari facendo un picnic in uno dei tanti prati curatissimi tra il lower e l’upper lake.

Guinness Storehouse

Da quando 8 anni fa sono stato in Irlanda ho instaurato un rapporto tutto particolare con la Guinness. Un rapporto spesso al limite del patologico in quanto a collezione di gadget, record di pinte ecc. ecc.

Oggi era il giorno. Il giorno della prima visita al santa sanctorum di tutte le birre: la Guinness Storehouse.

Da Bray al centro di Dublino la strada è lunga ed abbiamo tutto il tempo di goderci questa pessima giornata irlandese. Il cielo infatti è colmo di nubi grige striate di nero che non promettono niente di buono. La costa appare in tutta la sua aggressività selvaggia. Le onde si infrangono, il vento teso squote gli alberi. Aspettiamo solo il primo scroscio di pioggia.

Ma siamo in Irlanda e giunti a Dublino il vento ha spazzato gran parte delle nubi. Incredibile. Un pallido sole fa capolino tra le nubi sempre più sparse. Lasciamo la DART per prendere la LUAS, in pratica il tram di Dublino, e scendiamo a Heuston Station. In pochi minuti raggiungiamo il St. James’s Gate, punto simbolo della Guinness che prelude all’ingresso nella fabbrica.

Non voglio raccontare la visita che magari risulta barbosa, ognuno deve trovare il suo personale percorso verso la Guinness e non sta certo a me guidarvi per questa strada.Quello che posso dire è che sì vale la pena spendere una mezza giornata o più per visitare la Storehouse, anche solo per apprendere i passaggi fondamentali che portano alla realizzazione dell’oro nero. L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di spendere qualche euro e godersi una pinta in santa pace non tanto al Gravity Bar, nel quale con il biglietto di ingresso si ha diritto ad una pinta gratuita, quanto due piani sotto. C’è infatti un bar decisamente ampio e poco frequentato dove la Guinness è servita al momento e non preparata come in altri punti che per motivi di afflusso la spillatura è praticamente continua a per i puristi questo ovviamente non è accettabile.

Lasciamo la Storehouse che è metà pomeriggio e decidiamo di tornare alla DART a piedi seguendo un itineraio parallelo al Liffey, il fiume che taglia in due Dublino. Thomas Street, Cornmarket, Lord Edward Street e Dame street ci portano in zona Temple Bar. Qui è un brulicare assurdo di turisti e locali che tra le partite del sabato pomeriggio e la vasca immancabile in uno dei quartieri simbolo della capitale, affollano strade e pub.

Ci rifugiamo in uno starbucks di fronte a Trinity College per un caffè e quando usciamo sono già le 18. E’ tempo di rientrare. Siamo stanchi, anzi no, sarebbe meglio dire che siamo completamente esausti e ci trasciniamo verso casa.

Doccia, divano e una cena frugale ci portano verso il letto che sono appena le 21.

Buonanotte mondo.

Capolinea

Questa mattina soffia un vento sano, uno di quei venti che ti porta via il cappello, che ti scompiglia i capelli, che ti urla nelle orecchie. Vento freddo, del nord. Dal mare soffia con impeto verso l’entroterra. Nonostante il bel sole, le temperature primaverili di ieri sono solo un lontano ricordo. Siamo in Irlanda.

Il treno percorre veloce il suo sentiero lungo la costa. Sotto di noi la scogliera lascia intravedere la spuma delle onde che si infrangono sulla roccia. Selvaggia Irlanda mi viene da pensare se non fosse che l’intera costa che da Bray porta a nord, verso Dublino, è costellata da un susseguirsi di piccoli paesi arroccati sui promontari e sulle colline che ripide affondano le loro radici nel mare.

Facciamo tappa a Dolkey un tempo il più importante porto medioevale di Dublino, oggi, un piccolo paesino sul mare nel quale alla normale vita dei pescatori fa da contraltare la presenza massiccia di benestanti, le ville delle zone residenziali ne sono un esempio. Il contrasto rispetto alle normali casette grige e spente appare evidente in tutta la sua grandezza. E’ un paesino nel quale l’attrattiva principale è forse proprio rappresentata dalle ville, alcune veramente spettacolari, che si contengono, ognuna a suo modo, il primato di perla del luogo.Come ogni buon giorno d’Irlanda, anche oggi il tempo volge presto al brutto e le nuvole coprono velocemente il cielo oscurando la presenza del nostro amato e caldo sole.

E’ il momento giusto per una sosta anche perchè lo stomaco reclama cibo. Oggi, venerdì santo, è vietato vendere alcolici ragion per cui molti se non tutti i pub sono chiusi.

Ci rifugiamo in un simpatico locale estremamente luminoso e colorato. L’arancio fa da padrone incontrastato tra seggiole e ammenniccoli vari pare d’essere in Olanda.

Ci concediamo un buon fish & chips chiaccherando di cucina, di lavoro e ovviamente di viaggi.Il pomeriggio ci porta poi ad Howth, un cittadina a pochi chilometri a nord di Dublino che si sviluppatasi in collina, domina dall’alto il panorama circostante e l’omonimo porto, oggi sede di un importante flotta di pescherecci.

Arriviamo a metà pomeriggio e capiamo subito che questa è una meta piuttosto ambita in quando il treno è stracolmo di persone che si riversano senza tanti complimenti verso il porto per ammirare le diverse navi da pesca ormeggiate, i tanti negozi specializzati nella vendita del pesce e con nostra sorpresa qualche foca che staziona famelica in porto. Il tempo come era prevedibile comincia a volgere al bello e così come sono venute le nuvole lasciamo il posto ad uno splendido sole che illumina questo tardo pomeriggio.

Lasciamo il porto e ci addentriamo per le viuzze tutte in salita del paese. Pare una città morta. Il caos e l’affollamento del porto sono un lontano ricordo e mentre saliamo verso la sommità del promontorio godiamo di un panorama veramente eccezionale. Il porto ai nostri piedi brulica di gente e di barche, gli scogli all’orizzonte illuminati dal sole mostrano il loro lato più selvaggio e bello, una delizia per i nostri occhi e per il nostro spirito.

Il ritorno a Bray ci richiederà un’ulteriore ora di treno, tempo nel quale intorno a noi cambiano i passeggeri ad ogni fermata in un andirivieni di visi, colori e lingue. E’ ormai tempo di riposare.