Braies #3

Sveglia come sempre alle 8 per la colazione. La giornata si preannuncia semplicemente spettacolare. Sbirciando dalla finestra della camera infatti vedo un cielo completamente sgombro dalle nubi e il blu cobalto di questo cielo alto atesino fa bella mostra di se. Le creste a nord sono illuminate già dal sole ma qui in valle l’attesa è ancora lunga. La temperatura, come ieri mattina, si aggira intorno ai -12 gradi. L’aria è frizzante e il naso frizza ad ogni respiro.

Dopo la solita colazione, saliamo in camera per cambiarci, ci aspetta una giornata di trekking. Senza macchina infatti oggi abbiamo in programma di andare a piedi al lago di Braies, dalla nostra pensione “solo” 7 chilometri circa. Usciamo che sono le 10 in punto e dopo una visita al paesino di Ferrara, cominciamo la salita dapprima lungo la pista di sci da fondo poi addentrandoci nella foresta su sentiero.

Vivere la foresta in questa stagione è assolutamente fantastico. Nessun rumore se non i nostri respiri e la neve calpestata dai nostri scarponi. Il freddo è intenso e pungente. In giro non c’è un’anima viva. Gli animali si guardano bene dal farsi vedere e gli umani? A parte noi nessuno!

Dopo 3 ore esatte raggiungiamo il lago. Spettacolo da rimane senza fiato! Usciti dalla foresta veniamo investiti da una luce calda ed accecante che avvolge completamente l’intero lago ghiacciato. Sullo sfondo la Croda del Becco nella sua imponenza domina dall’alto i suoi possedimenti. Dopo le foto di rito giriamo gallone e ci incamminiamo per il rientro. Abbiamo veramente il cuore leggero colmo di ebrezza per il paesaggio visto e scendiamo velocemente tanto che in un paio d’ore siamo di nuovo alla pensione.

Bellissima giornata che volge al termine. Il sole ormai è sceso di nuovo dietro le creste e quei pochi gradi guadagnati nell’ora più caldo ormai sono un lontano ricordo.

La luce azzurra del fondo valle gelido avvolge velocemente il paesaggio. Ci rifugiamo sotto una doccia calda aspettando l’ora di cena al confortevole calore dei piumoni.

La foresta in generale e queste in particolare hanno qualcosa di magico. Il bianco candore della neve che ogni cosa avvolge ha un che di misterioso. A volte il folto degli abeti lascia spazio ad aperture su radure inaspettate dove magari una casa isolata pare piovuta dal cielo, tutto sembra immobile, ma si capisce dal fumo che esce dal comignolo che c’è vita all’interno. Qui il sole non batterà ancora per diversi mesi e il freddo e la neve resisteranno a lungo anche quando la primavera sul calendario avrà scandito i suoi giorni.

La magia del silenzio poi è restituisce quella dimensione di tranquillità che ogni giorno inseguiamo vanamente nelle nostre vite cittadine. E ci si ritrova fermi ad ammirare uno scorso e accorgersi di essere soli. Sensazione sublime.

La foresta è la patria delle leggende e delle storie che nelle lunghe notti d’inverno venivano tramandate dai “vecchi” ai bambini. Ci vuole un’animo sensibile per leggere i segni di quelle leggende in queste foreste. Pensare che tra 5 mesi in questi stessi posti eccheggeranno urla e risate, clacson e schiamazzi delle orde di turisti che ogni anno invadono questa valle, ci sentiamo dei privilegiati. Conserveremo il ricordo di questa giornata nella mente e nel cuore.

Braies #2

Dopo una notte un po’ agitata, ci svegliamo alle 8. Il cielo è leggermente velato e dalle nubi che corrono si capisce chiaramente che oggi sarà una giornata un po’ ventosa.

Dopo una colazione da campioni, partiamo alla volta di Innechen (San Candido) per una vasca e qualche acquisto di rito. Il paese come sempre è stupendo e nonostante il vento gelido che infingardo si infila in ogni anfratto, ci godiamo un’oretta abbondante a zonzo per le vie del centro. Al ritorno avremo fatto il pieno di tisane, miele, cioccolata, marmellata, insomma come sempre ci lasciamo mezzo patrimonio, ma pur di portare a casa un pezzettino minuscolo di questo mondo, farei qualsiasi cosa.

