Bangkok, ultimo giorno

Ultimo giorno a Bangkok e ultima possibilità per visitare un floating market, ma noi ovviamente non vogliamo quello in cui vanno tutti, del resto da quel che abbiamo letto è un semplice contentino ad uso e consumo dei turisti, a noi interessa il vero floating market, quello di tutti i giorni e l’unico che pare sia rimasto degno di questo nome si trova non solo parecchio lontano da dove siamo noi, ma ahimè fa degli orari assurdi, infatti è aperto sì tutti i giorni ma dalle 4 alle 7 del mattino.
Sveglia quindi alle 5 in coma totale, scendiamo in strada e facciamo l’ultimo bancomat per poi dirigerci al pier che dista poche centinaia di metri dal nostro albergo. La prima barca utile passa alle 6,20 ma ovviamente è in ritardo e quando partiamo sono già le 6,30. Capiamo subito che sto mercato non sa da fare, anche perchè una volta arrivati al capolinea del ferry dovremmo arraggiarci per noleggiare una barca e farci portare nell’interno, però non desistiamo.

La vista di Bangkok dal fiume è sicuramente una novità e vale la pena il giro anche solo per questa. Oltretutto l’orario ci permette di non avere turisti intorno ma solo i locali indaffarati nel tram tram quotidiano. Chi va al lavoro, chi a scuola, chi in caserma.
Arriviamo a Nonthaburi, il capolinea, che sono già le sette passate da un po’. Ci guardiamo intorno e la situazione è abbastanza chiara. Nessun turista o straniero in giro, pochissimi parlano inglese, che si fa? Abbandoniamo definitivamente il progetto floating market e di andare a Ko Kret non me la sento. Siamo veramente degli stracci.
Però dato che ormai siamo qui, decidiamo di farci un giro per questa che è ancora in teoria Bangkok anche se sono i sobborghi, o meglio, è una città, insomma è un po’ complicato da descrivere.
Anche qui come ovunque in Bangkok ci imbattiamo nel mercato locale. Un mercato prettamente alimentare dove si vende praticamente di tutto. Pesce, carne, verdura, frutta, spezie insomma veramente tutto. Ci aggiriamo tra gli innumerevoli banchi raggruppati per merceologia guardando tra l’esterefatto e l’entusiasmato uno spaccato di vita quotidiana.
La signora che sgozza rane vive, il ragazzo che ammazza il pesce ancora vivo, le anguille che nuotano vorticosamente in una bacinella, la carne in mostra che gronda sangue, sacchi e sacchi stracolmi di peperoncino queste solo alcune delle decine di istantanee che ci riempono non solo di gioia, ma di un qualcosa che forse è difficile mettere per iscritto, un qualcosa che ci rimarrà sempre dentro di noi come un ricordo indelebile.
La stanchezza però sta avendo la meglio così come il caldo. Inoltre di questo posto non abbiamo nessuna cartina e non c’è l’ombra di un turista in giro ergo non ci fidiamo molto ad addentrarci per le vie interne. Decidiamo quindi di tornare al pier. In una mezzora raggiungiamo Tha Ratchawong a ridosso della chinatown e proseguiamo sulla direttrice ovest-est ritrovandoci poi dopo un ora abbondante vicini al Lumpini park. Il caldo unito alla stanchezza è devastante. Dopo una mezzoretta al parco decidiamo di rientrare all’albergo.
Ci sembra di essere svegli da un giorno intero. Una bella doccia, un pranzo decente e poi a letto per un pisolino pomeridiano.
Domani altra levataccia per via della partenza, sarà probabilmente il volo più lungo che faremo, da Bangkok a Vancouver via Hong Kong.

Bangkok commerciale

Il programma di oggi avrebbe dovuto prevedere la visita ad uno dei tanti floating market, ma stanotte dalle 3 in poi è praticamente venuto già il mondo e quando stamattina alle 5 è suonata la sveglia la situazione non era migliorata di molto, acqua, acqua e ancora acqua.
Girato gallone e sveglia alle 9, colazione e poi in taxi nel quartieri commerciale.

Entriamo al Discovery Center, un mall di 6 piani gigantesco. Come ormai di prassi all’ingresso controllo sicurezza zaini contro potenziali bombe, infatti anche domenica scorsa c’è stato un attentato con un morto proprio nella zona commerciale, ma l’aria tipicamente europea ci permette di saltare i controlli.
Ci aggiriamo tra un piano e l’altro con una temperatura che sarà di 20 gradi, fa un freddo porco qui dentro. Qui ogni oggetto costa come da noi, unica eccezione pare siano i libri il cui prezzo sembra veramente concorrenziale.

