Tour Olanda 2012, prime considerazioni

Nell’immaginario collettivo Olanda è sinonimo di bicicletta. Beh devo dire che sì è proprio vero! Nei nostri viaggi precedenti limitati alla zona di Amsterdam e dintorni avevamo avuto un’idea di cosa significa bicicletta in Olanda, ma era comunque relegata all’ambito cittadino di una capitale, era quindi necessaria qualche ulteriore indagine prima di archiviare la pratica.

Con alle spalle, o nelle gambe, 600 km sulle strade olandesi, ci siamo fatti un po’ un’idea di cosa vuol dire bicicletta. Bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è uno stato d’animo, è un modo di vivere. Sono veramente poche le azioni che si compiono senza bicicletta fuori dagli edifici. La macchina? Una scocciatura!

Con questa premessa è poi logico ritrovare sulla strada un’organizzazione senza eguali credo al mondo. Tra le cose che più mi hanno impressionato sono stati i rilevatori agli incroci semaforici. Infatti, così come succede con le auto quando si fermano ad un semaforo, anche per le biciclette esiste un sistema identico di rilevamento a pressione in prossimità dei semafori. Ovviamente sto parlando di ciclabili e semafori riservati alle biciclette….

Tutto questo per noi italioti è semplicemente pazzesco o fantascientifico. Lascio a voi la scelta dell’aggettivo più consono.

E dato che sulla strada ci vanno tutti ma proprio tutti, le regole qui si rispettano e si fanno rispettare. Quindi la segnaletica per le biciclette, così come per i pedoni o per le automobili, è presente sempre ed ovunque.

I dossi? Il parto di qualche malato di mente. Qui non sanno nemmeno cosa sono.

I “frangi-ciclisti”? Roba da medioevo!!!

Sì noi ci siamo mossi quasi esclusivamente in bicicletta, ma ogni mezzo ha i suoi diritti e doveri, non è che qui la bici ne abbia di più. Semplicemente le regole vengono rispettate da tutti. Questo significa che quando ti metti sulla strada, perchè parliamoci chiaro non è che le ciclabili siano ovunque, ci sono anche tantissime corsie riservate alla biciclette ma all’interno della sede stradale, quindi lo spazio lo si divide tra auto, camion, moto, ecc., comunque quando ti metti sulla strada non hai mai quella sensazione di pericolo tipica delle nostre latitudini dove ti sfrecciano a fianco a velocità pazzesche magari cercando di farti il pelo…

E’ un mondo veramente diverso dal nostro, non dico universo, ma mondo si!

Oggi sono due settimane esatte che siamo rientrati in Italia e sono due settimane che vengo al lavoro in bici. L’unico commento che mi nasce spontaneo è che non ho parole per poter fare un confronto. Non ci riesco. Mi tengo stretto quelle poche ciclabili sgangherate che ho a disposizione sapendo che nel nostro panorama è comunque un lusso, e pedalo con un pezzetto di Olanda dentro di me.

Tour Olanda 2012, prime considerazioni

Nell’immaginario collettivo Olanda è sinonimo di bicicletta. Beh devo dire che sì è proprio vero! Nei nostri viaggi precedenti limitati alla zona di Amsterdam e dintorni avevamo avuto un’idea di cosa significa bicicletta in Olanda, ma era comunque relegata all’ambito cittadino di una capitale, era quindi necessaria qualche ulteriore indagine prima di archiviare la pratica.

Con alle spalle, o nelle gambe, 600 km sulle strade olandesi, ci siamo fatti un po’ un’idea di cosa vuol dire bicicletta. Bicicletta non è solo un mezzo di trasporto, è uno stato d’animo, è un modo di vivere. Sono veramente poche le azioni che si compiono senza bicicletta fuori dagli edifici. La macchina? Una scocciatura!

Con questa premessa è poi logico ritrovare sulla strada un’organizzazione senza eguali credo al mondo. Tra le cose che più mi hanno impressionato sono stati i rilevatori agli incroci semaforici. Infatti, così come succede con le auto quando si fermano ad un semaforo, anche per le biciclette esiste un sistema identico di rilevamento a pressione in prossimità dei semafori. Ovviamente sto parlando di ciclabili e semafori riservati alle biciclette….

Tutto questo per noi italioti è semplicemente pazzesco o fantascientifico. Lascio a voi la scelta dell’aggettivo più consono.

