Lenzkirch – Waldshut

Ci siamo! Oggi è il nostro ultimo giorni di sellino e pedali e come volesi dimostrare il tempo è pessimo.

Siamo in montagna e fa freddo. L’atmosfera è uggiosa e ci copriamo preparandoci ad una giornata “umida”. La prima discesa verso Lenzkirch si trasforma in pochissimo tempo in una prima doccia piuttosto fredda! Ci fermiamo in paese per fare spesa e grazie agli dei alla nostra ripartenza fa capolino un timido sole. Dai forse ce la siamo cavata con poco, ci diciamo. Con una serie di saliscendi anche impegnativi, raggiungiamo il primo punto di riferimento odierno che è la bellissima cittadina di Bonndorf. Il cielo è a dir poco nero, ed un vento impetuoso spazza le nuvole con una potenza inaudita. Da qui sappiamo che le cose, almeno da un punto di vista stradale dovrebbero migliorare ed infatti lasciandoci alle spalle il paese iniziamo un tratto di falsopiano tra le campagne ormai gialle di fine estate per tuffarci definitivamente in quella che è un’impegnativa discesa lunga almeno 15 chilometri.

Discesa che risulta estremamente pericolosa oltre che impegnativa. Le folate trasversali di vento e la velocità sostenuta, abbiamo toccato oltre i 60 km/h, unità al carico massimo delle bici rende il tutto mooooolto impegnativo. E’ però la giusta ricompensa dalle fatica disumane di ieri. Finiamo la discesa nei pressi di Stühlingen e ci concediamo un frugale pranzo a base di panini. Abbiamo il cuore leggero, ormai è tutta leggera discesa fino all’arrivo, la pioggia sembra scongiurata, mancano solo una trentina di chilometri.

Proseguiamo lungo una ciclabile sterrata che costeggia il fiume Wutach. Il vento è sempre importante e usciti dalla valle ci rendiamo conto che gli ultimi chilometri saranno il solito calvario di vento contrario.

Abbiamo pressoché esaurito le energie e fa freddo. Abbiamo solo voglia di arrivare per tuffarci sotto la doccia. L’attesa però è ancora lunga. Arrivati nei pressi di Tiengen facciamo una sosta per rimirare una serie di aquile che ha nidificato lungo il Reno, spettacolo superbo, reso anche più selvaggio dal vento impetuoso.

Ormai siamo al dunque, la zona industriale di Waldshut ci accoglie e con lei anche il motel. Siamo orgogliosi di noi stessi per quello che siamo riusciti a fare. Ora non rimane che goderci il meritato riposo serale con una passeggiata per le vie della città vecchia.

Freiburg – Lenzkirch

Ci svegliamo dopo una notte agitata e piena di preoccupazioni per quello che ci aspetta oggi.

Abbiamo infatti rimuginato tanto in questi ultimi 2 giorni su come continuare il nostro viaggio in queste ultime 2 tappe che ci rimangono da affrontare da soli. Il fatto di essere in 4 aiuta sicuramente, sopratutto quando si incontrano difficoltà sia tecniche che logistiche. La scelta è stata comunque quella di provarci, alla peggio rientreremo verso la prima stazione ferroviaria e…..

Tutto questo per dire che oggi ci tocca la Cima Coppi di questo tour estivo, una lunga salita di 12/13 chilometri verso Rinken. Si tratta di una variante “per sportivi” che si inerpica all’interno del Naturpark Südschwarzwald con un dislivello di 800/900 metri. I più esperti ci hanno già detto che l’impresa, perchè di impresa si tratta, non è alla nostra portata ma chi siamo noi per tirarci indietro?

Lasciamo quindi Friburgo di buonora in questa domenica mattina assolata, le vie della città sono deserte. Qualche bottiglia a testimoniare i bagordi del sabato sera, complice anche il match della squadra locale di calcio. E’ strano essere senza compagnia dopo più di 10 giorni passati insieme ai nostri amici, ma diversamente non si poteva fare e quindi inutile pensarci. In circa un’oretta si ritroviamo a Kirchzarten, da qui si comincia a fare sul serio e capiamo bene il perchè, dopo infatti pochi chilometri in località Oberried, la strada letteralmente si impenna! Scaliamo tutto lo scalabile e via di rampichino pedalata dopo pedalata grondiamo sudore mentre al nostro fianco veniamo sorpassati ripetutamente da motociclisti e ciclisti ovviamente senza tutta la nostra zavorra al seguito. Dire che è durissima non rende l’idea. Le gambe letteralmente scoppiano, il sole picchia sulla testa, il cuore scoppia nel petto. Teniamo duro perchè non si può fare altrimenti. Lavi è costretta ripetutamente a scendere dalla bici e a spingerla su per la salita, io resisto non so bene come. Finalmente ci addentriamo nel bosco e godiamo un po’ del refrigerio dato dall’ombra. Dalle indicazioni mancano poco più di 2 chilometri alla vetta, in fondo nemmeno tanto?!#@

Ma ecco che quando i timori cominciano e lasciare spazio alla felicità di avercela quasi fatta, arriva la doccia gelata. La strada infatti è clamorosamente chiusa con una serie di indicazioni di pericolo di vita e compagnia bella. Che fare?

