Capodanno a Parigi

Quest’anno, nonostante gli sforzi profusi in rete, le offerte low cost per un trasporto aereo in una qualsiasi capitale europea si sono rivelate completamente fuori budget.

La macchina era una valida alternativa ma solo per poche destinazioni (Barcellona, Vienna, Monaco di Baviera) e così siamo andati in biglietteria FS per capire quel’era l’offerta dei treni per Parigi.

Beh per una volta si fa! Ebbene sì, abbiamo trovato, sopratutto per l’andata, 3 posti in cuccetta, sarà la prima volta, almeno per me, per una notte in treno. Il fascino del viaggio notturno e del rumore dei binari ad accompagnare il sonno (speriamo).

E quindi è presto detto, con le stesse modalità dell’anno scorso, affronteremo il tour de force tutto in una notte, ovvero partenza il 30 e ritorno l’1.

Niente alberghi, niente bagagli, una soluzione easy che ci permetterà di dedicarci per un giorno intero completamente alla città e finalmente potremo vedere con i nostri occhi lo spettacolo di luci degli Champs-Élysées e della Tour Eiffel.

Ma cosa si può fare in una giornata sola a Parigi?

Innanzitutto dal 20/11 al 3/1 c’è l’ICE MAGIC – Around The World, lo spettacolo della sculture di ghiaccio sugli Champs-Élysées.
In Place de la Concorde c’è la Grande Roue de la Concorde, la ruota panoramica dalla quale si può ammirare la città dall’alto.
Sempre sugli Champs-Élysées l’immancabile mercatino di Natale.
Una visita al Bercy Village.

E tanti altri eventi come solo una capitale mondiale come Parigi può offrire.

Un modo diverso per vivere in strada la fine e l’inizio di un anno.

In fondo si finisce un anno viaggiando e se ne inizia uno nuovo nella stessa maniera.

Christkindlmarkt

“Christkindlmarkt” ovvero i Mercatini di Natale!

Ormai ci siamo, manca infatti poco più di una settimana all’apertura dei primi mercatini.

In diverse città dell’Alto Adige infatti, giovedì 25 novembre sarà il giorno dell’inaugurazione ufficiale di questo appuntamento ormai diventato un classico di ogni Natale. Nella cornice sempre splendida delle cittadine alto atesine, si accenderanno le luci anche su questo Natale 2010.

I banchetti, i profumi, le spezie, la cucina, le luci e quel freddo pungente che rende ancora più emozionante aggirarsi curiosi tra gli stand. Scrutare la mercanzia, magari fare qualche acquisto di qualità per il nostro albero o il nostro presepio. Bersi un tazza fumante di vin brulè assaggiando qualche piatto tipico.

Tutto questo sono i mercatini, ma non solo.

Come tutte le belle cose anche queste hanno un piccolo difetto: troppa, veramente troppa gente!

Come fare quindi per uscire indenni dalla folla che abitualmente assedia ogni espositore? La soluzione più semplice è come sempre la meno praticabile in quando ben poche persone possono prendersi il lusso di uno o più giorni di ferie infrasettimanali per dedicarli alla loro visita. Rimane forse l’unica possibilità di recarsi veramente di buon ora in loco, e per chi come noi proviene da lontano, significa alzarsi all’alba per parcheggiare al massimo alle 8,30 e poi, regola che vale sempre e comunque, evitare in ogni modo la domenica.

Detto questo l’esperienza dei mercatini è sicuramente un momento che non può mancare per chi ama il Natale, magari non tutti gli anni, giusto per lasciar sbiadire l’ultimo ricordo.

Se proprio non se ne può fare a meno, beh l’Austria ci viene in aiuto. Infatti a pochi chilometri dal confine Innsbruck offre tutto quello che un “mercataro” cerca, anzi molto ma molto di più.

Nonostante non sia proprio vicinissima, Innsbruck è comunque affrontabile anche in giornata in macchina (ricordatevi di acquistare al confine die Vignette per evitare spiacevoli multe) e diversamente dalle altre località italiane, offre ben quattro mercatini di Natale. Sì avete letto bene: quattro! I patiti del Natale avranno solo l’imbarazzo della scelta.

Posizionati infatti in luoghi diversi della città, questi mercatini indipendenti tra loro, permettono una visita itinerante attraverso questa splendida località del Tirolo.

Insomma, come tutti gli anni, ci sono tutte le opportunità per immergersi nell’atmosfera natalizia senza ma e senza se.

