5 Terre

Le 5 Terre sono un microcosmo difficile da decifrare. Paesi di mare con l’anima a metà tra agricoltura e montagna.

Gente arsa dal sole abbacinante e sbattuta contro la roccia da burrasche improvvise.

Gente che ha saputo fare di un territorio decisamente ostico, un piccolo edem di prelibatezze. Gente che come tanti altri ne ha i coglioni pieni di un certo turismo ma sopratutto di un certo Stato.

Le 5 Terre sono questo e molto molto altro e come spesso accade, non bastano 4 giorni per capire la natura di un posto e della sua gente.

Manarola

Nel nostro piccolo abbiamo goduto della compagnia del caldo umido che ti fa grondare come una fontana lungo i sentieri che seguendo il profilo della costa uniscono in un unico filo questi paesi. Abbiamo goduto della compagnia di tante persone piacevoli che tra una chiacchiera e l’altra ci hanno raccontato uno spaccato della loro vita o un pezzo della loro storia. Abbiamo goduto di un ottimo pesce e di un ottimo vino. Abbiamo riso come non facevamo da mesi. Ci siamo persi a guardare la luna nascere alle spalle di Manarola o un raggio di sole ad illuminare Monte Rosso. Ci siamo indignati per questa Italia che non è capace di portare a casa quello che le spetta. Ci siamo indispettiti di fronte ai prezzi “turistici” fuori di ogni senso logico se non della logica del porta a casa oggi che domani non si sa mai. Ci siamo schifati di fronte ai tipici bagni pubblici italiani che un porcile puzza meno ed è più pulito, garantito! Ci siamo abbuffati come sempre di focaccia e riempiti di olio fin sopra le orecchie. Abbiamo parlato tutte le lingue di questo mondo, dall’inglese al francese, dal russo allo spagnolo, dal tedesco all’italiano, perchè in fondo tutto il mondo è paese solo che in questo paese non vogliono il mondo o se lo vogliamo è solo per spolparlo.

Torneremo sicuramente in queste splendide terre per continuare i nostri trekking di esplorazione e per godere della compagnia del mare e della sua gente.

Lenzkirch – Waldshut

Ci siamo! Oggi è il nostro ultimo giorni di sellino e pedali e come volesi dimostrare il tempo è pessimo.

Siamo in montagna e fa freddo. L’atmosfera è uggiosa e ci copriamo preparandoci ad una giornata “umida”. La prima discesa verso Lenzkirch si trasforma in pochissimo tempo in una prima doccia piuttosto fredda! Ci fermiamo in paese per fare spesa e grazie agli dei alla nostra ripartenza fa capolino un timido sole. Dai forse ce la siamo cavata con poco, ci diciamo. Con una serie di saliscendi anche impegnativi, raggiungiamo il primo punto di riferimento odierno che è la bellissima cittadina di Bonndorf. Il cielo è a dir poco nero, ed un vento impetuoso spazza le nuvole con una potenza inaudita. Da qui sappiamo che le cose, almeno da un punto di vista stradale dovrebbero migliorare ed infatti lasciandoci alle spalle il paese iniziamo un tratto di falsopiano tra le campagne ormai gialle di fine estate per tuffarci definitivamente in quella che è un’impegnativa discesa lunga almeno 15 chilometri.

Discesa che risulta estremamente pericolosa oltre che impegnativa. Le folate trasversali di vento e la velocità sostenuta, abbiamo toccato oltre i 60 km/h, unità al carico massimo delle bici rende il tutto mooooolto impegnativo. E’ però la giusta ricompensa dalle fatica disumane di ieri. Finiamo la discesa nei pressi di Stühlingen e ci concediamo un frugale pranzo a base di panini. Abbiamo il cuore leggero, ormai è tutta leggera discesa fino all’arrivo, la pioggia sembra scongiurata, mancano solo una trentina di chilometri.