Finalmente possiamo goderci uno Starbucks in relax, moka frappuccino per me e un chocolate qualcosa per Lavi, sorseggiamo con calma mentre certo di dare assistenza in Italia per il primo casino lavorativo e Lavi aggiorna la moleskine con gli ultimi giorni.
Dopo qualche minuto entra un ladyboy che si siede di fianco a noi in compagnia di una compagna, anche lei presumiamo ladyboy ma è un po’ più complicato capirlo.
Qualche convenevolo e poi una delle due apre una cassetta veramente professional di trucchi e comincia a truccare l’altra. Una scena impagabile che si protrai per più di una mezzora nella quale ci scambiamo sorrisi. Noi ovviamente non possiamo fare a meno di guardare interessati alla scenetta e loro non possono far altro che sorriderci.
La giornata prosegue a suo di scale mobili e padiglioni nei 3 centri commerciali principali uno più grande dell’altro, nell’ordine Discovery, Siam e Paragon.
Ed è proprio in quest’ultimo che data la vastità e l’estensione finiamo per trascorrere più di 4 ore. Un dedalo infinito di corsie e stand, migliaia di luci che incessantemente ti bombardano, migliaia di persone che continuamente cammina da un capo all’altro quasi non avessero meta. La parola giusta per descrivere tutto ciò? Al momento ho in mente solo bolgia.
Il target per questo trittico di centri è decisamente alto e qualche domanda sul chi compra e come ce la poniamo piuttosto alla svelta, ovviamente le risposte tardano a venire. Certo è che a guardare il volume di strumenti tecnologici che si vedono in giro i casi sono due: o è tutto mercato nero, oppure ci manca qualche puntino da congiungere. Il dubbio rimane.
E’ tutto tanto, troppo, si ha sempre lo sconforto di fronte ad una scelta perchè l’offerta è talmente vasta che il dubbio di incorrere in un affare migliore solo qualche metro più in la è tremendo. Altro che shopping rilassante, questo è un vero e proprio stress.

Bangkok – The Golden Mountain

Dopo la sosta più o meno forzata di ieri durante la quale siamo praticamente rimasti a letto tutto il giorno, oggi giocoforza si doveva recuperare.
Scendiamo in strada che sono circa le dieci con l’obiettivo di raggiungere la Montagna Dorata, un templio non molto distante dal nostro albergo. La girornata oggi è stranamente ventosa e il cielo è solcato da nuvoloni bianchi che lo percorrono ad una velocità veramente notevole. A sprazzi il sole fa capolino tra le nuvole, non si sta per niente male.
Dopo poco meno di un ora raggiungiamo il templio ed iniziamo la salita lungo la scalinata che in una lunga chiocciola sale verso la sommità di quello che un tempo era il luogo più alto di Bangkok prima che sorgessero gli innumerevoli grattacieli. Il sole è sempre più presente ed il caldo, nonostante la bassa umidità , si fa sentire.

In breve siamo in cima alla salita e tolti i sandali entriamo nel tempio costruito su due livelli. In quello inferiore un piccolo budda ricoperto di fogli sottilissimi d’oro che i fedeli attaccano durante le loro preghiere, è posto esattamente al centro della montagna e può essere raggiunto solo da uno dei quattri cunicoli che dal perimetro esterno si aprono verso l’interno. Il secondo livello invece è costituito dal tetto vero e proprio del templio sul quale svetta un’enorme cupola d’oro alla cui base sono poste quattro struttura nelle quali i fedeli appendono dei piccoli campanellini a cui affidano i loro pensieri, desideri, preghiere. In giornate come questa nella quale il vento soffio incessante, l’esperienza è veramente favolosa perchè è tutto uno scampanellio.

Lasciato il tempio, decidiamo di dirigerci verso sud, verso il quartiere di chinatown, che raggiungiamo in una mezzora. Ormai sarà mezzogiorno passato e il caldo si fa di nuovo opprimente, Il vento ha completamente spazzato il cielo che ora appare azzurro e senza nemmeno una nuvola. Il traffico è caotico come non mai e a viuzze praticamente deserte, si alternano strade strapieni di veicoli in un mix di gas di scarico micidiale. Ci addentriamo all’interno di quello che pare essere un mercato cinese coperto, c’è praticamente di tutto e notiamo per la prima volta i prezzi esposti, segno che in una qualche maniera almeno in questa parte della città il turismo stenta ad arrivare. Notiamo anche come in ogni banchetto ognuno si arrangi con il pranzo, indipendentemente dall’ora. Infatti qui si mangia ad ogni ora ed è qausi comico vedere ogni sorta di merce esposta accompagnata da un piatto di cibo, magari finito, lasciato li dal proprietario del banchetto. Qui certi formalismi non esistono proprio.