I mercatini indicativamente rispettano i seguenti orari:

Bolzano
– dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
– il sabato dalle 9:00 alle 19:00 (stand gastronomici aperti fino alle ore 20:00)
– la domenica e i festivi dalle 9:00 alle 19:00 (stand gastronomici aperti fino alle ore 20:30)

Bressanone
– dal lunedì al sabato dalle 10:00 alle 19:30
– la domenica e i festivi dalle 9:30 alle 19:30

Brunico
– dal lunedì al venerdì dalle 14:30 alle 19:00
– sabato, domenica e i festivi  dalle 10:00 alle 19:00

Merano
– dal lunedì al venerdì dalle 10:30 alle 19:30
– sabato e domenica dalle 9:00 alle 20:00

Vipiteno
– dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 19:00
–  sabato, domenica e i festivi  dalle 9:00 alle 19:00

Innsbruck
– mercatino del centro storico, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino di Maria-Theresien-Strasse, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino in piazza Marktplatz, tutti i giorni dalle 11:00 alle 20:00
– mercatino panoramico nei giorni indicati dalle 12:00 alle 19:00
26/11 – 28/11
03/11 – 05/12
08/11 – 12/12
17/11 – 19/12

“Where the ocean meets the mountains”

Lo slogan è proprio questo “dove l’oceano incontra le montagne“. Di cosa stiamo parlando?

Semplicemente di una cittadina canadese, Squamish appunto, che sorge a nord ovest di Vancouver lungo la direttrice per il comprensorio sciistico di Whristler, la Highway 99 meglio conosciuta come “Sea to Sky Highway”.
In particolare Squamish sorge all’estremo nord di un insenatura naturale che l’oceano Pacifico ha ricavato comunemente chiamata Howe Sound.

La storia di questa comunità risale agli inizio del secolo scorso quando, con la costruzione della ferrovia, Squamish rappresentava il capolinea più meriodionale della Pacific Great Eastern Railway.

Il nome Squamish deriva dalla comunità aborigena che stanziava in queste zone prima dell’arrivo degli esploratori europei. Comunità che faceva della caccia, della pesca e dell’allevamento le sue attività principali. Questo fino al 1792, anno in cui il Capitano ed esploratore inglese George Vancouver giunse a bordo del “Discovery” nella baia di Darrel (Howe Sound). L’incontro tra le due civiltà si risolse in uno scambio cortese quanto proficuo, tanto che il giorno dopo salpando, la zona venne ribatezzata “Head of Howe Sound” in onore di tale Lord Howe, un comandante di spicco dell’allora Marina Britannica.

Per tutto il secolo successivo Squamish divenne meta di avventurieri e cercatori d’oro ma è solo a partire dal 1888, quando tale Alec Robertson e famiglia si stabilirono in via definitiva qui, che la comunità di “stranieri” cominciò a prendere forma.

In poco tempo le attività legate al legname  presero il sopravvento sull’agricoltura, divenendo il fulcro dell’economia di Squamish e facendo prosperare l’intera valle che a suo tempo era collegata con la città di Vancouver solo via mare.

Ma è solo nel 1956, con il completamento della ferrovia Squamish-Vancouver, e poco dopo con l’arrivo dell’Highway 99, che il turismo cambia lentamente ma inesorabilmente l’economia e la faccia della provincia.

Oggi Squamish è sempre più conosciuta come meta del turismo all’aria aperta. Grazie ad un territorio ed un clima particolarmente favorevole, è possibile praticare qualsiasi attività immersi nella natura.

Tra le altre cose, a pochi chilometri a sud di Squamish, sorge il Britannia Mine Museum. Si tratta di un museo realizzato all’interno della più grande miniera di rame dell’Impero Britannico, una visita vale sicuramente una sosta. Di molto interessante c’è la possibilità di vedere, e sentire, il funzionamento di alcune attrezzature che nel corso dei decenni sono state usate dai minatori per lavorare. Vi assicuro che dopo aver sentito in azione i trapani pneumatic,i se ma vi era balenata l’idea di fare il minatore vi passerà in un secondo.

Ad oggi la miniera non è più operativa anche se degli studi hanno quantificato l’ammontare del rame che ancora potrebbe essere estratto; peccato che costerebbe di più estrarlo rispetto all’ipotetico guadagno ricavato dalla sua vendita.

