Prags-Lienz

Dopo il tentativo fallito del settembre scorso per via delle condizioni meteo proibitive, oggi ci riproviamo!

La giornata è assolutamente fantastica. Cielo terso, vento sostenuto da est (noi andiamo verso ovest…), temperatura un po’ rigida (+2.5 alle 9 del mattino), ma al sole assolutamente accettabile. Non rimane che partire!!!

Come per l’itinerario di 2 giorni fa, scendiamo lungo la Valle di Braies a velocità sostenuta, il freddo è notevole anche se il cuore è colmo di felicità. La cresta di confine è imbiancata di fresco e il contrasto con il blu del cielo è da mozzafiato.

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Giunti al fondovalle prendiamo la direzione ovest verso Dobbiaco-San Candido. Dobbiaco è lo spartiacque tra il mar Adriatico ed il mar Nero, quindi saliamo non senza difficoltà verso i 1256 metri dell’abitato costeggiando la linea ferroviaria Bressanone-San Candido alla nostra sinistra e prati con il gruppo dei Baranci sulla destra a sorvegliare la valle. Ci sarà anche fresco, ma si suda abbondantemente. Ci lasciamo alle spalle Dobbiaco e in breve tempo siamo già a San Candido dove facciamo a gare con 4 donzelle austriache anche loro in gita ciclistica verso Lienz.

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Passato San Candido comincia il divertimento! Ai tratti pianeggianti si susseguono discese tonificanti. Il confine tra Italia ed Austria è alle porte e poterlo attraversare in bicicletta ha un gusto tutto particolare. Peccato solo per la completa mancanza di segnaletica…

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Sabato avevamo il Rienza a farci compagnia oggi invece la Drava che scende impetuosa lungo l’Austria per poi congiungersi con il Danubio nei pressi di Aljmaš tra Croazia e Serbia.

Sembra di stare in un sogno. Nonostante le discese qui si pedala e parecchio, ma il paesaggio maestoso che ci accompagna nella discesa verso Lienz ci appaga i sensi. Sulla ciclabile incontriamo qualche sparuto turista per il resto siamo noi e le nostre biciclette, serve altro?

Questa solitudine ci illude di essere padroni del mondo, ma forse in fondo lo siamo veramente 🙂

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Man mano che i chilometri si accumulano alle nostre spalle la temperatura sale, la vegetazione cambia, così come cambiano gli odori, il rumore invece è sempre quello: la Drava. Con il suo incessante scorrere non lascia spazio a nessun altro rumore. E’ in fondo una melodia anche questa.

Finalmente dopo 3 ore e mezzo arriviamo a Lienz. Sosta in stazione per il check degli orari dei treni, perchè di tornare sui pedali non se ne parla nemmeno, e poi un’abbondante pranzo a base di radler e coppa gelato.

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Dopo un breve giro per il centro è già ora di rientrare. In stazione carichiamo con l’aiuto del capotreno le biciclette nell’apposita carrozza e ci accomodiamo circondati da studenti che rientrano a casa dopo le lezioni.

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In poco più di 40 minuti siamo a San Candido dove veniamo accolti da nubi basse e minacciose condite con un bel vento teso che ovviamente soffia in senso contrario al nostro. Ci attendono 16 km di salita che saranno un inferno ma bisogna pur rientrare in una qualche maniera. Con pazienza usciamo da San Candido e veniamo investiti da folate di vento incredibili, le gambe poco allenate fanno quello che possono, il rapporto della bicicletta è impostato sul più agile possibile, manco dovessimo scalare l’Everest.

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E’ un supplizio ma finalmente arriviamo all’inizio della Valle di Braies dove per fortuna il vento ci abbandona a favore però dell’ultima durissima salita. Stringiamo i denti e centimetro dopo centimetro guadagniamo quota. Un ora e 15 minuti e siamo finalmente arrivati! Contenti, felici, stanchi, soddisfatti, pronti a ripartire, ma domani è già tempo di tornare a casa, sarà per la prossima volta.