Proseguiamo lungo una ciclabile sterrata che costeggia il fiume Wutach. Il vento è sempre importante e usciti dalla valle ci rendiamo conto che gli ultimi chilometri saranno il solito calvario di vento contrario.

Abbiamo pressoché esaurito le energie e fa freddo. Abbiamo solo voglia di arrivare per tuffarci sotto la doccia. L’attesa però è ancora lunga. Arrivati nei pressi di Tiengen facciamo una sosta per rimirare una serie di aquile che ha nidificato lungo il Reno, spettacolo superbo, reso anche più selvaggio dal vento impetuoso.

Ormai siamo al dunque, la zona industriale di Waldshut ci accoglie e con lei anche il motel. Siamo orgogliosi di noi stessi per quello che siamo riusciti a fare. Ora non rimane che goderci il meritato riposo serale con una passeggiata per le vie della città vecchia.

Freiburg – Lenzkirch

Ci svegliamo dopo una notte agitata e piena di preoccupazioni per quello che ci aspetta oggi.

Abbiamo infatti rimuginato tanto in questi ultimi 2 giorni su come continuare il nostro viaggio in queste ultime 2 tappe che ci rimangono da affrontare da soli. Il fatto di essere in 4 aiuta sicuramente, sopratutto quando si incontrano difficoltà sia tecniche che logistiche. La scelta è stata comunque quella di provarci, alla peggio rientreremo verso la prima stazione ferroviaria e…..

Tutto questo per dire che oggi ci tocca la Cima Coppi di questo tour estivo, una lunga salita di 12/13 chilometri verso Rinken. Si tratta di una variante “per sportivi” che si inerpica all’interno del Naturpark Südschwarzwald con un dislivello di 800/900 metri. I più esperti ci hanno già detto che l’impresa, perchè di impresa si tratta, non è alla nostra portata ma chi siamo noi per tirarci indietro?

Lasciamo quindi Friburgo di buonora in questa domenica mattina assolata, le vie della città sono deserte. Qualche bottiglia a testimoniare i bagordi del sabato sera, complice anche il match della squadra locale di calcio. E’ strano essere senza compagnia dopo più di 10 giorni passati insieme ai nostri amici, ma diversamente non si poteva fare e quindi inutile pensarci. In circa un’oretta si ritroviamo a Kirchzarten, da qui si comincia a fare sul serio e capiamo bene il perchè, dopo infatti pochi chilometri in località Oberried, la strada letteralmente si impenna! Scaliamo tutto lo scalabile e via di rampichino pedalata dopo pedalata grondiamo sudore mentre al nostro fianco veniamo sorpassati ripetutamente da motociclisti e ciclisti ovviamente senza tutta la nostra zavorra al seguito. Dire che è durissima non rende l’idea. Le gambe letteralmente scoppiano, il sole picchia sulla testa, il cuore scoppia nel petto. Teniamo duro perchè non si può fare altrimenti. Lavi è costretta ripetutamente a scendere dalla bici e a spingerla su per la salita, io resisto non so bene come. Finalmente ci addentriamo nel bosco e godiamo un po’ del refrigerio dato dall’ombra. Dalle indicazioni mancano poco più di 2 chilometri alla vetta, in fondo nemmeno tanto?!#@

Ma ecco che quando i timori cominciano e lasciare spazio alla felicità di avercela quasi fatta, arriva la doccia gelata. La strada infatti è clamorosamente chiusa con una serie di indicazioni di pericolo di vita e compagnia bella. Che fare?