E dato che sulla strada ci vanno tutti ma proprio tutti, le regole qui si rispettano e si fanno rispettare. Quindi la segnaletica per le biciclette, così come per i pedoni o per le automobili, è presente sempre ed ovunque.

I dossi? Il parto di qualche malato di mente. Qui non sanno nemmeno cosa sono.

I “frangi-ciclisti”? Roba da medioevo!!!

Sì noi ci siamo mossi quasi esclusivamente in bicicletta, ma ogni mezzo ha i suoi diritti e doveri, non è che qui la bici ne abbia di più. Semplicemente le regole vengono rispettate da tutti. Questo significa che quando ti metti sulla strada, perchè parliamoci chiaro non è che le ciclabili siano ovunque, ci sono anche tantissime corsie riservate alla biciclette ma all’interno della sede stradale, quindi lo spazio lo si divide tra auto, camion, moto, ecc., comunque quando ti metti sulla strada non hai mai quella sensazione di pericolo tipica delle nostre latitudini dove ti sfrecciano a fianco a velocità pazzesche magari cercando di farti il pelo…

E’ un mondo veramente diverso dal nostro, non dico universo, ma mondo si!

Oggi sono due settimane esatte che siamo rientrati in Italia e sono due settimane che vengo al lavoro in bici. L’unico commento che mi nasce spontaneo è che non ho parole per poter fare un confronto. Non ci riesco. Mi tengo stretto quelle poche ciclabili sgangherate che ho a disposizione sapendo che nel nostro panorama è comunque un lusso, e pedalo con un pezzetto di Olanda dentro di me.

Amsterdam-Arnhem

Oggi è l’ultimo giorno in sella per questo tour dell’Olanda e l’inizio non poteva essere migliore.

Sembra infatti di essere piombati direttamente ad ottobre. L’aria frizzante ed umida ci intirizzisce per le via di un’Amsterdam ancora deserta.

Poche macchine, poche biciclette, tanta luce.

Uscire da una città non è mai semplice e prima che i sobborghi della capitale siano alle nostre spalle, passa un’ora abbondante. Poi, quasi all’improvviso, ci ritroviamo nuovamente sulla costa. Oggi tenteremo l’impresa, di nuovo oltre 100 km per raggiungere in serata la nostra destinazione che altri non è se non il punto da cui 11 giorni fa siamo partiti.

Un dedalo di canali si dirama verso sud e noi ne seguiamo diligentemente il corso, sfruttando argini e ponti. Procediamo spediti, sembra veramente autunno con questa luce fantastica. Peccato non potersi fermare per qualche scatto…

Siamo a metà mattina quando raggiungiamo la cittadina di Naarden. Un vero spettacolo. Si tratta infatti di una delle cittaà-fortezza meglio conservate d’Europa e si capisce subito il perchè , pare di essere all’interno di una castello fortificato se non che invece siamo in una città completamente circondata dall’acqua.

Semplicemente stupendo!

Ma il tempo è tiranno e non ci si può fermare.

Proseguiamo verso sud attraverso la campagna olandese e finalmente arriva! Ieri sera avevo fatto finto di non vedere certe indicazioni meteo sperando in un sbaglio, ma qui di sbagli ce ne sono pochi. No non sto parlando dell’acqua, ma del vento.

Un flagello per i ciclisti, sopratutto per quelli come me che hanno la gamba un po’ “mozza”. E così, tra un’imprecazione e l’altra si tira avanti.

E’ una fatica disumana. Più scendiamo verso sud e più la forza del vento aumenta. Che strazio.

Solo il pranzo ci concede un minimo di relax seduti su di una panchina a racimolare anche il minimo grado di energia. Cioccolata e bibite energetiche a manetta, ma pare proprio che le mie gambe non ne vogliano sapere.

Prima Scott poi Lavi si mettono al mio servizio per “tirarmi”. Che pena! Sembro Fantozzi alla Coppa Cobram, altro che bomba qui ci vorrebbe un missile.

Dopo l’ennesima sosta in un supermercato e relativa incetta di bibite, finalmente qualcosa cambia.

Complice anche un calo deciso del vento, finalmente si riparte. Mancano ancora almeno 30/40 chilometri all’arrivo, ma già si vedono le prime indicazioni…

Come abbiamo imparato a conoscere nei giorni scorsi, l’Olanda non è solo erba verde, canali e mulini, ma anche foresta e deserto.