Il tempo scorre veloce e il cielo lentamente di ingrigisce. Ritorniamo verso la valle di Braies e su su verso Ponticello per arrivare poi in pochi chilometri a Prato Piazza (2000 mt.).

Qui la coltre di neve è veramente notevole, ed ogni volta che lo vedo di questo candore, non posso fare a meno di pensare ai tanti picnic che ogni estate facevamo sui prati di questo altopiano. E’ un mondo dalle due facce ben distinte. D’estate il caldo del sole, il profumo dei fiori e dell’erba, il rumone delle vacche al pascolo; d’inverno il silenzio, il freddo pungente del vento, il biancore diffuso quasi accecante. Non saprei dire quale delle due versioni sia meglio… Probabilmente bisognerebbe vivere qui per poter esprimere un giudizio obiettivo.

Ci incamminiamo verso il rifugio Vallandro che si trova dalla parte opposta dell’altipiano.

Il panorama assume conformazioni spettrali con questa luce velata. Il sole fatica ad uscire dalle nubi e solo verso la cresta di confine le cime sono pienamente illuminate, guardando a sud invece si ha di fronte una sola massa grigia uniforme, quasi una tempesta a vederla da qui. Le forme dai rilievi così tonde e smussate dalla neve, perdono completamente profondità e si ha quasi la sensazione di navigare in alto mare, un po’ spaesati ma al tempo stesso estasiati da cotanto splendore.

Il tempo stringe alle quattro abbiamo appuntamento con la sauna della pensione, ritorniamo alla macchina velocemente e giunti al parcheggio io e Lavi decidiamo di scendere a Ponticello con lo slittino, esperienza già fatta qualche anno fa. Ci lanciamo giù nella foresta lungo la pista per i fondisti, non si potrebbe fare ma del resto è stata proprio la signora Dora a suo tempo a dirci di scendere in questo modo. Fatto sta che la pista si sviluppa all’interno della foresta di abeti che dal fondo valle sale fino in quota. Scendiamo veloci una curva dopo l’altra, anche altri temerari stanno affrontando la discesa, ma probabilmente è la prima volta e un po’ di timore lo hanno. Noi invece sfrecciamo senza paura verso il basso e in soli 4 minuti guadagnamo il parcheggio di Ponticello, molto prima di Gomes e Cristina che stanno scendendo in macchina.

Puntualissimi alle quattro siamo in sauna per un po’ di sano relax. Fuori le ombre stanno guadagnando il loro terreno sulle ultime luci del giorno. La temperatura sta scendendo di nuovo molto velocemente. E’ il tempo delle tisane calde e dei piumoni, un buon libro, magari seduti vicino alla stube. Per me è impossibile esprimere le emozioni che queste giornate mi lasciano, rimangono solo un ricordo da tirare fuori in futuro per giore ancora una volta di posti e persone stupende.

Braies

Risveglio grigio ed uggioso questa mattina. Finiamo di preparare le valigie e alle 9,15 ci passano a prendere i nostri compagni di viaggio. Destinazione Braies!
Passata Verona, come quasi sempre accade, fa capolino un sole dapprima malatuccio poi man mano ci avviciniamo a Bressanone sempre più lunimoso in un cielo finalmente sgombro di nubi. Qualche picco lontano fa bella mostra di se con il manto bianco e lucente. Dopo un viaggio tranquillo pieno di chiacchere e risate, viaggiare in quattro è fantastico, usciamo dall’autostrada e poco prima di Brunico (ri)prendiamo i contatti con la cucina locale. Wursterl, salsiccia, crauti e birra Forst il nostro pranzo. Data la stagione il traffico è quasi inesistente, i ricordi delle code infinite in alta stagione è un lontano incubo. Ci godiamo il viaggio cercando con gli occhi ognuno i suoi punti di riferimento. Un lago, una chiesa, un monte…
Inutile nascondersi dietro un dito, io qui ci ho lasciato e continuo a lasciarci una parte di me, ed ogni volta che ritorno in questi luoghi ècome recuperare quella parte fatta di emozioni profonde.
Finalmente i Baranci fanno la loro comparsa all’orizzonte, siamo quasi arrivati.
Imbocchiamo la valle di Braies che manca poco alle 14 e decidiamo di concederci una breve sosta all’omonimo lago. Il cielo qui è parzialmente coperto e le vette dei monti circostanti sono avvolte dalle nubi. Ogni tanto una riesce a liberarsi del manto grigio che la circonda mostrando gli evidenti segni di una nevicata appena terminata.