Un paio di ciclisti che ho davanti si avventurano lo stesso, ma per noi la situazione è diversa. Da un lato dobbiamo centellinare gli sforzi, dall’altro dobbiamo fare comunque i conti con il tempo a nostra disposizione e con le cartine in nostro possesso risulta difficile prendere decisioni oculate. Che fare? Ovviamente la scelta cade sull’opzione più conservativa ovvero prendiamo la deviazione indicata dai cartelli… Apriti cielo!!! Dopo poche centinaia di metri la strada asfaltata lascia il posto allo sterrato di una strada forestale che inesorabilmente si inerpica sulla montagna. Madonne come se piovesse mentre sudiamo anche il midollo e le ruote slittano ad ogni pedalata. Tiriamo fuori la nostra esperienza di trekking per cercare di orientarci sulla cartina ed avere almeno una parvenza di dove ci troviamo. Finalmente dopo quasi 4 ore di salita siamo al passo!!! Siamo stremati anche se ovviamente contenti. C’è poco da gioire però, all’arrivo mancano ancora almeno 25 chilometri. Mangiamo e beviamo e ci buttiamo a capofitto in discesa per guadagnare quanto più tempo possibile. Raggiungiamo finalmente la base della discesa a Hinterzarten, sono le 14 in punto quando presi dai morsi della fame ci sediamo nel primo ristorante che incontriamo. Siamo più ottimisti con la pancia piena!

Ci rimettiamo in sella e in pochi minuti siamo a Titisee, un lago fantastico per la sua bellezza di contro pare che tutta la Germania abbia deciso di venirci oggi. Siamo costretti a spingere le biciclette a mano dal gran numero di persone che affolla il lungo lago, incredibile veramente!

Ci lasciamo il lago alle spalle e ci avventuriamo per l’ennesima “scorciatoia” che si rivela essere un boomerang incredibile. La pista infatti ci porta all’interno del bosco su per una stradina che risulta talmente ripida che a fatica riusciamo a spingere la bicicletta a mano, è assurda la ripidezza di questa salita! Non abbiamo parole e nemmeno pensieri, anzi no forse quelli sì…

Scolliniamo a finalmente ritrovato l’asfalto scendiamo verso la nostra destinazione finale Lenzkirch. Sfortunatamente il nostro alloggio si trova a 4 chilometri dal paese ovviamente dal lato alto… Le parole non le riporto perchè sarebbero troppo offensive. Ormai non ne abbiamo veramente più. Risaliamo a zigzag la strada sperando ad ogni curva che lo strappo appena fatto sia l’ultimo ed invece… continuiamo a salire. Ce ne freghiamo delle indicazioni di strada chiusa per lavori e stremati dopo quasi 59 chilometri e oltre 3500 metri di dislivello siamo a meta!

Le proprietarie della pensione se la spassano clamorosamente quando capiscono da dove veniamo, noi dal canto nostro siamo coscienti dell’impresa che abbiamo fatto. Siamo andati sicuramente oltre ogni nostra aspettativa e la giornata di oggi rimarrà stampata nella memoria per molti moltissimi anni.

Ora è tempo di schnitzel e kartoffelsalat.

Rust – Freiburg

La fatica comincia un po’ a farci sentire. Complice anche il caldo importante di questi giorni e forse anche la monotonia del paesaggio che non aiuta a stuzzicare i sensi. Ci lasciamo velocemente alle spalle Rust, e la bolgia infernale di automobilisti in fila per l’entrata al parco divertimenti, e ci inoltriamo nella campagna tedesca. Dopo qualche chilometro di sgambata decidiamo prendere una variante per movimentare un po’ la giornata e ci immergiamo in un dedalo di sentieri che si sviluppa all’interno di un bosco. Inutile sottolineare l’assoluta mancanza di indicazioni. Dopo un avanti e indietro di una mezzora finalmente sembra che la direzione presa sia quella giusta. In verità questa variante non aggiunge molto alla varietà del paesaggio semplicemente abbiamo sostituito l’orizzonte piatto della pianura con una quinta di alberi e un po’ di ombra, che in fondo non guasta mai.

Passiamo un paio di villaggi veramente graziosi nei quali però non c’è anima viva… Giardini perfetti, orti perfetti… pensiamo al nostro orto a casa che normalmente si presenta come una savana incolta e un po’ invidiamo quello che stiamo vedendo. Non invidiamo però i naturisti che incontriamo dopo qualche chilometro che come mamma li ha fatti se ne stanno beati a bordo fiume e prendere il sole.