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Prags-Brunico

Serve poco o niente contrapporsi alla natura. E’ molto meglio farla propria per quanto possibile ed adeguarsi ai suoi voleri.

E’ con questo pensiero che questo sabato mattina guardiamo fuori dalla finestra con un misto di sconsolatezza ed impotenza. E’ inutile rimanere qui a cincischiare nella speranza che spiova. Messo a punto l’abbigliamento, più estivo/primaverile che invernale, scendiamo da basso per sistemare le biciclette.

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Una leggera ma insistente pioggerella continua a minare i nostri buoni propositi ma non ci facciamo scoraggiare, qualche minuto per sistemare ruote e freni e siamo pronti. Intermezzo goliardico tra i preparativi di un rinfresco di nozze che tra un oretta circa si terrà nel Gasthof, del resto ci si sposa con il sole come con la pioggia.

Le previsione danno la perturbazione in lento spostamento verso est, noi oggi andiamo ad ovest magari becchiamo qualche sprazzo di sole.

Si parte, infreddoliti lungo la valle di Braies per una discesa che già dopo i primi 2 minuti capiamo si farà dare del lei questa sera al ritorno, ma non ci sono alternative, giù fino a fondo valle per imboccare la ciclabile che corre lungo tutta la Val Pusteria e che oggi prendiamo in direzione Brunico.

La ciclabile pare un’autostrada che scorre a fianco del Rienza, impetuoso come non mai in questa tarda primavera che sa ancora di inverno.

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Le nubi bassi celano le cime, sembra di stare in un tubo di acciaio. Passiamo Monguelfo e la ciclabile diventa sterrato costeggiando il lungo lago artificiale di Valdaora al termine del quale ci imbattiamo nella prima vera salita della giornata. Per noi ciclisti a pianura è un supplizio tanto che al termine della salita proprio all’ingresso del cimitero di Valdaora il primo commento è “stasera torniamo in treno!“.

La pioggia ha cominciato a picchiare veramente, insistente e copiosa. Ci lanciamo nella lunga discesa che da Valdaora porta a Perca. Qui con una discesa del 16% ci inoltriamo nel bosco, ormai siamo vicini e procediamo con cautela, il passaggio in bosco per quanto il sentiero sia tenuto bene risulta insidioso vista la quantità di pioggia che sta cadendo.

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Passata un ora e quaranta minuti giungiamo in centro a Brunico e ci rifugiamo in un caffè. Cioccolata in tazza, tisana e tè nella speranza di scaldarci un pochino.

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Fuori il tempo pare per lo meno stabilizzarsi. Ha quasi smesso di piovere. Inutile tergiversare di più, Brunico sembra un camposanto in pieno inverno, poche anime vive sfidano questo tempaccio.

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Inforchiamo le bici e con nostro grande disappunto ricomincia a piovere. Piove forte e ripercorriamo il tragitto dell’andata con il cuore carico di preoccupazione per via delle salite che dobbiamo affrontare.

Più volte siamo costretti a scendere dalla bicicletta e spingere a mano su per le salite più dure. Siamo spolti di pioggia e di sudore. Con questo tempo la visibilità scarseggia e nonostante le giornate lunghe il buio sembra insidiarci i garretti.

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Finalmente siamo di nuovo a Valdaora, alle spalle tre salite per noi importanti. Scendiamo verso il lago ma la strada è ancora lunga. I freni ormai non funzionano più, il cambio per lo meno non da problemi.

Monguelfo sa già di casa ma in verità la strada non solo è ancora lunga ma anche molto dura! Infatti la salita che da Monguelfo porta all’imbocco della Valle di Braies è un supplizio. I crampi fanno la loro comparsa. Il freddo è notevole e zuppi di acqua la sensazione di non farcela è forte.