Il lago come da programma è completamente ghiacciato e ci lanciamo in una camminata verso il centro, non senza sciovolata su ghiaccio vivo. Fa freddo, qui il sole non arriva ancora durante il suo tragitto giornaliero e la temperatura rimane sempre sotto zero.

Un vento gelido soffia nella gola del lago aquenda la sensazione di freddo. Scattiamo qualche al panorama, ci fermiamo qualche minuto ad ammirare una coppia tedesca che scala una cascata di ghiaccio, rimiriamo le formazioni di ghiaccio che in alcuni punti vicino alla roccia assumono conformazioni spettacolari quando inaspettate. Vedo e tocca per la prima volta il vetrato, veramente impressionante. Ne ho sempre sentito parlare nei tanti libri di alpinismo letti, ma mai avrei immaginato che fosse una roba del genere. Un manto di qualche centimetro completamente liscio che avvolge la roccia. Un incubo per ogni alpinista.

Lasciamo il lago e in pochi minuti siamo alla “nostra” pensione. Come sempre l’accoglienza è impareggiabile e la Signora Dora non perde mai l’occasione per scherzare con noi. Non so, ma in queste occasioni mi si apre il cuore.

Cena di rito con tagliatelle ai funchi, trota in crosta di mandorle e gelato alla vaniglia con lamponi caldi. E’ ora di accontentare anche morfeo con una bella dormita. Fuori il termometro segna -10, nel cielo nero brillano le stelle, siamo felici. Buona notte.

E’ ora

Sì è ora di fare le valigie.

Domani mattina si parte per la Val Pusteria per 4 giorni di assoluto relax, magari conditi da qualche ottima mangiata, tante foto e perchè no anche un trekking.

Con soli 4 giorni di permanenza la valigia sarà ridotta al massimo. Basta infatti il nastro instancabile trolley a contenere le poche cose indispensabili (maglione, pantaloni, pigiama, cambio intimo, necessario per la toilette, un libro, la moleskine e poco altro).

Un grazie come sempre alla Milly per l’assistenza logistica alle gatte, che ormai credo ci odino e un grazie ad Andrea e Cristina che condivideranno questi giorni insieme a noi (questa volta senza bimbi, ahhhh come è lontana Bordeaux……).

Magari riuscirà a postare qualche notizia fresca fresca dalla nostra pensioncina. In caso contrario a risentirci a martedì prossimo.

Pensando ai viaggi

In questa stagione, spesso così grigia e tetra, l’animo si fa trasportare verso lidi poco piacevoli.

Nebbia, freddo, pioggia e neve non fanno che convogliare tutte i nostri pensieri verso una simbologia prettamente invernale: divano, copertina, camino acceso.

Ma invece credo che sia proprio in questa stagione il momento perfetto per dirottare i nostri pensieri verso il futuro prossimo venturo ed immaginare destinazioni, magari esotiche o anche solo dietro l’angolo di casa, per evadere dalle mura di casa e spingere l’animo a risollevarsi.

In questo momento mi balenano in testa alcuni posti che vorrei vedere/rivedere, ecco allora alcuni suggerimenti di lettura per stimolare la mente non solo a viaggiare di fantasia, ma è magari anche a concretizzare con un viaggio “fisico”.

Irlanda:

Portogallo:

Grecia:

Cuba:

Thailandia

Più viaggi, più viaggeresti

E’ proprio vero, ed io proprio non ci sto più dentro!

E’ un periodo cupo e nonostante il viaggetto in programma a fine mese la necessità di concretizzare qualche idea, qualche programma, insomma qualsiasi cosa pur di partire è diventata sempre più impellente.

Poi questo periodo meteorologicamente grigio non aiuta e più di muoversi freneticamente in rete per guardare webcam, leggere resoconti, guardare foto, non si può fare.

Poi proprio quando ormai avevo deciso di darci a mucchio e concentrarmi sull’estate, ho trovato una possibile soluzione per la prossima Pasqua.

Vediamo. Siamo in attesa di conferme, ma il prezzo è buono, i giorni ci sono… speriamo in una risposta positiva di Alex.

Il rifugio dell’anima

Io sono fermamente convinto che ogni viaggiatore, anche il più incallito, conservi uno o più luoghi verso i quali ritorna non solo con la mente, ma con il cuore e perchè no, anche fisicamente, più di tanti altri posti nel mondo.