Stanchi della folla, alla opportunità lasciamo questo mercato e ci ritroviamo in una viuzza poco trafficata nella quale qualche ambulante offre la propria merca, cioè cibo, uno in particolare attira la nostra attenzione mentre è intento con un grande mortaio, mai visto uno cosìgrande, a preparare non sappiamo bene quale intruglio. Ci fermiano ovviamente incuriositi e tra una cosa e l’altra ci ritroviamo seduti ad una specie di tavolino con un piatto dell’intruglio davanti. Lasciamo i nostri dubbi su tutto quel che riguarda possibili conseguenze e assaggiamo il piatto che risulta vermanente ottimo.

Sarà il piatto più cheap di tutta la vacanza credo perchè con 40 bath abbiamo mangiato l’intruglio più una porzione di riso servita negli immancabili sacchetti di plastica ed una pepsy. Più o meno di così veramente credo sia difficile fare.
Continuiamo a girovagare per chinatown un po’ alla rinfusa, sommersi dal frastuono dei clacson e dalle sgasate dei tuktuk, abbiamo perso quasi la cognizione del tempo e tra una cosa e l’altra sono quasi le tre. Dato che la distanza è breve decidiamo di tornare al mercato di un paio di giorni fa. L’esperienza si rivela veramente indimenticabile. Quasi due ore e zonzo tra gli anfratti ed i magazzini di questo mercato veramente enorme che già in parte conosciamo. I turisti sono praticamente assenti e questo ci piace, ci immergiamo nell’atmosfera di questo ambiente nel quale pare che la gente viva in simbiosi con il proprio banchetto o ripostiglio che sia. E’ come se tutta la sua vita si svolgesse in quel paio di metri, ma magari è solo un’impressione. Anche qui le merci abbondano. Sopratutto verdura di ogni tipo e spezie, tante tantissime spezie. Dopo aver percorso in lungo ed in largo il mercato ci rendiamo conto che sono già le sei, è ora di rientrare anche perchè qui entro le sette farà buio pesto. Rintriamo quindi in albergo dopo 8 ore di cammino, forse la giornata più bella di questa settimana e un buon massaggio a piedi queta sera non ce lo toglie nessuno.

Bangkok reale

Stanchi, stanchissimi, praticamente cotti.
Come da programma questa mattina di buon ora usciamo a piedi, obiettivo il Palazzo Reale ed eventuali templi limitrofi.
Decidiamo fin da subito di scartare qualunque mezzo di locomozione a favore di una sana camminata. La distanza non appare proibitiva e le opportunità di fotografare aumentano esponenzialmente. Il traffico in queste prime ore del mattino è ancora scarso, o per lo meno lo è nella zona che stiamo attraversando. Deduzione corretta perchè appena arriviamo in prossimità del Palazzo capiamo subito che oggi sarà una giornata impegnativa.
Una fila mostruosa di pulman è parcheggiata nelle immediate vicinanze e l’affollamento degli “strangers” come vengono denominate le persone inopportune, è disarmante. Ad ogni metro dobbiamo rifiutare un tuktuk o un aiuto o un consiglio. Insomma l’arrivo non è dei migliori.
Raggiunto l’ingresso, per stranieri, calziamo le ghette preventivamente messe nello zaino e passiamo al vaglio il check clotes, non si può infatti entrare con tutta una serie di situazioni vestiarie che non sto ad elencare, diciamo che basta indossare un paio di pantaloni lunghi e una camicia o t-shirt per non avere problemi.

Una volta entrati, 700 bath in due, scopriamo, anzi, intuiamo con nostra amara sorpresa che oggi è evidentemente una giornata con un qualche significato particolare. Infatti il numero di tailandesi che si affollano intorno ai templi e monumenti è impressionante, processioni lunghissime di preghiera accompagnate da canti sono sicuramente affascinanti, ma il caldo che farcisce questa giornata è semplicemente micidiale.

