Bangkok

Un volo di quasi 10 ore non passa mai indolore e nonostante la notte tranquilla nella quale io per lo meno sono riuscito a dormire qualche ora, il pomeriggio caldo ed afoso di Bangkok ci accoglie come una mazzata dopo le tante ore di aria condizionata in aereo.
Devo essere sincero, dopo tante cose lette, le più delle quali non certo positive, mi aspettavo un’accoglienza degna di un girone dantesco, invece quel che ritrovo è una città , una capitale, sicuramente immensa e caotica come solo ogni grande città sa essere, lo smog, il traffico, i rumori incessanti, gli odori pungenti, in un un’unica parola: il caos.

Ma è un caos a suo modo intrigante nel quale milioni di microuniversi vivono, crescono e muoiono caso mai nello spazio di pochi metri. E’ da subito una sensazione strana quella che si vive girovagando per le vie del quartiere storico, da un lato centinaia di “”situazione”” ad uso e sopratutto consumo del turista, mediamente occidentale, dall’altro piccoli “gioielli” che per chi come cerca sempre più il lato vero che non quello turistico, danno quel valore aggiunto per il quale il viaggio ci ha spinto fino a qui.