Ci fermiamo su di una panchina per rifiatare, abbiamo di fronte a noi gli ultimi 3 durissimi km. Ormai arranchiamo su ogni pendenza, il sogno di una discesa è un qualcosa di più dell’immaginario, è una necessità, ma teniamo duro. Risaliamo a zigzag verso Braies, denti stretti e mani saldi sui manubri.

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Arriviamo finalmente dopo due ore e mezzo al Gasthof. Veniamo accolti da musica tradizionale, balli e festeggiamenti. Qui si sta ancora gozzovigliando dopo il matrimonio di questa mattina. Siamo spolti e infangati. Le biciclette non si possono guardare. Abbandoniamo i mezzi nel garage e ci rifugiamo sotto una doccia bollente.

Siamo stanchi, stanchissimi ma al tempo stesso felici per quella che per noi è comunque un’impresa eroica.

Questa notte sicuramente dormiremo…

Valletta

Raggiungere Valletta da San Ġiljan è piuttosto semplice sulla carta. Sono all’incirca 8 km e ci avventuriamo in bus verso la capitale.

Bus puntualissimo da far quasi paura tutto il resto un disastro. Le strade sono un ingorgo continuo di auto, moto e qualche avventuroso ciclista. Un caos tipico da città mediorientale apocalittico. Impieghiamo i programmati 40 minuti per raggiungere il capolinea dopo aver fatto almeno 20 fermate. Orario però rispettato, diamo a Cesare quel che è di Cesare…

Orde di turisti assediano quelle che una volta furono le mura salvifiche della città che ci accoglie con una inaspettata tranquillità. Pare un oasi nel deserto. Ci aggiriamo senza una meta precisa per queste vie tutte perpendicolari tra loro alla ricerca di qualcosa. In verità c’è ben poco da vedere anche perchè bisogna guardare moooolto spesso i propri piedi per evitare di pestare le milioni di merde di cane che costellano i marciapiedi. Un lezzo che nemmeno Bangkok ha saputo regalarci.

Arriviamo in uno dei posti più suggestivi i Lower Barracca Gardens, che come suggerisce il nome non è altro che un giardino, cosa rara considerato che si tratta di una città fortificata a ridosso del mare, che spazia sul porto principale, una vista a 180° che negli orari giusti sa regalare emozioni forti.

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Questo è anche un posto ideale dove fare uno spuntino. Molte panchine all’ombra di ulivi permettono di mangiare godendosi il panorama. All’interno del giardino sono poi posti due monumenti a commemorazione uno di Alexander Ball, ammiraglio inglese e primo governatore di Malta, l’altro ricorda il grande assedio di Malta iniziato nel 1565 quando l’allora impero ottomano invase l’isola. Proseguendo poi lungo i bastioni si raggiunge in pochi minuti il Forte di St. Elmo dove è possibile visitare il National War Museum.

Terminata la visita a la Valletta decidiamo di fare un giro nel quartiere che si sviluppa subito fuori le mura verso sud, ovvero la Floriana. Il quartieri in se è assolutamente inutile, solite strade a 90 gradi, solito traffico. L’unica menzione di nota riguarda il così detto orto botanico, ufficialmente noto con il nome di Argotti Botanical Gardens. Non aspettatevi gran che da un punto di vista floreale, vale però la visita sia per la grande tranquillità che vi regna sia per i punti panoramici che dall’alto permettono una veduta notevole del resto della città.
Che dire, ci aspettavamo di più questo è certo, gli appassionati di musei troveranno certamente pane per i loro denti vista l’offerta variegata di siti, per chi invece non ha voglia di chiudersi dentro gli edifici Valletta ha veramente poco da offrire.

L’autobus non sempre ha 4 ruote

Era qualche tempo, no siamo onesti credo almeno 2 anni abbondanti, che non prendevamo un volo Ryan Air. Pensavo di essere preparato vista la lunga frequentazione di compagnie low cost europee, però ecco devo dire sinceramente che ho dovuto aggiornare le classifiche sul mio taccuino.