Finalmente passiamo Riegel e da qui iniziamo una lunga e lenta salita verso Friburgo. Un ruscello/canale (Dreisam) ci accompagna in questi ultimi chilometri che sono tutto furchè semplici. Infatti se da un lato il paesaggio è veramente piacevole, dall’altro questo lunghissimo tratta di ciclabile è completamente sterrato. Questo ci costringe ad un ulteriore sforzo in una giornata nella quale l’unico desiderio sarebbe quello di starcene seduti al bar a sorseggiare una birra ghiacciata.

Man mano che ci avviciniamo a Friburgo incontriamo sempre più gente. Tanta gente si gode il sole a bordo ruscello, c’è che fa picnic, chi prende il sole, chi si rinfresca nell’acqua. Pare una scena idilliaca. Noi in compenso arranchiamo tra la ghiaia della ciclabile ostiando quanto di peggio la nostra immaginazione può concepire.

Finalmente le porte di Friburgo si aprono e ci accoglie una città in fermento. Il salto dalla campagna alla città è sempre complicato. Tanto traffico, tante auto e tante biciclette, semafori, marciapiedi tutti elementi che normalmente ignoriamo completamente. Fortunatamente il nostro alloggio è nei pressi della stazione ferroviaria e raggiungerlo risulta quindi estremamente semplice. Qui fortunatamente usufruiamo dell’immenso parcheggio per biciclette posto esattamente sopra la stazione, un pensiero in meno per i prossimi 2 giorni.

Friburgo è anche l’ultima tappa per i nostri compagni di viaggio, Scott e Pam, domenica infatti loro devono rientrare in Italia, per noi invece ancora un paio di giorni in sella alle nostre biciclette.

Strasbourg – Rust

E’ ferragosto!!! Strasburgo alle 9 del mattina è praticamente una città fantasma e in poco tempo è solo un lontano ricordo. Abbandoniamo infatti la Francia per tornare nell’amata Germania. Abbiamo infatti constatato diverse cose in questi giorni, due su tutte: la Germania costa moooolto meno della Svizzera e della Francia e la segnaletica in terra tedesca è efficiente come solo loro sanno essere!

Imbocchiamo decisi la ciclovia del Reno verso sud. Pare di essere la mare. Il fiume è larghissimo e il sole abbacinante rende questo paesaggio desolato simile ad una baia marina.

Pedalare lungo la riva oltre ad essere scomodo in quanto tutto sterrato, ha il piccolo problema di non offrire nessun tipo di riparo che sia contro il vento o contro il sole poco importa.

Le uniche variazioni sul tema della giornata sono rappresentate dalle dighe che a cadenza quasi regolare interrompono il flusso del fiume e dai siti di estrazione della ghiaia veramente tantissimi.

Sono quasi le due quando decidiamo di mangiare ma ahimè si sa che in terra tedesca con gli orari non si scherza se poi consideriamo che oggi è ferragosto beh avrete già capito che il pasto si è ridotto ad qualche patatina ed una bottiglia di fanta racimolati in distributore di benzina in un paesino dimenticato da dio lungo il Reno. Fortunatamente Lavi, sempre molto attenta a queste questioni, aveva messo in saccoccia due pasterelle dalla colazione….

Quanto basta per riderci un po’ sopra alla fermata di un autobus mentre il sedere riposa…

Finalmente siamo a Rust inutile località tedesca sede del parco di divertimenti Europa Park, un Gardaland nostrano molto più grande però.

Ovviamente qui è tutto sold out e vista anche la nostra fame ci mettiamo a tavola che sono giusto giusto le 18.