Ci ritroviamo anche oggi immersi in una foresta stupefacente. Conifere come se fossimo in montagna e sabbia come se fossimo in un deserto, il tutto in un mix tanto strano quanto entusiasmante.

Si prosegue di gran carriera con il cuore leggero e le gambe pesantissime, ormai l’arrivo è vicino.

Niente volata finale per questa tappa, siamo troppo stanchi. Il gps segna 113km. Roba da matti.

Siamo felici, siamo riusciti nell’impresa di completare questo tour togliendoci non poche soddisfazioni. Ora è il momento delle 4 ruote, domani ci aspettano solo 1300 km…

Hoorn-Amsterdam

Dormire reale quella di questa notte. Ci svegliamo con un sole splendido ed un cielo sgombro da nubi. Pare una giornata autunnale dalle nostre parti.

C’è quella luce intensa ma senza quei cumuli di umido tipici dell’estate, è una luce che fa sognare.

Peccato che appena usciamo dalla città scopriamo che il merito di questa luce è proprio suo, del vento.

Ragazzi che roba!!! Non trovo le parole per descrivere cosa significa pedalare per oltre 60 km controvento.

Ha un non so che di epico dalle mie parti!

Comunque si procede, in ordine sparso e direttamente proporzionale alle forze delle proprie gambe. Nel mio caso capisco che sto pagando pegno delle ultime due giornate e sembro un zombie appoggiato su un sellino, patetico.

Ma bisogna pur andare avanti e dopo una decina di chilometri ci imbattiamo in un vecchio mulino in funzione. Roba da andare giù di testa! Andiamo subito a vedere di cosa si tratta.

In pratica, grazie al vento impetuoso, il mulino, con il movimento delle pale, attiva una trivella che recupera acqua da un canale posto qualche metro più in basso e la riversa in un sistema di irrigazione ovviamente più alto.

Scopro quindi che il mulino non serve solo a macinare, ma in fondo è un mezzo per avere a disposizione una forza motrice, il resto lo fa l’ingegno dell’uomo.

Il panorama qui è mozzafiato, alle nostre spalle l’argine ci protegge dal lago, davanti a noi la campagna si perde a vista d’occhio. Campi su campi dedicati al pascolo. Un verde che fa a pugno con il blu del cielo. Che pace!

Arranchiamo fino ad Edam, sede di un importante mercato del formaggio, che si tiene però il mercoledì. Decidiamo di pranzare qui e si provare qualche formaggio tipico della zona. Ragazzi che aquolina. Una prelibatezza.

Cerchiamo di fare il pieno di colorie…. si riparte e a distanza di 3 chilometri, proprio sul mare, è posto un altro villaggio Volendam. Un consiglio: evitatelo come la peste! Noi siamo stati costretti ad attraversalo in quando la ciclabile lo taglia per metà. Beh non è altro che “una trappola per turisti“, non dico altro.

Proseguiamo la nostra tappa flagellati dal vento. La ciclabile corre proprio sull’argine e non c’è scampo alle folate che ovviamente sono sempre, ma dico sempre, contrarie. E’ un mistero questo del rapporto tra vento e ciclistica, bisognerebbe scriverci un trattato….

Riusciamo nell’impresa e verso le 17 siamo alle porte di Amsterdam.

Non sembra vero, siamo felici, ma anche stanchi morti e non è ancora finita, infatti veniamo da una settimana di bicicletta in paesi relativamente piccoli o di campagna, non immaginiamo minimamente la bolgia infernale di biciclette che si muove disordinatamente per le vie della capitale.

Tutte le buone maniere e le regole ferree che valgono in ogni luogo d’Olanda, qui sembrano essere state abrogate.

Come in Italia, vige la legge del più forte. Vuoi la precedenza? Prenditela. Easy.

E così nel nostro tragitto verso l’hotel siamo sorpassati in ogni dove da biciclette di ogni dimensione e forma. Capiamo subito i rischi di questo traffico quando due ciclisti si scontrano frontalmente ad una velocità folle all’interno di un parco. Nessuno si è fatto male, a parte le bici, e volano parole grosse.

Questa non è una città per ciclisti, è una città per centauri!