Sono convinto che vi sono luoghi che resistono al passaggio del tempo, luoghi in grado di dare emozioni ogni volta rinnovate.

Per quanto mi riguarda uno di questi luoghi è sicuramente Braies. Magari a molti non dirà assolutamente nulla questo nome, ad altri invece rievocherà dei ricordi. Col passare degli anni mi sono convinto che per me ormai Braies non è più solo un luogo, ma uno stato d’animo.

Ma che cos’è Braies?

Prima di tutto è una valle, anzi scusate, è “la valle”. Ma è anche un lago, un paesino, un mondo intero racchiuso in pochi chilometri quadrati. Una piccolissima porzione di questo mondo che però sa regalare emozioni a 360° a chi ha la sensibilità di immedesimarsi con la natura e le persone di questi luoghi.

Questa piccola valle situata quasi al confine con l’Austria, si sviluppa lateralmente rispetto alla principale Val Pusteria appena prima dell’abitato di Villabassa. Il suo territorio fa parte del parco naturale Fanes – Sennes – Braies che racchiude delle vere perle di bellezza.

La valle, dalla caratteristica forma ipsilon rovesciata, è percorsa nella sua interezza da due strade che si dividono appena prima dell’abitato di Ferrara. Da una parte in direzione dell’omonimo lago, dall’altra verso la località Ponticello dalla quale si accede all’altopiano di Prato Piazza.

Qui ogni elemento è un elogio alla bellezza ed alla tranquillità. Perfino il freddo intenso che durante l’inverno non manca mai, regala momenti magici.

Non rimane che aspettare solo 3 settimane, nel frattempo conteremo i giorni…

Parigi vestita a festa

Finalmente ci siamo ed anche questo 2010 sta volgendo al termine. Lo zainetto, con il minimo indispensabile, è pronto. I biglietti sono stampati. Abbigliamento polare pronto.

Non rimane che imbarcarci per Milano dove ci attende il treno notturno per Parigi.

Viaggio tranquillo nonostante qualche decina di minuti di ritardo, ma va bene così, passeremo meno tempo al freddo della gelida stazione milanese. Un breve spuntino con un panino verso le 22 in attesa di imbarcarci. Finalmente arriva il nostro treno!

Una volta trovata la nostra cuccetta comincia la difficile operazione di sistemazione del letto, sopratutto se si tratta della cuccetta a soffitto 🙂

Passiamo una notte relativamente tranquilla e calda e alle 9,30 scendiamo puntuali alla stazione di Paris Bercy dove ci aspetta un’abbondante colazione a base di croissant, succo di frutta e tè.

Parigi come sempre, almeno per noi, si presenta nella sua veste meno luminosa. Un cielo plumbeo incombe minaccioso sulla città e un vento gelido spazza le strade. Pare che da un momento all’altro debba succede il finimondo, ma noi non ci scoraggiamo, del resto oggi è l’ultimo giorno dell’anno quindi gambe in spalle e via a zonzo per la città.

La prima sosta la facciamo nel quartiere di Montmartre che non tradisce mai. Nonostante le orde di turisti che accalcano la piazzetta degli artisti e la basilica del Sacré-Cœur, riusciamo a ritagliarci qualche scorso davvero notevole in compagnia della solitudine. E’ sufficiente infatti allontanarsi qualche metro dai simboli cult del quartiere per ritrovarsi soli e godere appieno dell’atmosfera bohemien che si respira tra le viuzze.

La città è completamente immersa in una cappa di nuvole, tanto che dalla sommità della scalinata della basilica del Sacré-Cœur non si vede la minima ombra della Tour Eiffel.

Dopo un paio d’ore e un pranzetto a base di baguette, è il momento di salutare la collina di Montmartre e tornare verso il centro città, non senza aver prima fatto una capatina a Pigalle, il quartiere red-light di Parigi. In pochi minuti di metrò siamo sull’isoletta Ile de la Citè per godere dello spettacolo della cattedrale di Notre-Dame. Entrare per una visita non se ne parla nemmeno, la fila di turisti è chilometrica.

Ci accontentiamo di un giretto nel comparto della costruzione e sul lungo Senna attiguo. Lasciamo velocemente l’isola per dirigerci ai Champs de Mars e dare un’occhio ad uno dei tanti simboli di questa fantastica città: le Tour Eiffel.