Terminata la cena non rimade che concedersi una vasca per l’unica via del paese, vasca galeotta perchè ci porta a scoprire un orrore bestiale, infatti alle porte del paese di fronte all’ingresso del parco, sorge un complesso assolutamente finto, nel quale sono state ricostruite alcune situazioni: si va dall’hotel in stile New England al Colosseo nostrano passando per altri piccoli pezzetti dello stivale riproposti in un’accozzaglia di qualche centinaio di metri quadri.

Con nostra gradita sorpresa questa sera va in scena uno spettacolo denominato Impero, un qualche di assolutamente abominevole, un non so che di informe senza capo ne coda, ma tanto basta a farci divertire e ridere a crepapelle.

Quello che ci vuole per una sana dormita.

Buon ferragosto a tutti.

Molsheim – Strasbourg

Risveglio frizzantissimo questa mattina. Dopo la tromba d’aria di ieri sera e non so quanti temporali notturno, questa mattina il cielo è terso e la temperatura si aggira sui 16/17 gradi. Dopo un breve passaggio per il centro storico, una vera chicca da vedere assolutamente, ci dirigiamo con velocità verso Strasburgo.

Dopo qualche chilometro imbocchiamo quella che forse è la prima vera ciclabile fatta finora. Una striscia di asfalto immersa completamente nella natura. Alla nostra sinista il Canal de la Bruche, un canale lungo oltre 76 km situato nella parte sud-ovest del dipartimento del Basso Reno e che confluisce alle porte di Strasburgo nell’Ill, alla nostra sinistra campi sterminati di mais.

Questo canale è in pratica un microcosmo popolato da varie specie di insetti ed animali, è un vero spettacolo.

L’asfalto liscio invoglia a spingere sui pedali. I chilometri che ci separano dalla città sono veramente pochi e se non fosse per le innumerevoli soste dovuto proprio agli incontri con la natura, sbrigheremmo la pratica in poco più di 2 ore.

L’arrivo a Strasburgo è un po’ destabilizzante, dopo diversi giorno passati nelle campagne e in piccoli paesini, la grande città con il suo traffico ed i suoi rumori sembrano un corpo alieno al nostro.

E’ necessario acuire i sensi e prestare mille attenzioni agli incroci, ai marciapiedi, ai parcheggi…

L’albergo fortunamente è di facile accesso e questo ci consente di risparmiare parecchio tempo. Un giorno e mezzo a spazzo per la capitale europea, au revoir!!!

Selestat – Molsheim

Oggi si replica la giornata di ieri quindi dopo un’abbondante colazione a base di pain au chocolat e altre delizie locali lasciamo Selestat o per lo meno ci proviamo…

Pare infatti che queste città, per quanto non siano affatto grandi e tentacolari, non vogliamo lasciarci uscire dalle loro spire. E’ un impresa riuscire ad orientarsi con pochi e laconici cartelli per ciclabili. Impieghiamo anche oggi quasi un ora per prendere la giusta direzione. La giornata è fortemente soleggiata e il caldo si fa sentire.

Oggi gran giornata di salite tra le vigne e di sudore. Del resto non si potrebbe fare altrimenti dato che la Route des Vins d’Alsace si sviluppa completamente in collina.

Il panorama è assolutamente fantastico, la vista spazia da una parte verso l’alto inseguendo le file ordinate dei vigneti, dall’altro verso la valle del Reno che scorre in lontananza placido.

Ogni paese che attraversiamo sembra uno di quei piccoli paesini da far west completamente desolati. Nessuna anima in giro fino a quando non si raggiunge la via principale brulicante all’inverosimile di turisti. Ogni volta siamo costretti a districarci tra la folla. Un vero delirio.

Finalmente ci avviciniamo a Molsheim piccolo paesino del basso Reno sede tra le altre cose della fabbrica della Bugatti, noi del resto siamo alloggiati presso l’hotel Bugatti…

La sera ci riserva una visita al centro storico per cena farcita da un’autentica tromba d’aria di 15 minuti.

Uno spettacolo della natura sempre ben gradito. Gente che corre all’impazzata, camerieri che cercano di salvare il salvabile e ristoranti stracolmi.