Un paio di ciclisti che ho davanti si avventurano lo stesso, ma per noi la situazione è diversa. Da un lato dobbiamo centellinare gli sforzi, dall’altro dobbiamo fare comunque i conti con il tempo a nostra disposizione e con le cartine in nostro possesso risulta difficile prendere decisioni oculate. Che fare? Ovviamente la scelta cade sull’opzione più conservativa ovvero prendiamo la deviazione indicata dai cartelli… Apriti cielo!!! Dopo poche centinaia di metri la strada asfaltata lascia il posto allo sterrato di una strada forestale che inesorabilmente si inerpica sulla montagna. Madonne come se piovesse mentre sudiamo anche il midollo e le ruote slittano ad ogni pedalata. Tiriamo fuori la nostra esperienza di trekking per cercare di orientarci sulla cartina ed avere almeno una parvenza di dove ci troviamo. Finalmente dopo quasi 4 ore di salita siamo al passo!!! Siamo stremati anche se ovviamente contenti. C’è poco da gioire però, all’arrivo mancano ancora almeno 25 chilometri. Mangiamo e beviamo e ci buttiamo a capofitto in discesa per guadagnare quanto più tempo possibile. Raggiungiamo finalmente la base della discesa a Hinterzarten, sono le 14 in punto quando presi dai morsi della fame ci sediamo nel primo ristorante che incontriamo. Siamo più ottimisti con la pancia piena!

Ci rimettiamo in sella e in pochi minuti siamo a Titisee, un lago fantastico per la sua bellezza di contro pare che tutta la Germania abbia deciso di venirci oggi. Siamo costretti a spingere le biciclette a mano dal gran numero di persone che affolla il lungo lago, incredibile veramente!

Ci lasciamo il lago alle spalle e ci avventuriamo per l’ennesima “scorciatoia” che si rivela essere un boomerang incredibile. La pista infatti ci porta all’interno del bosco su per una stradina che risulta talmente ripida che a fatica riusciamo a spingere la bicicletta a mano, è assurda la ripidezza di questa salita! Non abbiamo parole e nemmeno pensieri, anzi no forse quelli sì…

Scolliniamo a finalmente ritrovato l’asfalto scendiamo verso la nostra destinazione finale Lenzkirch. Sfortunatamente il nostro alloggio si trova a 4 chilometri dal paese ovviamente dal lato alto… Le parole non le riporto perchè sarebbero troppo offensive. Ormai non ne abbiamo veramente più. Risaliamo a zigzag la strada sperando ad ogni curva che lo strappo appena fatto sia l’ultimo ed invece… continuiamo a salire. Ce ne freghiamo delle indicazioni di strada chiusa per lavori e stremati dopo quasi 59 chilometri e oltre 3500 metri di dislivello siamo a meta!

Le proprietarie della pensione se la spassano clamorosamente quando capiscono da dove veniamo, noi dal canto nostro siamo coscienti dell’impresa che abbiamo fatto. Siamo andati sicuramente oltre ogni nostra aspettativa e la giornata di oggi rimarrà stampata nella memoria per molti moltissimi anni.

Ora è tempo di schnitzel e kartoffelsalat.

Rust – Freiburg

La fatica comincia un po’ a farci sentire. Complice anche il caldo importante di questi giorni e forse anche la monotonia del paesaggio che non aiuta a stuzzicare i sensi. Ci lasciamo velocemente alle spalle Rust, e la bolgia infernale di automobilisti in fila per l’entrata al parco divertimenti, e ci inoltriamo nella campagna tedesca. Dopo qualche chilometro di sgambata decidiamo prendere una variante per movimentare un po’ la giornata e ci immergiamo in un dedalo di sentieri che si sviluppa all’interno di un bosco. Inutile sottolineare l’assoluta mancanza di indicazioni. Dopo un avanti e indietro di una mezzora finalmente sembra che la direzione presa sia quella giusta. In verità questa variante non aggiunge molto alla varietà del paesaggio semplicemente abbiamo sostituito l’orizzonte piatto della pianura con una quinta di alberi e un po’ di ombra, che in fondo non guasta mai.

Passiamo un paio di villaggi veramente graziosi nei quali però non c’è anima viva… Giardini perfetti, orti perfetti… pensiamo al nostro orto a casa che normalmente si presenta come una savana incolta e un po’ invidiamo quello che stiamo vedendo. Non invidiamo però i naturisti che incontriamo dopo qualche chilometro che come mamma li ha fatti se ne stanno beati a bordo fiume e prendere il sole.