Makkum-Hoorn

20120811_093813Sveglia stropicciata e dolorante questa mattina. Complice la tirata di ieri le gambe sono messe veramente male.

Gurdiamo fuori dalla finestra e il cielo non presagisce niente di buono. Grigio come solo il nostro novembre nebbioso sa essere.

 

Ma il vero timore è il vento! Oggi infatti dobbiamo affrontare la traversata della Afsluitdijk, credo la più grande diga olandese con una lunghezza di oltre 30 km costruita tra il 1927 ed il 1933.

La partenza non è delle migliori, veramente difficile pedalare dopo i 100km di ieri, ma stringiamo i denti ed una volta arrivati alla diga, che dista pochissimi chilometri da Makkum, lo spettacolo che ci si presenta è impressionante, grandioso.

Il mare alla nostra destra calmo e placido, il lago alla nostra sinistra anch’esso calmo e placido.

Noi come dei piccoli Mosè pedaliamo su questa striscia senza soluzione di continuità con il cuore colmo di preoccupazione: speriamo non inizi a soffiare il vento.

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Per una volta pare che gli elementi siano dalla nostra e terminiamo la traversata senza grossi problemi, ora è il momento di puntare a sud, destinazione di oggi infatti è Hoorn, una cittadina alle porte di Amsterdam, un tempo fiorente porto marittimo poi via via scemato dopo la costruzione della diga.

Con nostra sorpresa la ciclabile che stiamo percorrendo si inoltra all’interno di una foresta spettacolare il cui nome, con qualche beneficio di inventario, dovrebbe essere Dijkgatbos. E’ un ambiente grandioso, paragonato poi al piattume della diga che abbiamo appena lasciato alle nostre spalle.

20120811_124214Usciti dalla foresta proseguiamo lungo la costa che scende verso sud fino ad arrivare al paese di Medemblik. Arrivando dall’argine, giungiamo direttamente nei pressi della stazione ferroviaria e con nostra sorpresa ci imbattiamo in un treno a vapore! Si a vapore, scropriamo infatti che esiste una linea ferroviaria che collega Medemblik ad Hoorn tramite questo convoglio a vapore completamente restaurato. Un’attrazione decisamente turista ma che ha il suo fascino. Ovviamente la sosta è d’obbligo ed infatti dopo una decina di minuti ecco che la locomotiva aggancia i vagoni e tra un sbuffo e l’altro parte in direzione sud. E’ la prima volta che vedo da vivo una locomotiva a vapore e da patito di treni e plastici quale sono devo dire che l’emozione è stata tanta.

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Ma non c’è tempo per i divertimenti c’è ancora tanta strada e dopo il pranzo consumato nella via centrale, ripartiamo di gran carriera verso Hoorn.

Finalmente, dopo oltre 80 km, raggiungiamo la città di Hoorn e con nostra sorpresa scopriamo che qui è festa.

Il centro infatti è disseminato di giostre ed attrazioni, pare di essere a Gardaland, girare in bicicletta è praticamente impossibile e siamo costretti a procede a piedi bici alla mano.

C’è ogni ben di dio, sopratutto per 4 ciclisti affamati ed assetati!

Hoorn è stupenda come solo ogni città portuale sa esserlo. Il porto a ridosso del centro mette ancora in mostra le sue abituazioni caratteristiche, così come le viuzze del centro storico. Peccato per questo bordello infernale, è praticamente impossibile muoversi.

Non rimane che scaricare i bagagli in albergo e buttarsi nella bolgia a piedi.

Groningen-Makkum

E così oggi era il giorno. Qualcuno l’ha soprannominato il giorno della Coppa Cobram, io più semplicemente il tappone dolomitico anche se di montagne qui nemmeno l’ombra.

Sveglia alle 6,30 e partenza poco dopo le 8,30. Giornata freschina anche se il cielo è terso e brilla già un bellissimo sole. Per le strade di Groningen non c’è un’anima viva, onestamente non abbiamo ancora capito come funziona la vita in Olanda, non parliamo poi degli orari.

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Il leitmotiv di oggi è uno solo: pedalare, pedalare e ancora pedalare.

Abbiamo infatti deciso di modificare il nostro programma originale, e il giorno trascorso ieri a Groningen è il primo passo. Oggi invece dobbiamo ricongiungerci al tragitto originario che prevedeva per oggi l’arrivo a Makkum.