Da quando abbiamo lasciato l’albergo non abbiamo mai smesso di sudare e il cielo quasi sempre coperto da una cappa di umido non fa che accrescere la sensazione di soffocamento.
Ovviamente la concomitanza con qualche evento fa si che diverse strutture siano chiuse ed altre non accessibili se non per i locali, decidiamo quindi dopo nemmeno 2 ore di lasciare il Palazzo Reale e dirigerci verso il vicino templio di Wat Poh. Sarà una bellissima sorpresa.
Con una breve camminata siamo all’ingresso e la folla è decisamente inferiore, qui oltretutto la presenza dei locali è mitigata dall’alto numero di stranieri, evidentemente non siamo gli unici ad essere fuggiti dal Palazzo. Il primo stabile ospita una meraviglia delle meraviglie, il più grande Buddha dormiente del mondo uno dei più grandi Buddha sdraiati della Thailandia. E’ veramente impressionante vederlo incastrato tra le colonne del palazzo. Tolti i sandali compiamo il rituale girotondo con relativa offerta in una miriade di vasi di metallo, un momento veramente bello ed emozionante.
Io pensavo che il tutto si esaurisse qui, invece scopro che siamo solo all’inizio. In effetti una volta usciti dal templio entriamo all’interno di una struttura circondata da mura nella quale sono distribuiti diversi altri templi. L’ambiente infonde una naturale tranquillità resa ancora maggiore dall’assenza di folle o rumori di qualunque natura.

Ci lasciamo quindi trasportare dal caso e girovaghiamo tra le varie pagode e cortili disseminati di statue di pietra e Buddha d’oro finchè non raggiungiamo un templio nel quale si sta celebrando un qualche rito. Infatti affacciandoci alle porte di ingresso vediamo che da una serie di monaci in preghiera fanno da platea decine di persone inginocchiate che pare offrano il loro contributo alla causa.

Terminata il rito ci rechiamo anche noi in un locale apposito dove una sorta di finta offerta, infatti credo che per vocazione i monaci non possano ricevere offerte in denaro e quindi con un piccolo escamotage si aggira il divieto. In pratica si acquista all’ingresso una cesta con cibo ed altre mercanzie unitamente ad una veste arancione e la si dona ad un monaco in cambio della sua benedizione. Il tutto ovviamente viene riciclato per il fedele successivo.
Ovviamente anche noi ci prestiamo alla pratica e Lavi emozionatissima viene iniziate alle preghiere buddiste in tailandese, il tutto pare un po’ complicato. Nonostante le evidenti inconprensioni linguistiche scambiamo qualche parole con un monaco che poi ci benedirà abbondantemente. Devo dire un gran bel momento. Uno di quei momenti che magari valgono un’intera vacanza.
Sarà per la benedizione o che ne so io, ma non ne abbiamo ancora abbastanza e nonostante siano le 14 passate da tempo decidiamo di incamminarci a piedi verso il mercato di Pak Klong nei paraggi della chinatown locale. Arriviamo che il grosso del mercato ormai si è fatto e si stanno raccogliendo i banchi. Lo spettacolo però che abbiamo modo di vedere non ha prezzo. Oserei dire la quintessenza dei mercati, il dietro le quinte, quello che rimane, non so, faccio fatica a trovare le parole giuste.
Ci aggiriamo quindi per vie maleodoranti dove a destra e a sinistra si affacciano anfratti il più delle volte buie e sicuramente ai nostri occhi inospitali, ma non poi così tanto dato che in ognuno di essi uno o più persone è intenta ai lavori più disparati.

C’è chi piega foglie di banano, chi spela fagiolini come in una catena di montaggio, chi pela agli, chi spulcia peperoncini, chi trasporta le merci più disparate con gli immancabili carrioli. Non possiamo credere quasi ai nostri occhi e forse la sorpresa è tanta o anche la paura non so bene come descriverla, ma fatto sta che faccio fatica a fotografare, il lato timido di me in queste situazioni viene a galla prepotentemente e la mancanza di alcool per attenuare un po’ questa situazione latita, ergo pochi scatti e tanti sguardi. Ci aggiriamo con calma, in fondo non abbiamo fretta e nonostante le apparenze siano di un certo tipo, la sicuramente pare l’ultima delle nostre preoccupazioni.

Dopo una mezzora abbondante però siamo vinti dalla stanchezza e dal caldo. Con la promessa di ritornare entro sabato rientriamo quindi in albergo con un taxi.
Termiamo la nostra giornata nella zona commerciale di Bangkok, all’interno di uno dei tanti centri commerciali della città . In verità questa pare essere una città nella città . Sette piani stracolmi di negozi e di gente da far paura. Ne scopriamo poi il motivo, finalmente piove. Ma piove con la P maiuscola, quando infatti decidiamo di uscire scopriamo nostro malgrado che è praticamente impossibile a meno di possedere una tuta da sub. Aspettiamo quindi che spiova girovagando tra i vari piani e regalandoci una cena al risto giapponese, del resto oggi è un mese che siamo sposati. Costo della cena? Venti euro in due, a casa nostra assolutamente un sogno proibito.