Anche qui milioni di turisti affollano i piloni per la salita alla torre nonostante l’ultimo piano sia chiuso e come se non bastasse, siamo assaliti da orde di venditori che tartassano ogni turista cercando di vendergli una miniatura della torre. Ormai siamo piuttosto sgamati con questo tipo di persone, ma l’insistenza e la presenza capillare sul territorio, ci stanca/disturba parecchio.

In definitiva la torre a quest’ora della giornata e con questo tempo non offre nessuna emozione se non la sua imponenza. Lasciamo quindi il simbolo di questa città alle spalle e percorriamo il lungo Senna in direzione Place de la Concorde.

La Senna dopo le precipitazioni della settimana scorsa è in piena, e molte banchine sono allagate. E’ un vero spettacolo questo serpente marrone che si muove sinuoso da un ponte all’altro trascinando verso il mare sogni, emozioni, desideri…

Dopo una bella camminata di qualche chilometro, giungiamo sugli Champs-Élysées. Le luci sono ancora spente, ma i turisti no.

Infatti se pensavamo di aver visto molti turisti durante la mattinata ora dobbiamo ricrederci. Qui è un delirio di gente che va in ogni direzione. Chi per gli ultimi acquisti. Chi sogna davanti ad una vetrina griffata un acquisto che forse non potrà mai fare. Chi chiede l’elemosina sperando nello spirito natalizio. Chi come noi si aggira senza meta cercando semplicemente un luogo caldo dove fare una sosta e magari sorseggiare un caffè caldo.

La frenesia della gente unita a quella delle macchine ai clacson ai semafori è semplicemente una bolgia infernale con solo uno sfondo meno pauroso che le fiamme degli inferi. Da una parte infatti svetta l’Arc de Triomphe dall’altra l’enorme ruota panoramica in Place de la Concorde.

La notte cala velocemente, la frenesia delle ultime ore aumenta e le luci si accendo in una sfavillante festa colorata. Le Champs-Élysées ci appaiono in tutta la loro maestosità. Ogni albero è illuminato a festa e la ruota, là in fondo, completamente bianca sembra un grande orologio messo là a scandire gli ultimi minuti che ci separano dal nuovo anno.

I negozi cominciano a chiudere e con nostra sorpresa le vetrine vengono lentamente protette con assi di legno o pannelli di compensato. Sembrano i preparativi per una guerra!?

Agli incroci si cominciano a notare i cellulari della polizia e capannelli di agenti in tenuta anti-sommossa sono radunati probabilmente per l’ultimo brief prima della festa-battaglia.

Percorriamo tutto il viale districandoci tra la folla che comincia ad affluire sempre più numerosa. Abbiamo fame ma qui è praticamente impossibile trovare una sistemazione adatta alle nostre finanze. Decidiamo quindi di tornare verso la Torre e addentrandoci nelle vie che costeggiano la Senna troviamo la nostra brasserie dove consumare il “cenone”. Due ore scarse di caldo con un buon Bordeaux nello stomaco ci restituiscono alla strada pimpanti come non mai. In breve siamo ai piedi della Torre, manca solo un’ora e mezza alla fine di questo 2010.

Ci sono tantissime persone, sembra che tutto il mondo sia venuto qui stasera. Basta tendere l’orecchio infatti per sentire una lingua diversa dall’altra e come contorno i venditori che quest’oggi spacciavano le miniature della Torre ora spacciano bottiglie di spumante ad 1 euro.

Ci facciamo qualche risata e in assoluto silenzio arriviamo alla mezzanotte. Ma sarà poi mezzanotte? Il dubbio rimane perchè qui non c’è nessun countdown, nessuna organizzazione, nessun spettacolo pirotecnico. Valli te a capire sti francesi.

Ah sì ora è mezzanotte, la torre luccica come fa del resto ad ogni ora. Quindi ci siamo. Stappiamo la nostra bottiglia di Champagne, brindiamo felici a questo anno che se ne va ed ad un altro che comincia in una continuità che è nella naturale vita delle cose ma che noi cerchiamo sempre di rinchiudere in uno schema di 365 giorni, 52 settimane, 12 mesi…

Parigi, anche se vista di corsa in un solo giorno, ha sempre il suo fascino e forse questo cielo sempre così cupo e carico di pioggia restituisce alla città quell’aura misteriosa ed affascinante che fa di ogni luogo “il luogo”. Prima o poi però un po’ di sole vorremmo vederlo su questi palazzi…

Buon anno a tutti!