Finalmente passiamo Riegel e da qui iniziamo una lunga e lenta salita verso Friburgo. Un ruscello/canale (Dreisam) ci accompagna in questi ultimi chilometri che sono tutto furchè semplici. Infatti se da un lato il paesaggio è veramente piacevole, dall’altro questo lunghissimo tratta di ciclabile è completamente sterrato. Questo ci costringe ad un ulteriore sforzo in una giornata nella quale l’unico desiderio sarebbe quello di starcene seduti al bar a sorseggiare una birra ghiacciata.

Man mano che ci avviciniamo a Friburgo incontriamo sempre più gente. Tanta gente si gode il sole a bordo ruscello, c’è che fa picnic, chi prende il sole, chi si rinfresca nell’acqua. Pare una scena idilliaca. Noi in compenso arranchiamo tra la ghiaia della ciclabile ostiando quanto di peggio la nostra immaginazione può concepire.

Finalmente le porte di Friburgo si aprono e ci accoglie una città in fermento. Il salto dalla campagna alla città è sempre complicato. Tanto traffico, tante auto e tante biciclette, semafori, marciapiedi tutti elementi che normalmente ignoriamo completamente. Fortunatamente il nostro alloggio è nei pressi della stazione ferroviaria e raggiungerlo risulta quindi estremamente semplice. Qui fortunatamente usufruiamo dell’immenso parcheggio per biciclette posto esattamente sopra la stazione, un pensiero in meno per i prossimi 2 giorni.

Friburgo è anche l’ultima tappa per i nostri compagni di viaggio, Scott e Pam, domenica infatti loro devono rientrare in Italia, per noi invece ancora un paio di giorni in sella alle nostre biciclette.

Monaco di Baviera

Dopo una notte un po’ agitata ci svegliamo nel grigio colore della pioggia. E’ da questa notte infatti che piove incessantemente e il cielo non lascia spazio a speranze di sorta. Oggi sarà un giorno umido.

Fatta colazione partiamo alla volta di Monaco di Baviera lungo l’autobahn 8. Durante il tragitto la pioggia si trasforma velocemente in neve e gli ultimi chilometri che ci separano dalla città ci regalano un paesaggio imbiancato. Stupendo.

Entriamo in città e la prima tappa è ovviamente Marienplatz il centro nevralgico di questa città. Sembra di essere a Rimini il 15 di agosto dal gran numero di persone che affollano non solo la piazza ma tutte le vie limitrofe. Siamo piuttosto intirizziti e dato che vogliamo vedere lo spettacolo del campanile che domina la piazza, entriamo nella libreria di fronte che si sviluppa di sette piani. Da qui, come del resto dice anche la guida, si può godere di un’ottima visuale verso la parte del campanile che tutti vogliono vedere ovvero una porzione animata da statuine che riproduce il torneo che a suo tempo venne organizzato in occasione della prima celebrazione dell’Oktoberfest. Un vero spettacolo.

Lasciata la libreria poco dopo mezzogiorno, ci dirigiamo in una piazzetta limitrofa dove ha sede un mercato stabile. Peccato che piova perchè questo mercato è veramente bello. Frutta e verdura ma non solo, il macellaio, il formaggere, il panettiere, qui pare che si siano messi d’accordo, ognuno si occupa di una specialità, i supermercati a noi non interessano…

Assaggiamo qualche leccornia tra cui un paio di cetrioli che ci lasciano letteralmente a bocca aperta dalla bontà. Si pranza che ormai sono le due. Di questo pranzo ricorderemo sicuramente lo studel annegato in un mare di vaniglia calda. Onestamente non so come descriverlo… sublime? non lo so, va mangiato!

La temperatura pare essersi abbassata ancora e siamo inzuppati fradici. Ci dirigiamo verso quello che dovrebbe essere un ex birrificio ora sede del museo sull’Oktoberfest. Dire che questo è un museo è un po’ eccessivo, certo che i 4 euro spesi per vedere niente sono troppi. Da evitare assolutamente.

La sera è alle porte e le migliaia di luci del centro storico di Monaco si accendono, lo spettacolo è notevole, così come il numero di persone in giro. E’ incredibile quanta gente affolli i negozi, i portici, i banchetti. Il centro scoppia è una vera e propria bolgia. Un ultima scarpinata tra le file delle bancarelle e via verso il metrò. Siamo stanchissimi, complice ovviamente il freddo, e il tepore del metrò ci taglia completamente le gambe. Il rientro in macchina è da brividi. Sotto una pioggia battente e senza asfalto drenante percorriamo l’ottantina di chilometri che ci separa da casa con i gli occhi fissi sulla strada.