Come sempre quando si parla di low cost, la preparazione avuta durante i 5 anni di superiori e di conseguenti guerriglie per accaparrarsi un posto in corriera (5 volte al settimana x 2 volte al giorno), servono sempre. Ovviamente con termini diversi in quanto qui non si può sgomitare, spingere, trattenere, scalciare ecc. tutte attività che invece sono caldamente consentite quando si cerca di salire su un autobus. E così diligentemente in fila 40/60 minuti prima dell’imbarco per garantirsi almeno la tranquillità di salire a bordo, il resto è un lusso che non ce lo possiamo permettere.

Succede quindi che le chiacchiere da fila lasciano spazio ad aneddoti esilaranti, sopratutto quando si ha a che fare con neo low-cost-viaggiatori di una certa età. Le preoccupazioni rispetto a ciò che silenziosamente accade durante l’attesa, i dubbi del “riusciremo a sederci vicino?”, o “e se mi controllano il trolley?” e via discorrendo rendono l’attesa meno pesante di quanto in effetti è.

Alla totale assenza della bilancia fa da contraltare il viaggiatore che pur di far entrare il proprio bagaglio nel cestello che ne misura le dimensioni, è disposto a distruggere il proprio trolley spingendolo con tutte le sue forze e ostiando contro il cielo nella speranza che un miracolo eviti l’imbarco forzato in stiva.

Altra specie animale è poi quella che infila alla tracolla l’impossibile occultandolo sotto le forme generose del giaccone stile rapper neyworkese anche se fuori ci sono 25 gradi. Del resto un po’ di begatini per la pesca fan sempre comodo.

Il successivo controllo dei colli penzolanti è quanto meno ridicolo. Un solo collo a mano please!!! La legge è uguale per tutti, qui vale per davvero!

E quindi noi che ci presentiamo con alla tracolla il portalibro veniamo invitati a metterlo in valigia. Poco valgono le spiegazioni che si tratta di un libro e che quindi poi lo tirerò fuori in cabina. Come vuole lei hostess, riposto il collo in valigia ci tuffiamo nella folle corsa lungo la pista verso una delle due scalette, manco fossimo in fuga verso la terra promessa…

Ovviamente una volta saliti ci si scontra con il dramma di dove mettere il proprio trolley. Oh mio dio è tutto pieno!!! Ed ora che si fa?!@$%!”

E qui i casi sono 2, o hai un culo fotonico, oppure devi metterti il cuore in pace e credere nella pace del mondo, nella fine della fame, e che tutti vivremo felici e contenti fino alla fine dei nostri giorni.

Noi ovviamente dobbiamo estrarre il nostro collo, e quindi con molta calma blocchiamo tutta la fila durante l’operazione di apertura/estrazione/chiusura. Nel frattempo gli appelli accorati che escono dagli altoparlanti invitano tutti a fare in fretta perchè l’aereo deve partire in orario e per evitare ritardi bisogna muovere il culo. Basta cincischiare cercando un posto vicino al proprio amichetto, arrangiati oppure paga l’opzione priority se no perchè cazzo ce l’hanno messa quella opzione ti pare?

Finalmente si parte come un branco di deportati verso lidi (migliori). Chiaramente tutto il viaggio lo passi ad escogitare la miglior strategia per fiondarti giù dall’aereo prima ancora che i motori siano spenti, perchè è inutile negarlo ma ci deve essere qualcosa che non va nei seggiolini dei voli low-cost. E’ come se ci fossero degli aghi che al momento dell’atterraggio pizzicano il culo dei viaggiatori, perchè se c’è un gesto che viene naturale subito dopo l’accensione di quello stramaledetto cellulare ancora prima di toccare terra è che tutti si alzano creando uno spostamento d’aria che non poche volte ha rischiato di far deragliare gli aerei…

Stai calmo, ormai sei arrivato, dove cazzo corri? Doveeeeeeeeeeeeeeeeeeee?

Relax people, relax and enjoy your travel.