Tutto questo per dire che oggi dobbiamo smazzarci più di 100 km. Senza la preoccupazione di trovare un albergo, che abbiamo prenotato ieri, abbiamo tutta la giornata davanti, ma in fondo è bene non tergiversare.

Quello che vediamo oggi è forse un po’ anche quello che abbiamo visto nei giorni scorsi, oggi però ha una marcia in più. Sarà la presenza più importante di acqua con canali, laghi, insenature ecc, sarà questo verde così intenso che ci circonda da ogni lato, sarà il cielo blu come non lo abbiamo mai visto finora, sarà che semplicemente c’è il sole, i paesaggi che vediamo sono da mozzare il fiato.

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Il tripudio di colori e questi paesini che si susseguono tutti uguali ma sempre diversi con le loro casette perfette ed ordinate dove niente è fuori posto, ti lasciano il cuore leggero e pedalare non è poi così faticoso.

Il tempo passa così come i chilometri mangiati dalle nostre biciclette. Raggiungiamo uno dei punti critici della giornata, una zona particolarmente complessa per il sistema di canali che ci costringe a prendere tre traghetti consecutivi. Non sappiamo bene come funzioni nè quali orari facciano visto che il sito di riferimento è solo in olandese.

Che dire, come spesso accade tutto poi si incastra e i tempi di attesa si riducono a pochi minuti. Passato quindi questo potenziale problema, ci addentriamo nell’ultimo tratto del percorso, quello che si avvicina al mare e qui iniziano i dolori.

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Mancano ancora oltre 30 km a Makkum e di punto in bianco le gambe cedono proprio mentre comincia a rinforzare il vento (ovviamente sempre e comunque contrario).

Gli ultimi 20 km sono un supplizio, le gambe non spingono più e procedo alla strabiliante velocità di 12/14 km/h. Una tartaruga andrebbe più forte.

Mangio e bevo tutto quello che è rimasto. Banana, Ritter, M&Ms, acqua, succo di arancia.

Risultato, piantato come prima.

Non rimane che mettersi il cuore in pace e pedalare a testa bassa. Quando si arriva si arriva.

Finalmente dopo oltre 8 ore di bicicletta consecutiva mettiamo il culo su una sedia del bar dell’albergo di oggi. Sono le 17 in punto, una birra ghiacciata svetta sul tavolino un po’ come una coppa della vittoria.

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Ce l’abbiamo fatta, siamo veramente contenti. Per noi ciclisti della “domenica” sa di impresa storica e ci godiamo il momento.

Per le gambe vedremo domani mattina…

Assen-Groningen

Ieri sera, dopo la pessima prestazione giornaliera e le pessime previsioni del tempo, si decide di cambiare itinerario puntando direttamente alla città di Groningen che diversamente avremmo solo sfiorato.

La padrona di casa ci accoglie a colazione con ogni ben di dio. Veramente abbiamo l’imbarazzo della scelta e per qualche minuto ci caliamo nella parte dell’olandese tipo. Dietro di noi infatti una grande vetrata da direttamente sulla strada e rigorosamente le tende sono tirate. Nonostante il tempo non sia proprio bello, la sala è illuminata da luce diffusa. Difficile per noi abituati a nasconderci dietro ogni paravento, immaginarci in questa situazione.

Sarebbe da provare seriamente.

Impachettiamo il dovuto e si parte.

Lentamente il temp0 pare volgere al bello e il sole prende il sopravvento sulla nuvole. Il vento continua incessante a soffiare portando a tratti nuvolo alternato a grandi schiarite.

Il programma prevede il passaggio attraverso il parco nazinale di Drentsche AA, una vera delizia per gli occhi e non solo. In breve ci ritroviamo un po’ spersi con indicazioni che forse a volte non riusciamo ad interpretare nella maniera corretta. Fortunatamente troviamo un punto informazioni e il responsabile si prende la briga di accompagnarci con la sua macchina all’inizio di uno dei sentieri che reputa più interessante. Che dire, penso ai nostri dipendenti statali dei parchi/musei e…….

