Capolinea

Questa mattina soffia un vento sano, uno di quei venti che ti porta via il cappello, che ti scompiglia i capelli, che ti urla nelle orecchie. Vento freddo, del nord. Dal mare soffia con impeto verso l’entroterra. Nonostante il bel sole, le temperature primaverili di ieri sono solo un lontano ricordo. Siamo in Irlanda.

Il treno percorre veloce il suo sentiero lungo la costa. Sotto di noi la scogliera lascia intravedere la spuma delle onde che si infrangono sulla roccia. Selvaggia Irlanda mi viene da pensare se non fosse che l’intera costa che da Bray porta a nord, verso Dublino, è costellata da un susseguirsi di piccoli paesi arroccati sui promontari e sulle colline che ripide affondano le loro radici nel mare.

Facciamo tappa a Dolkey un tempo il più importante porto medioevale di Dublino, oggi, un piccolo paesino sul mare nel quale alla normale vita dei pescatori fa da contraltare la presenza massiccia di benestanti, le ville delle zone residenziali ne sono un esempio. Il contrasto rispetto alle normali casette grige e spente appare evidente in tutta la sua grandezza. E’ un paesino nel quale l’attrattiva principale è forse proprio rappresentata dalle ville, alcune veramente spettacolari, che si contengono, ognuna a suo modo, il primato di perla del luogo.Come ogni buon giorno d’Irlanda, anche oggi il tempo volge presto al brutto e le nuvole coprono velocemente il cielo oscurando la presenza del nostro amato e caldo sole.

E’ il momento giusto per una sosta anche perchè lo stomaco reclama cibo. Oggi, venerdì santo, è vietato vendere alcolici ragion per cui molti se non tutti i pub sono chiusi.

Ci rifugiamo in un simpatico locale estremamente luminoso e colorato. L’arancio fa da padrone incontrastato tra seggiole e ammenniccoli vari pare d’essere in Olanda.

Ci concediamo un buon fish & chips chiaccherando di cucina, di lavoro e ovviamente di viaggi.Il pomeriggio ci porta poi ad Howth, un cittadina a pochi chilometri a nord di Dublino che si sviluppatasi in collina, domina dall’alto il panorama circostante e l’omonimo porto, oggi sede di un importante flotta di pescherecci.

Arriviamo a metà pomeriggio e capiamo subito che questa è una meta piuttosto ambita in quando il treno è stracolmo di persone che si riversano senza tanti complimenti verso il porto per ammirare le diverse navi da pesca ormeggiate, i tanti negozi specializzati nella vendita del pesce e con nostra sorpresa qualche foca che staziona famelica in porto. Il tempo come era prevedibile comincia a volgere al bello e così come sono venute le nuvole lasciamo il posto ad uno splendido sole che illumina questo tardo pomeriggio.

Lasciamo il porto e ci addentriamo per le viuzze tutte in salita del paese. Pare una città morta. Il caos e l’affollamento del porto sono un lontano ricordo e mentre saliamo verso la sommità del promontorio godiamo di un panorama veramente eccezionale. Il porto ai nostri piedi brulica di gente e di barche, gli scogli all’orizzonte illuminati dal sole mostrano il loro lato più selvaggio e bello, una delizia per i nostri occhi e per il nostro spirito.

Il ritorno a Bray ci richiederà un’ulteriore ora di treno, tempo nel quale intorno a noi cambiano i passeggeri ad ogni fermata in un andirivieni di visi, colori e lingue. E’ ormai tempo di riposare.