In compenso questa sera sarà per noi la miglior cena consumata fino ad oggi, il ritorno in albergo ovviamente è bagnato ma questo ormai fa parte del gioco.

Colmar – Selestat

Questa mattina Colmar sembra una città completamente diversa da quella vista negli ultimi due giorni. Sono le 8,30 e l’aria è frizzante. Le strade sono deserte, i negozi tutti chiusi. Ci sediamo ad una delle poche boulangerie per consumare la nostra colazione dopo di che è già ora di puntare alle colline.

Oggi è giornata di Cima Coppi, abbiamo infatti intenzione di raggiungere il castello Haut Koenigsbourg non prima però capire come abbandonare Colmar impresa a dir poco ardua. Dopo quasi un ora di girovagare alla ricerca di indicazioni di piste ciclabili fantasma, riusciamo a prendere la giusta direzione ed a imboccare la tanto agognata Route des Vins d’Alsace.

Capiamo subito che sarà una giornata impegnativa. Da un lato splende un sole caldo che spacca la testa, dall’altro i vigneti ricoprono interamente le colline che si spianano davanti a noi. Ovviamente la strada sale e il sudore scende copioso.

Le imprecazioni si sprecano ma lo spettacolo che questa terra ci regala è unico al mondo. Lo immaginiamo d’autunno con i colori accesi delle vigne nel loro splendore. Oggi sono di un verde brillante da far impallidire l’Irlanda.

Pedaliamo felici anche se spossati. I paesini, che altro non sono che tappe del celeberrimo tour, passano uno dietro l’altro Ingersheim, Turckheim, Sigolsheim, Kaysersberg, Riquewihr, Hunawihr, Ribeauvillé, Bergheim, St-Hippolyte. Tutti nomi dalla doppia anima, come ogni zona di confine, un po’ tedeschi, un po’ francesci molto alsaziani.

Qualche sosta a base di calici bianchi è d’obbligo. Forse saranno proprio queste a fregarci…

Finalmente arriviamo alla salita finale. Settte, otto chilometri per raggiungere il castello Haut Koenigsbourg da St-Hippolyte. Scaliamo tutte le marce ed in silenzio cominciamo la salita. La foresta inizialmente aiuta ma nel giro di poco le gambe urlano e il sudore imbratta la fronte, la schiena, le mani… è un calvario che siamo costretti ad interrompere dopo poco più di 6 chilometri.

Sarà per un’altra volta… forse 🙂

Dietro front e galoppiamo a 50 km/h verso Selestat. Il sole sta calando all’orizzonte quando varchiamo le porte della cittadina.

Abbiamo una sete che solo un disperso nel deserto può immaginare, ovviamente è quasi tutto chiuso e solo dopo una lunga ricerca troviamo un locale che ci accoglie.

Mangiamo veloci e di corsa a letto perchè domani si bissa.

Mullheim – Colmar

La speranza dicono sia l’ultima a morire ma questa mattina è veramente dura essere ottimisti.

Piove ancora mentre facciamo colazione e sconsolati guardiamo il giardino del Garni dove abbiamo dormito. Oggi abbiamo in programma una sessantina di chilometri e già ieri sera abbiamo deciso di seguire la ciclabile asfaltata, l’idea di farli sotto la pioggia non è proprio un bel programma.

Mogi sbrighiamo le faccende logistiche approntando le bici.

Lasciamo Mullheim che sono appena le 9,30 sotto un cielo nero. Fa freddo e per la prima volta indossiamo la giacchina, Lavi perfine la fascia per le orecchie.

In pochi chilometri ci lasciamo alle spalle la Germania attraversando il Reno ed inoltrandoci in territorio francese.

Siamo in Alsazia, patria del gewurztraminer per il momento però le vigne sono solo un’idea infatti intorno a noi campo di mais a perdita d’occhio.