Ci addentriamo nel parco e ci ritroviamo in un ambiente completamente diverso dal tipico paesaggio olandese. Anche qui, come il primo giorno, il terreno è prevalentemente sabbioso e la steppa, oltre ai campi di erica, la fa da padrone. In cielo splede un sole caldo che… eh sì nel giro di pochissimo minuti se ne va e facciamo appena in tempo a vestirci del necessario antipioggia che comincia a piovere. Ma non a piovere, A PIOVERE! Mai vista una roba del genere.

Facciamo 100 metri e sono spolto ovunque. Raggiungiamo un boschetto giusto in tempo per vedere smettere di piovere, grgrgrgr.

Non rimane che ripartire, ma passano solo pochi chilometri e un nuovo sguazzo si abbatte su di noi. Stavolta ci ripariamo sotto una tettoia di fortuna di un cartello informativo. Facciamo così la conoscienza con un signore che, sorpreso anche lui dall’acquazzone, si è riparato come noi. Si scambia qualche parola, si ride del tempo, lui gioca col cane. Passano i minuti e pare spiova.

Sì il sole ritorna prepotentemente a dire la sua, ma non per molto perchè dopo un paio di chilometri questa volta è il tuono a far sentire la sua voce. E che voce!!!

Signori nel giro di 3 minuti viene giù il finimondo, per fortuna scoviamo un sottopassaggio, già stipato di ciclisti all’inverosimile, e ci rifugiamo come possiamo. Si scambia qualche parola, si fa conoscienza, si scattano fotografie.

Solidarietà tra ciclisti. Sfigati aggiungo io 🙂

Finalmente diminuisce l’intensità e ci rimettiamo in marcia. Le ciclabili sono pressochè allagate e l’acqua arriva ovunque. Come se non bastasse ci tocca attraversare un pezzo che in condizioni normali sarebbe bellissimo, completamente immerso nel bosco, oggi invece con la pioggia è un bagno di fango. Le bici sono inguardabili, i freni fanno un rumore bestiale per la sabbia sui serchi, le borse sono merde di fango, speriamo solo sia tutto asciutto.

Come per magia al termine del pezzo sterrato, c’è un ristorante. Puro caso? Ovviamente non ci formalizziamo e dato che sono le 14 passate decidiamo che è ora di pranzo.

Finalmente il tempo volge al bello, sempre a fine giornata pare………

Raggiungiamo Groningen che sono da poco passate le 16. Solito giro turistico all’ufficio collocamento e via in hotel per doccia e cena.

Domani nuovo cambio di programma, staremo in questa città, anche per vedere qualcosa, dopo domani invece tappone dolomitico di quasi 100 km, non aggiungo altro.

Buonanotte.

Meppel-Assen

Risveglio bagnatissimo questa mattina. Dopo la pioggia notturna la mattina non è certo migliore.

Un cielo grigio che più grigio non si può ci aspetta sulla strada con le sue folate di vento gelido. Ma siamo sicuri di essere in agosto?

Lasciamo Meppel in direzione Hattem dove dovremmo attraversare il parco più grande dell’Olanda con oltre 60 km di piste ciclabili. Peccato che raggiunta Hattem ci ritroviamo dentro un acquario.

Non rimane che puntare direttamente su Assen, almeno oggi non avremo il problema di arrivare in tempo all’ufficio turistico.

La ciclabile corre, dritta per dritta, a fianco della statale al cui fianco scorre un canale navigabile che collega Assen con Meppel.

Piove a dirotto e le ondate di acqua che i camion ci riversano contro non aiutano il morale. L’unica consolazione è quella di superare le varie barche che navigano sul canale in direzione Assen.

Questo rettilineo pare non finire mai, come la pioggia del resto.

Spolti, infreddoliti ed inseguiti da un vento gelido arriviamo ad Assen che sono da poco passate le 13.

Troviamo un sistemazione in un B&B appena fuori dal centro. La signora che lo gestisce veramente molto cordiale, ci accoglie calorosamente. Una doccia rovente ed un thè caldo sono l’antipasto al nostro pranzo che di lì a qualche minuto consumeremo.

Fuori il vento continua incessante a soffiare portando nuvole cariche di pioggia.

Un sole accecante si alterna sporadicamente con nubi nere e minacciose. Pare aprile, ma no pare novembre!

Epe-Meppel

Sveglia stropicciata quella di questa mattina. Un cielo cupo ci accoglie sulla strada con una temperatura di tutto rispetto per noi che siamo abituati ai 38 gradi emiliani.