Il museo invece è in continua espansione e proprio durante la nostra visita, la guida ci mostrava alcuni stabilimenti in via di ultimazione.

Un cosa sicuramente carina che viene riservata al termina della visita, che dura all’incirca una quarantina di minuti, è la possibilità di diventare cercatori d’oro per qualche minuto. Infatti al termine del percorso, sono predisposte alcune vasche piene di acqua e sabbia. Tramite il classico setaccio ci si può cimentare in questa pratica. Il risultato non è assicurato, io infatti non ho trovato niente, Lavi invece qualche pagliuzza l’ha trovata, la custodiamo gelosamente sulla nostra libreria di casa.

Low & Fast

Manca poco più di un mese e mezzo alla fine di questo 2010 e magari parecchie persone stanno cominciando a guardarsi intorno o per lo meno a pensare ad una possibile destinazione per i festeggiamenti del capodanno.

L’anno scorso, in virtù dei risparmi per il matrimonio, il budget che avevamo a disposizione era veramente limitato e così dopo aver speso ore alla ricerca di una sistemazione low-cost sia come trasporto che alloggio, lo sconforto di non trovare assolutamente niente alla portata del nostro portafoglio era veramente tanta. Poi, presi dalla disperazione, ci siamo buttati sulla soluzione estrema: andare via in giornata. Sì avete capito bene, partire il 31 e tornare l’1.

Detto fatto, per la modica cifra di circa 100 euro in due, siamo andati a Londra. Viaggio comprensivo di aereo, treno, cena e colazione.

L’idea di partire e tornare il giorno dopo fregandosene altamente del dormire, tanto l’ultimo dell’anno se ne può fare a meno, è veramente intrigante.

E così, la mattina del 31 dicembre 2009 partiamo alla volta di Linate, volo previsto per le 14:50. Due ore di vole per atterrare a Londra (Gatwick) alle 15:40 (1 ora di fuso in meno ovviamente), si prende il trenino direttamente dall’aerostazione e in poco più di mezzora si scende Victoria Station. Usciamo sul piazzale e quell’onnipresente odore di occidente ci invade immediatamente le narici. E’ un odore indefinito, miscuglio di patate fritte, sudore, asfalto ed umido. Un odore che a suo modo sa di casa.

Dopo una bella camminata lungo Victoria Street in mezzo alla tipica frenesia di una capitale con l’aggravante del capodanno, si raggiunge il ponte di Westminster con il Big Ben a dominare dall’alto il parlamento mentre dall’alto lato del fiume svetta il London Eye, la nostra meta per questa serata. Infatti sarà proprio dalla ruota panoramica che prenderà il via lo spettacolo pirotecnico più atteso dell’anno. Per il momento però è necessario cenare e un ottimo fish and chips bagnata dall’immancabile Guinness non può che fare bene.

Alle 19,30 siamo praticamente già in strada e facciamo bene perchè l’affluenza è enorme e le forse dell’ordine stanno velocemente chiudendo tutti i varchi di accesso verso Victoria Embankment, Westminster Bridge ecc..

4 ore di attesa al freddo e al gelo ascoltando il DJ della BBC, che tra l’altro si intravede dietro il London Eye. Finalmente arriva la mezzanotte con il fantastico conto alla rovescia all’interno proprio della ruota panoramica. Ora non ricordo più quanto sia durato, ma non finiva mai, veramente uno spettacolo incredibile.

Terminati i fuochi ci incamminiamo insieme alle migliaia di persone che defluiscono verso le vie principali sotto una bellissima quanto breve nevicata accompagnata dalle note di Auld Lang Syne, un momento veramente magico!

Con nostro disappunto constatiamo che i locali sono tutti chiusi, anzi no, sono aperti ma vista l’ora non si può entrare. Non ci rimane che passeggiare verso Victoria Station tra ubriachi e pazzoidi che si aggirano in sandali. Un hamburger come cena/colazione e attendiamo che il primo treno parta alla volta di Gatwick.

Alle 11 ci imbarchiamo per Milano e dopo poco più di 6 ore siamo al calduccio a casa nostra. Siamo stanchi morti, ma al tempo stesso siamo carichi come delle molle, è stata proprio una bella esperienza l’all-in-one, un’esperienza sicuramente da ripetere, magari già dal prossimo ultimo dell’anno.