Il tempo in compenso va via via migliorando, il sole ancora non si vede ma per lo meno il cielo appare meno cupo che quando siamo partiti.

Giungiamo che è ora di pranzo a Neuf-Brisach dopo aver attraversato 5 paesi completamente deserti, nessuna persona in giro, nessuna macchina, nessun rumore. Pare di vivere in un’era post-atomica.

Neuf-Brisach invece si dimostra per lo meno viva. Diversi gruppi di ciclisti si sono fermati qui in questa città fortezza racchiusa da possenti mura a pianta ottagonale.

Mancano pochi chilometri a Colmar, la nostra meta odierna. Finalmente non si sa come esce il sole. Un bel sole caldo che riscalda la schiena e fa sudare. Gli animi sono sollevati, pare che anche per oggi si sia schivata la pioggia.

Spingiamo sui pedali e poco prima delle 16 siamo in albergo.

Colmar, capoluogo del dipartimento dell’Alto Reno, è una cittadina corposa il cui centro storico è un qualcosa di unico. I turisti ovviamente affollano le strade strette e contorte del centro. Le case tipiche della regione sono semplicemente stupende. La luce del tardo pomeriggio ci regala un tramonto che da qualche giorno avevamo dimenticato.

Domani giornata di riposo poi domenica si va per vigne…

Basel – Mullheim

Questa mattina la sveglia suona alle 7:45. Uno sguardo dietro la tenda e come da previsione il cielo non promette proprio niente di buono.

Spioviggina, c’è freddo e umido, sembra di stare a novembre. Le previsioni ieri sera hanno parlato chiaro per oggi: acqua acqua e ancora acqua.

Le ragazze scendono per comprare la colazione al supermercato che consumiamo in camera nostra con un occhio alla finestra.

Non si sa come ma pare che il tempo tenga…

Impachettiamo il tutto e fatto il checkout cerchiamo di uscire da Basilea. Impresa che risulta piuttosto complicata, un po’ per colpa dei tanti lavori in corso che ci sono e di conseguenza anche le ciclabili ne risentono, un po’ perchè le cartine che abbiamo in dotazione non sono così dettagliate come vorremmo.

Finalmente riusciamo dopo quasi un ora a lasciarci la città alle spalle. La ciclabile quasi completamente sterrata, corre a fianco del Reno verso nord. Alla nostra sinistra la Francia qui in Germania.

Il paesaggio risulta piuttosto monotono, del resto il paesaggio piatto e la monotonia del fiume non permettono molte variazioni sul tema.

Si prosegue alternando passaggi in boschetti a spazi aperti. Il cielo si mantiene scuro e minaccioso, un vento da sud freddo preannuncia cattive intenzioni.

Maciniamo i chilometri e finalmente raggiungiamo Steinenstadt, un piccolo paesino che nei nostri piani doveva svolgere la funzione di pausa pranzo ma con nostro disappunto constatiamo che è tutto chiuso. Ci fermiamo sotto la chiesa per mangiare quel poco che abbiamo con noi: qualche Tuc, una banana, un paio di barrette. In giro solo un gatto schivo.

Riprendiamo a pedalare ed il tempo volge al brutto. Di fronte a noi il panorama si apre lasciando spazio a colline ricoperte a perdita d’occhio da viti. E’ tutto completamente verde nonostante le nubi avvolgano le cime delle colline.

E’ il momento di spingere, prendere l’acqua proprio ora sarebbe una beffa.

Per una volta però siamo fortunati e una bella doccia calda dopo una giornata fredda come oggi è il premio che ci meritiamo.

Rimane il tempo per gironzolare per questa piccola cittadina che di per se ha poco da offrire. Il centro storico curato e farcito di gerani colorati è tagliato in due da un torrente che in stagione di piene deve essere piuttosto impegnativo, oggi è solo un rigagnolo.

Finiamo la serata in compagnia di una radler e due sniztel sotto un ombrellone mentre lo scroscio serale fa il suo dovere.