Bangkok market

Difficile descrivere questa prima vera giornata a Bangkok.
Dopo una notte un po’ complicata per via del mal di testa, ci svegliamo piuttosto tardi e solo verso le dieci e trenta lasciamo l’albergo. Con un taxi ci rechiamo alla stazione dello sky train più vicina, che in effetti a piedi risulterebbe piuttosto lontana da raggiungere, che si trova nel quartiere moderno, teatro nei mesi scorsi dei cruenti scontri tra i militari e le camice rosse.
Qui un gentilissima signorina ci scambia 1000 bath per permetterci di acquistare il biglietto per mo-chit (35 bath solo andata) obiettivo della nostra giornata. Infatti qui ogni weekend prende vita il mercato di Chatuchak, pare il più grande del sud-est asiatico. Non so sia vero, ma le dimensioni sono veramente impressionanti.
Abbandonato lo sky train, che tra l’altro offre una visione alternativa della città dall’alto, si passa attraverso un parco Queen Sirikit e si entra direttamente nel mercato.

Descrivere un mercato come quello di Chatuchak è impresa assai difficile. Certe cosa non si possono raccontare, rimangono solo impresse nei ricordi. Di certo questo mercato è un concentrato di tutto quello che si può immaginare e non parlo solo di merci commerciate. L’elemento predominante è sicuramente il caldo, a tratti opprimente, non da mai tregua sopratutto all’interno delle zone coperte nelle quali dei veri e propri vicoli si susseguono uno dietro l’altro in un dedalo di stradine a volte buie, a volte pregne di odori tra i più disparati in un fiume costante di gente. Il sudore qui si mischia alle spezie e al fumo, tre elementi che sembrano sempre presenti nella vita di strada a Bangkok.
Il mercato pare essere organizzato secondo una certa logica, almeno così ci sembra dopo aver trovato una pseudo cartina che spiega come sono distribuite le varie zone in base ai prodotti commercializzati. Per onore della cronaca qui cito i vari settori merceologici presenti: abbigliamento ed accessori, artigianato, ceramica e vasellame, decorazioni e mobilio, cibo e bevande, piante e attrezzi da giardino, oggetti d’arte, animali ed accessori per animali, libri, antichità , varie ed eventuali e abiti di seconda mano. Insomma c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Dopo 6 ore di mercato siamo stremati e carichi di borse, inoltre i primi effetti del pranzo cominciano a farsi sentire. Infatti tra le varie cose mangiate ho provato un’insalata di verdure tailandesi definita “spicy”. Beh devo ammettere che per la prima volta nella mia vita ho avuto qualche difficoltà a finire un piatto piccante. Veramente spicy! Ho poi scoperto che questi piatti non vanno mangiati come si fa di solito a boccate generose, ma con i denti. In questo modo si evita di avere un incendio costante alla labbra e il tutto appare molto più mangiabile.
Sono ormai le sei passate quando rientriamo in albergo e ci godiamo una doccia come se fossimo stati mesi nel deserto. Ma il riposo dura poco. Alle sette usciamo di nuovo e ci concediamo il nostro primo massaggio. Non saprei se definirlo una delizia o un supplizio, sicuramente il massaggio ai piedi è stato una delizia, ma quello alla schiena…
Domani giornata di esplorazione dedicata ai templi, ora invece è tempo di una buona dormita ristoratrice.

Bangkok

Un volo di quasi 10 ore non passa mai indolore e nonostante la notte tranquilla nella quale io per lo meno sono riuscito a dormire qualche ora, il pomeriggio caldo ed afoso di Bangkok ci accoglie come una mazzata dopo le tante ore di aria condizionata in aereo.
Devo essere sincero, dopo tante cose lette, le più delle quali non certo positive, mi aspettavo un’accoglienza degna di un girone dantesco, invece quel che ritrovo è una città , una capitale, sicuramente immensa e caotica come solo ogni grande città sa essere, lo smog, il traffico, i rumori incessanti, gli odori pungenti, in un un’unica parola: il caos.

Ma è un caos a suo modo intrigante nel quale milioni di microuniversi vivono, crescono e muoiono caso mai nello spazio di pochi metri. E’ da subito una sensazione strana quella che si vive girovagando per le vie del quartiere storico, da un lato centinaia di “”situazione”” ad uso e sopratutto consumo del turista, mediamente occidentale, dall’altro piccoli “gioielli” che per chi come cerca sempre più il lato vero che non quello turistico, danno quel valore aggiunto per il quale il viaggio ci ha spinto fino a qui.