Malga Gampen

Sto sfogliando l’ultima moleskine ormai alle sue pagine finali e ho trovato un appunto di 3 anni fa. Era esattamente il 20 ottobre del 2007 quando io e Lavi ci concedemmo un weekend in Val di Funes, una valle che forse solo il paradiso riuscirebbe ad oscurare.
Raggiungibile dall’autostrada A22, uscita Chiusa, questa valle è un autentico gioiello della natura. Infatti dopo pochissimi chilometri dall’uscita autostradale, ci si immerge immediatamente nel tipico contesto alpino: prati verdi, cielo blu, roccia grigia. Una delizia per lo spirito e non solo.

Qui infatti si ha accesso al Parco Naturale Puez-Odle, un santuario delle Dolomiti dedicato a chi ama la montagna che si estende su una superficie di 10.196 ettari. Ne fanno parte i comuni di Badia, Corvara in Badia, Funes, San Martino in Badia, Ortisei, Santa Cristina in Val Gardena e Selva di Val Gardena. Tra le altre cose, all’interno del territorio del parco sono presenti tre isole linguistiche Ladine: Val Gardena, Val Badia e Val di Funes.

Ripropongo di seguito gli appunti che scrissi all’epoca. Arriviamo a Santa Maddalena sabato mattina di buon’ora e troviamo con gioia la neve…

20/10/2007 – Malga Gampen (2062 mt.)

Dopo una salita gelida al rifugio Genova (2297 mt.) ed una vista da mozzare il fiato, siamo a tavola io con canederli immersi nel burro fuso, Lavi con un’ottima minestra d’orzo alla contadina.

E’ fantastico essere devastati dal freddo e poi entrare in un ambiente caldo ed accogliente, una Forst in mano, e il corpo che si rilassa.

Nel tardo pomeriggio rientriamo verso San Pietro per sistemarci nel gasthof prenotato.

Il polo probabilmente è meno freddo!

Dopo 30 minuti passati a fare “giri veloci” alla ricerca dell’ormai mitico Zirchelhof, siamo riusciti nell’impresa. Un paio di case in classico stile tirolese perse nel nulla. Da una parte il dormitorio, dall’altra la stube.
Dire che in camera c’è freddo è un eufemismo anche se in una qualche maniera sono riuscito a fare una doccia ristoratrice.

Non so come, ma evidentemente il freddo porta risate, passiamo infatti il tempo che si separa dalla cena, che è alle 18 come si conviene in questa regione, sotto le coperte a ridere di cavolate ed altro.

Alle 18 si cena e siamo a tavola. Siamo in compagnia di un tavolo con 8 tedeschi, probabilmente scesi a svernare. Per il momento il menù propone:

zuppa d’orzo;
canederli (formaggio e spinaci)
piatto misto di salumi e formaggi con: speck, salame, formaggio emmental, patate lesse, burro, carote e rape
piatto misto di carne con: costine, arrosto, wurstel, letto di crauti, patate arrosto e senape
castagne e noci
frittelle con marmellata
Siamo devastati!

Dopo una notte complicata per via del cibo e del freddo, ci svegliamo la domenica mattina con un bellissimo sole, la nevicata e il freddo del giorno prima sono solo un piacevole ricordo, e ci dirigiamo a Bressanone per una vasca in città.

Oggi i colori sono veramente speciali.

Finalmente sono riuscito a vedere qualcosa dell’autunno in Dolomiti. Prati verdi intensi che si stagliano sul blu cobalto del cielo. La pietra grigia striata dal bianco della neve. E una miriade di punte colorate dal giallo all’arancione al rosso dei larici. Il tutto sapientemente mixato col verde degli abeti.

Questo è quello che si ha il privilegio di ammirare qui. In questa valle la fantasia galoppa libera.

I colori si moltiplicano, non più solo larici, ma tutti gli alberi sono vestiti a festa. La festa dell’inverno che qui è ormai alle porte.

Se si scende ancora lo spettacolo viene arricchito dalle vigne completamente gialle. Cosa si vuole di più dalla vita?

E’ come se la natura tutta si stia preparando al grande balzo. Oggi le prime avvisaglie del Generale, che come ogni anno affila le sue armi. Non capita infatti tutti i giorni di veder nevicare ad ottobre. Uno spettacolo fantastico.

Peccato che il tempo non sia mai abbastanza.

Corpo e mente anelano questi posti come i pesci il mare o gli uccelli il cielo. Il mare è bellissimo, ma niente è paragonabile alla montagna, a questa Montagna.