Con un’umidità che non vedevamo da novembre, ci dirigiamo verso Zwolle, tappa intermedia della giornata. In quota soffia un vento impetuoso e lo vediamo dalla velocità con cui le nubi si spostano regalandoci brevi tratti soleggiati che per noi sono una vera manna.
I chilometri scorrono veloci sotto le nostre ruote, si sta bene nonostante la temperatura non sia proprio gradevole.
Arriviamo velocemente nei pressi di Zwolle quando finalmente facciamo il nostro incontro con il primo mulino. In verità si tratta di una ricostruzione recente di un mulino storico andato a fuoco non si sa bene quando. Però la scena è di sicuro effetto, se poi ci mettiamo che proprio in questa sosta il sole decide finalmente di mettere fuori la sua faccia dalle nubi in pianta stabile, beh allora la cosa da svolta positiva alla giornata.
Proseguiamo per Zwolle ed arriviamo in un piccolo borgo che fa da guardiano ad uno dei tanti canali navigabili della zona, Hattem.

Ci addentriamo nel centro storico di questo borgo e ne veniamo immediatamente catturati. L’architettura è assolutamente fantastica. Le piccole case si affacciano tutte ordinatamente sulla strada. Ognuna con i suoi colori caratteristici. Ovunque è il tripudio di ordine e serenità. A prima vista pare una cittadina disabitata vista la grande tranquillità ma ovviamente non è così. Scopriamo che qui c’è il mulino denominato De Fortuin che tra le altre cose offre ogni sabato guide gratuite e dimostrazioni sul funzionamento. Tra le altre cose, Hattem è sede di un museo del pane.

Lasciamo Hattem e continuiamo l’avvicinamento a Zwolle e arriviamo in città che sono già le 13,30 passate. Cerchiamo un supermarket per acquistare qualcosa per il pranzo e proprio mentre consumiamo il nostro panino ecco che arriva il primo scroscio di pioggia.

Finiamo di pranzare in piedi sotto un pino a proprio quando ormai abbiamo finito di mangiare ecco che spunta di nuovo il sole. Roba da matti. Se non che dopo 5 minuti, quando ormai sistemato di nuovo le bici ci siamo rimessi in movimento, ecco di nuovo che vengono giù secchiate d’acqua.

Facciamo un rapido giro per il centro e sotto una pioggia battente prendiamo la via di Meppel, tappa finale della giornata.

Fa freddo, ed un vento tesissimo da sud-ovest non aiuta pedalare in aperta campagna.

Sappiamo già che i centri per le informazioni turistiche chiudono alle 17.00 e quindi Scott si sobbarga l’onere di fare una cronometro contro il tempo, sono infatti già le 15,30 passate e con il nostro passo non arriveremo sicuramente in tempo.

Partito di gran carriera sotto la pioggia io Lavi e Pam continuiamo la nostra strada con il nostro passo (20 km/h non di più). Passa circa una mezzora e ritroviamo Scott sono un diluvio universale incazzato come una iena. Infatti, a dispetto di tutta questa organizzazione di piste ciclabili, strade e stradine, le indicazioni per Meppel sono piuttosto lacunose. Se poi ci mettiamo anche le deviazioni per lavori assolutamente incomprensibili il gioco è fatto.

Facciamo qualche minuto insieme poi Scott riparte. La pioggia si intensifica e unita al vento pare di essere sotto una cascata. Acqua ovunque. Il freddo comincia a farsi sentire. Avanziamo a fatica sotto un muro d’acqua quando le indicazioni spariscono completamente. Inutile sottolineare come in questo caso le indicazioni dei locali ci appaiano subito inutili.

Decisione estrema, tiro fuori il cellulare sotto l’acqua e via di navigatore. Capire dove siamo è un’impresa. Intorno a noi solo campagna e mucche al pascolo che ci guardano incuriosite. Immagino le domande che si fanno….

Finalmente ritroviamo la strada, mancano ancora una decina di chilometri. E dai di pedali e dai di acqua.

Lavati di tutto punto arriviamo a Meppel che sono quasi le 17,30.

San Scott però ha compiuto il miracolo ed è arrivato al centro turistico 5 minuti prima della chiusura, ergo abbiamo un letto.

Messi in cascina i quasi 67km di oggi è ora di dormire, domani sarà durissima.